Trent’anni di storia cinese tra crescita del reddito e delle disuguaglianze.

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di Veronica Vercesi

La Cina è ancora un paese difficile da definire: c’è chi oramai lo annovera tra le superpotenze, chi apprezza il modello di crescita alternativo a quello occidentale, come molti paesi africani, chi assume atteggiamenti “paternalistici” verso un paese che ancora ha bisogno di essere disciplinato[1]. Sicuramente, dal 1978 in poi, ha subito trasformazioni radicali. La leadership cinese ha intrapreso la via del cambiamento sul piano giuridico-politico-economico tant’è vero che le politiche realizzate hanno contribuito alla riduzione della povertà assoluta (Fig. 1, 2). Nel 1981 la Cina risultava essere uno dei paesi più poveri al mondo con un tasso di povertà superiore all’80% e con 835 milioni di poveri. Secondo le stime riportate dalla World Bank, la Cina è uno dei pochi paesi al mondo ad aver raggiunto notevoli risultati nella diminuzione della povertà[2]. Difatti, nel 2009, la Cina registrava un tasso di povertà del 11,8% e un sensibile calo nel numero di poveri: 157 milioni di cinesi risultava vivessero con una somma minore o uguale a 1,25$ al giorno. Un numero di poveri che certamente non è basso e su cui la leadership cinese deve lavorare, ma che rappresenta comunque un risultato importante se si confronta con la Cina degli anni Ottanta.

Ma se la povertà è diminuita non può dirsi altrettanto della crescente disuguaglianza all’interno del paese. Del resto la riduzione della povertà e il miglioramento delle condizioni di vita non sono avvenuti in modo eguale sul territorio. Il coefficiente Gini, che misura la concentrazione nella distribuzione del reddito, mostra come le disuguaglianze siano aumentate sempre di più negli ultimi trent’anni (Fig. 3). Nel 1981 il coefficiente era pari a 0,29, ma col passare degli anni ha registrato un graduale aumento: nel 1990 è arrivato a 0,32 e nel 2009 il coefficiente era pari a 0,42. Ciò vuol dire che vi è stato un aumento del 44% in trent’anni. Inoltre, valutando le stime di Ma Jiantang, direttore del National Bureau of Statistics, nel 2012, il coefficiente ha raggiunto lo 0,47[3]: una cifra allarmante che segnala una distribuzione del reddito assai concentrata.

Certi studiosi ritengono si possa parlare ancora di una situazione accettabile grazie alla presenza di alcuni fattori quali il costante aumento negli anni dei redditi e della componente salariale; gli stessi sostengono possa essere prevedibile il verificarsi di questo fenomeno di crescita della disuguaglianza in quanto da un lato il Paese è passato in modo assai repentino dall’economia collettivista ad un’economia di mercato e dall’altro il coefficiente Gini non ha ancora superato lo 0,5 – cifra oltre la quale, secondo gli standard internazionali, si può parlare sia di una assai forte concentrazione dei redditi, sia del raggiungimento dello stato di polarizzazione della stessa[4].

Altri studiosi invece si sono concentrati sulla velocità con cui sono aumentate drammaticamente le disparità all’interno del paese. Ad esempio Maurice e Whiteford hanno affermato che il livello di diseguaglianza negli anni Novanta, nonostante continuasse a crescere, non risultasse ancora così alto, come invece lo era in altri paesi, quali Brasile, Messico, Russia o Sud Africa[5].

Nonostante la letteratura di settore fornisca interpretazioni differenti ed in alcuni casi si mostri anche positiva nei confronti della questione delle diseguaglianze all’interno del paese, in realtà, la particolarità del caso cinese sembra doversi ricollegare tanto agli alti livelli di diseguaglianza raggiunti in brevissimo tempo[6] quanto ad un coefficiente Gini che al 2012 è arrivato allo 0,47, una situazione ben lontana dall’essere considerata accettabile.

 

Diseguaglianze tra aree rurali e urbane

Una delle gravi disuguaglianze all’interno del paese riguarda le aree rurali e urbane (Fig. 4). Negli ultimi anni, nonostante il reddito pro capite disponibile abbia conosciuto un aumento, le aree rurali risultano le più svantaggiate.

