Editoriale: a nostra memoria, mai…

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di Mario Dogliani

 

La nostra rivista, oggi

A nostra memoria mai, come in questi tempi, è apparso chiaro che la società italiana è impoverita, sfiancata, priva di prospettive e, dunque, di orgoglio e di speranza.

Questo non significa però che la società sia uno stagno torbido, in cui nulla si muove: una mucillagine. A ben guardare, nel sottosuolo del nostro Paese si fronteggiano – anche se perlopiù implicitamente, in quanto non adeguatamente strutturate come culture politiche – ipotesi di “governo della crisi” e visioni della società del futuro radicalmente diverse e fortemente conflittuali sul piano dei valori, dell’analisi e delle prospettive. Questa contrapposizione di fondo non coincide però con la frantumazione del quadro politico, che è basata quasi unicamente su parole d’ordine emotive e irrazionali. Non è chiaro a quali divisioni nella società corrispondono le divisioni nel campo politico. Ciò è dovuto in modo rilevante ai comportamenti dei mezzi di comunicazione che hanno totalmente abdicato alla funzione di scavare dentro il conflitto e di portare alla luce i veri indirizzi contrastanti; e si sono invece votati esclusivamente a fomentare i profili irrazionali e a enfatizzare i pettegolezzi del teatrino soi-disant politico. Che questo sia l’esito di un riflesso connaturato al modo d’essere del giornalismo di oggi, volto solo a catturare il pubblico solleticandone gli aspetti deteriori; oppure sia l’esito di un disegno volto a screditare la politica “in sé”, utilizzando la chiave interpretativa della “delusione” (oggi termine ribadito ossessivamente), cambia poco. Il risultato è sempre lo stesso: non si può fare nulla di diverso da quel che è. Se ti rivolgi alla politica non potrai che esserne deluso. Non c’è una soluzione diversa dallo status quo e dai suoi guardiani. E, infatti, tutti i soggetti politici sono presentati, indistintamente, come dei truffatori o dei millantatori, per le parole che dicono. Ma, e qui sta il punto, senza andare a fondo delle loro reali “posizioni” sociali; senza alcun discernimento critico sul “dove essi stanno”, prima e al di là delle parole. Il significato di questo atteggiamento, volto a ispessire l’opacità anziché a diradarla, è chiaro: la politica è inutile, lo Stato “politico” è vuoto, se ne può fare a meno; torni a fare il gendarme notturno, e noi non perderemo tempo a discutere e partecipare: altri decideranno per noi.

 

“Nuvole” è nata ai tempi della prima guerra del Golfo. Ha assunto come parola d’ordine: “Per la ragionevolezza dell’utopia”. Tutto il contrario della “delusione” o della “indignazione” che sono di moda. Ragionevolezza dell’utopia oggi vuol dire (senza tanti giri di parole) operare per la piena occupazione, con tutto quel che ne consegue in materia di organizzazione dell’economia, di promozione dell’uguaglianza, di assestamento della crisi fiscale dello Stato e di ridefinizione dei compiti e della struttura dello Stato stesso.

Il contesto odierno non può non indurre un mutamento nel nostro modo di agire. Siamo sempre stati un “rivista a ruota libera”, convinti che le buone idee si diffondono un po’ casualmente, come i virus, attraverso contatti diretti e indiretti, individuali e collettivi. Oggi, di fronte alla damnatio di tutta la storia degli ultimi due secoli (non solo del Novecento) e di fronte alla debole, o nulla, reazione di quella che fu la sinistra politica, abbiamo deciso di seguire più da vicino il cammino, sociale e politico-istituzionale, di quella diaspora che si richiama alla sua eredità. Non vogliamo essere i mentori di nessuno, ci sentiamo piuttosto dei viandanti, e prestiamo attenzione ai compagni di viaggio. E ne raccolgono non gli sfoghi, ma i ragionamenti, le analisi, le speranze argomentate. Alcuni di noi guardano con attenzione al percorso di Liberi e Uguali. Altri, pur condividendo questa attenzione, ritengono di dover puntare – in considerazione degli squilibri che si profilano per la vita del Paese – su altri soggetti e ipotesi politiche. Questa diversità di giudizio non impedisce la piena collaborazione nella ricerca di punti programmatici articolati e documentati, che possano contribuire a meglio definire, nel concreto delle politiche pubbliche, il profilo di un’alternativa – oggi, lo sappiamo, estremamente sfocata e drammaticamente impopolare – alla deriva anomica e all’estremismo individualista e classista (la vera destra) oggi dominanti.