La questione non riguarda solo i giorni nostri, ma è un problema che affonda le sue radici negli anni Cinquanta. Secondo Xue, infatti, Mao Zedong riorganizzò l’economia del paese dedicando una maggiore attenzione allo sviluppo dell’industria, impose prezzi differenti tra le due aree per sostenere il settore della produzione industriale al fine di garantire continue provviste di cibo ai residenti delle città. Questa situazione, poi, era maggiormente aggravata dall’hukou che causava una netta separazione tra le due aree, segregando i contadini nelle aree rurali. L’hukou, il sistema di certificazione di residenza tuttora in vigore, includeva una serie di informazioni relative alla persona ed alla residenza della stessa. Rilasciato ai nuclei familiari, questo veniva utilizzato anche come registro familiare in diversi ambiti amministrativi. Lo scopo di questo sistema era quello di distinguere la popolazione urbana da quella contadina e quindi i lavoratori delle comuni agricole da quelli delle unità di lavoro cittadine (danwei). Si mirava in tal modo a contenere le migrazioni verso le città. Tuttavia gli effetti deleteri di uno strumento del genere furono evidenti soprattutto durante gli anni del Grande Balzo in Avanti[7] (1958 – 1962) in cui il governo stabiliva a chi destinare le razioni di cibo, ampliando ancor di più le differenze tra le due aree. Così facendo, l’economia pianificata di Mao Zedong costituì le basi di una società totalmente lontana da principi egualitari. Anche nel periodo denghista l’hukou ha continuato a gravare sulla vita dei contadini, i quali venivano classificati come abitanti di seconda classe e privati della possibilità di godere dei benefici dello sviluppo urbano.

Diversi autori come Wenxiu, Yanlin e Jianlin sostengono che il problema delle disuguaglianze risieda proprio nella struttura duale che caratterizza da sempre il sistema economico cinese[8] e che ha gradualmente portato ad una netta separazione tra i due mercati del lavoro. Gli stessi affermano, in merito:

“le aree rurali dipendono fortemente dal lavoro manuale, dequalificato e il tasso di produttività è molto basso; mentre le aree urbane possono costantemente contare su un continuo flusso di manodopera a basso costo dalle campagne e il tasso di produttività delle industrie risulta più alto. Questo fa sì che le industrie guadagnino più profitti, i quali vengono poi reinvestiti attraverso l’accumulo di capitali”[9].

I dati del China Statistical Yearbook, l’annuario di statistiche cinesi, confermano quanto detto sulla crescente diseguaglianza tra aree urbane e rurali presenti all’interno del territorio cinese. Difatti il gap tra il reddito pro capite disponibile annuo nelle aree urbane e quello nelle aree rurali è decisamente aumentato. Il divario tra i redditi delle due aree è passato dal 2,49 del 1980 al 2,78 del 2000. Dall’inizio del XXI secolo le differenze sono aumentate ancor di più registrando un tasso superiore a 3 e arrivando nel 2010 ad un gap di 3,22.

Tra il 1978 e il 1985, grazie ad alcune iniziative del governo, quali l’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e l’introduzione di nuove riforme in tutte le province, non era ancora presente una grande discrasia tra i redditi delle due aree. Nel 1978, difatti, il governo avviò il sistema di responsabilità familiare che concedeva il diritto di utilizzo dei terreni alle famiglie contadine con possibilità di gestire i propri profitti e una parte della propria produzione; mentre nel 1981, su esempio di un sistema apparentemente vincente avviato nelle campagne, l’amministrazione cinese decise di lanciare il sistema di responsabilità contrattuale che specificava i compiti di molte unità di lavoro e avrebbe dovuto remunerare secondo le abilità di ogni singolo lavoratore[10].