 

Presentazione del materiale

Questo è il primo di una serie di numeri monografici che intendiamo dedicare alla realtà italiana e a quella del nostro territorio. Cominciare dalla scuola vuol dire affrontare contemporaneamente l’urgenza e il lungo periodo, un settore specifico e le prospettive generali della società.

Lo specifico è affrontato dagli articoli di Ivana Paganotto sui Bisogni Educativi Speciali e di Daniela Braidotti sull’esperienza dell’insegnamento in classi elementari di bambini prevalentemente non cittadini italiani a Torino Nord (e su questo tema la rivista intende tornare). A un ambito particolare è dedicato poi l’intervento di Carlo Palumbo sull’Alternanza Scuola-Lavoro, che si occupa anche delle prospettive dell’impiego giovanile in Italia e dell’importanza della formazione nello sviluppo economico e sociale del paese. Questo saggio è di lunghezza inusuale per una rivista on line, tuttavia il suo rigore analitico e l’ampiezza della sua documentazione giustificano uno sforzo di lettura.

L’articolo di Domenico Chiesa, esponente storico del Cidi torinese e nazionale, guarda alla scuola in un’ampia prospettiva, partendo da un documento della associazione che alla fine del 2014 proponeva di cambiare la scuola dal basso (il primo dei nostri link). Di ampio respiro sono anche gli articoli di Enrico Manera, che riflette sul significato generale della scuola, e di Federico Repetto, che si interroga sull’interconnessione tra scuola e mass-media dal punto di vista dell’egemonia.

Rilevante per il punto di osservazione da cui si pone ci sembra anche l’opinione di Tommaso de Luca, dirigente scolastico dell’Istituto Tecnico Avogadro di Torino – noto per le sue buone pratiche anche nel campo dell’alternanza scuola-lavoro – che propone una stimolante riflessione sull’autonomia scolastica. Di grande interesse per i problemi generali che pone e per la posizione occupata dall’autrice, è l’articolo di Anna Maria Palmieri, assessore all’istruzione di Napoli, accessibile attraverso un link.

Un altro link porta alla Legge di Iniziativa Popolare sulla Scuola, che, proprio perché nata da un movimento dal basso, avrebbe meritato una specifica attenzione (essa è comunque ricordata e presa come base dal programma di Potere al Popolo, qui pubblicato).

Ci è parso utile affiancare a questi interventi – in parte individuali, in parte frutto di una esperienza e di un dibattito collettivo – una serie di altri articoli che la rivista aveva di recente commissionato a operatori e a esperti della scuola e di scuola, che possono contribuire a allargare la prospettiva. Abbiamo altresì ritenuto di raccogliere le piattaforme elettorali dei principali partiti che si affronteranno alle prossime elezioni del 4 marzo per documentarne lo sforzo di approfondimento e le posizioni generali, pur consapevoli dei limiti strumentali dei programmi elettorali, se non proprio della loro sostanziale irrilevanza.

Nel ringraziare quanti hanno contribuito a questo dossier (ma altri articoli che ci sono stati promessi confluiranno in un numero successivo) ci impegniamo, compatibilmente con le nostre forze, a fare della questione scuola un fuoco permanente di riflessione e di proposta. L’idea sarebbe di dedicare alla questione scuola una rubrica permanente, alla quale chiamiamo fin da ora chi è interessato a partecipare, non solo scrivendo gli articoli ma partecipando alla progettazione. Nuvole è aperta non solo a singoli contributi, ma a collaborazioni più ampie e permanenti.