Ma dalla fine degli anni Ottanta iniziò a delinearsi un quadro molto differente. L’avvio di nuove riforme nelle aree urbane, la diminuzione delle tasse, maggiori poteri ai dirigenti nella gestione delle imprese e persino l’introduzione del sistema di responsabilità contrattuale, il quale condusse nella realtà dei fatti ad un’aleatoria distribuzione dei salari, portarono ad un primo stato di diseguaglianza. In seguito con l’impegno dello stato a riformare il sistema previdenziale unicamente per i residenti delle città, risultarono evidenti le misure preferenziali del governo nei confronti delle aree urbane. Dal 1995 la situazione diventò maggiormente preoccupante: in questo anno il reddito disponibile pro capite dei cittadini aumentò a 4282 RMB mentre quello dei contadini aumentò lievemente a 1577 RMB. Nel 2000 il reddito pro capite nelle aree urbane era di 6279 RMB mentre quello delle aree rurali di 2253 RMB e solo dieci anni dopo un cittadino percepiva un reddito annuale di 19109 RMB mentre il reddito percepito in un anno da un contadino era di appena 5919 RMB.

 

Diseguaglianze tra regioni

È possibile analizzare la questione delle diseguaglianze anche tra singole regioni. Per agevolare maggiormente lo studio, solitamente queste vengono raggruppate secondo la divisione classica delle tre macro aree economiche: orientale, occidentale e centrale. La regione orientale comprende le tre municipalità (Shanghai, Pechino e Tianjin), una provincia autonoma (Guangxi) e otto province (Hebei, Liaoning, Jiangsu, Zhejiang, Fujian, Shandong, Guangdong e Hainan); l’area occidentale comprende la municipalità di Chongqing, tre regioni autonome (Tibet, Xinjiang, Ningxia) e sei province (Sichuan, Guizhou, Yunnan, Shaanxi, Gansu e Qinghai); l’area centrale include la regione autonoma della Mongolia Interna e otto province (Shanxi, Jilin, Heilongjiang, Anhui, Jiangxi, Henan, Hubei, Hunan).

Dal 1991[11] al 2010 le popolazioni delle tre macro aree hanno goduto, da un lato, di un graduale aumento del reddito ma, dall’altro, di un certo aumento delle disuguaglianze regionali (Fig. 5). Nel 1991 era già evidente una certa discrasia in quanto nelle regioni dell’area orientale si percepiva un reddito pro capite annuo di 2848 RMB, nell’area occidentale di 1853 RMB mentre nell’area centrale di 1906 RMB. Dieci anni più tardi i redditi nelle regioni orientali hanno iniziato a registrare un considerevole aumento se confrontati con quelli delle regioni occidentali e centrali. Tale trend si confermava anche per i successivi anni. Ed infatti, nel 2010, le aree orientali risultavano essere ancora le più avvantaggiate con un reddito pro capite annuo di 30872 RMB, mentre i redditi nelle aree centrali si attestavano sui 21466 RMB contro i 19252 RMB delle regioni occidentali.

La tendenza che caratterizzò gli anni Novanta e Duemila, periodi in cui ormai i vertici del potere erano occupati prima da Jiang Zemin e successivamente da Hu Jintao, è riconducibile al modus operandi dell’amministrazione cinese di stampo denghista: l’attuazione di una politica a favore di alcune zone del paese. Del resto, il distacco dalla politica egualitaria maoista – almeno nell’illuminante teoria – era proprio riassunto nelle parole pronunciate da Deng Xiaoping, il leader cinese del pragmatismo, il 13 Dicembre 1978, agli albori della sua carriera:

In politica economica, penso che dovremmo permettere ad alcune regioni e imprese e ad alcuni operai e contadini di guadagnare di più e di godere dei benefici prima di altri […]. Se il tenore di vita di alcune persone migliora prima, questo sarà inevitabilmente un grande esempio per i loro vicini, e la gente di altre regioni e unità vorrà imparare da loro.”[12]

Seguendo quindi i dettami del nuovo slogan, il governo cinese intraprese una strategia di sviluppo delle zone orientali a discapito delle disagiate regioni occidentali e centrali.

Questo fenomeno appare evidente se si studia il flusso di Investimenti Diretti Esteri (IDE) destinati in particolare alle zone orientali (Tab. 1). Nel periodo 1983-1991, nonostante l’ammontare in dollari di IDE fosse ancora basso, ben l’89% era diretto alle regioni orientali, mentre solo l’1,4% andava alle regioni occidentali e l’1,3% alle regioni centrali. Ma durante tutti gli anni Ottanta, la Cina, per promuovere una maggiore apertura economica e attrarre investimenti nel paese, avviò una serie di riforme economiche che potessero avvantaggiare le zone costiere trasformando alcune città in zone economiche speciali, zone economiche aperte e città costiere aperte. Il risultato fu l’aumento di IDE verso l’area orientale della Cina: tra il 1992 e il 2001 il flusso di IDE aumentò a 331 milioni di dollari di cui ben 40, nel periodo 1992-1996, rivolti alla regione del Guangdong e ben 12 nella regione del Fujian[13]. Nelle regioni occidentali e orientali vi fu un aumento pari a 20 milioni di IDE diretti all’area occidentale e 35 milioni all’area orientale. Il gap tra queste due aree e le regioni orientali è cresciuto sempre più, soprattutto dopo l’entrata della Cina nel WTO, poiché gli IDE hanno continuato a concentrarsi nelle maggiori regioni costiere. Nel 2008, il flusso di IDE ha raggiunto la somma di ben 349 milioni di dollari nelle regioni orientali, è diminuito nelle regioni occidentali con soli 17 milioni pur aumentando lievemente nelle regioni centrali con 35 milioni di dollari.

Inoltre, se si considera il PIL pro capite a livello regionale, all’inizio del XXI secolo, lo stesso risultava essere di 1041 RMB nelle regioni orientali mentre nelle regioni centrali ed occidentali i valori erano molto più bassi: rispettivamente pari a 639 RMB e 503 RMB. Nove anni dopo il PIL di tutte le aree è cresciuto ma il divario non è diminuito. Tant’è vero che nel 2010 il PIL pro capite nell’area orientale risultava ancora essere il più alto con 3635 RMB, mentre nelle regioni centrali era di 2901 RMB e nelle regioni occidentali era di 2079 RMB[14].

Molti studi si sono concentrati anche sulle differenze geografiche delle singole aree che avrebbero costituito da sempre un ostacolo allo sviluppo di alcune regioni. Secondo Bao et al., le regioni orientali sarebbero avvantaggiate e più aperte al commercio grazie alle condizioni naturali di queste zone: sono vicine alla costa ed ai porti e le terre sono più facilmente coltivabili. Conseguentemente i costi di trasporto sono più bassi e i contatti con gli altri paesi sono particolarmente favoriti. Al contrario le regioni occidentali, nonostante costituiscano il 70% del territorio, sono più povere e caratterizzate da vaste zone montagnose[15], dunque, solo una minima parte può essere destinata alla produzione agricola. È pur certo che le risorse minerarie costituiscono una ricchezza per le regioni occidentali, in quanto, ad esempio, l’80% di riserve di gas naturale son concentrate in questi territori[16]. Queste ricchezze potrebbero essere tramutate in un vantaggio per questa area del paese ma, purtroppo, vi sono ancora dei costi di trasporto e di estrazione troppo alti, dovuti alla mancanza di un sistema efficiente.

Allo stesso modo, affrontando la questione delle diseguaglianze tra aree rurali ed urbane al livello regionale, appaiono evidenti differenze su scala nazionale anche dal raffronto delle tre macroregioni e all’interno delle stesse (Tab. 2).

In tutto l’arco temporale considerato, ovvero dal 1991[17] al 2010, le regioni orientali sia nelle aree rurali che in quelle urbane percepiscono un reddito maggiore. Il distacco è evidente soprattutto nel 2010 dove i residenti dell’area urbana delle regioni orientali percepivano un reddito di 22312 RMB, ovvero circa 7000 RMB di differenza da quello delle aree urbane delle altre due macroregioni. Calcolando il gap esistente tra i vari elementi, il divario risulta ancora più elevato tra le aree rurali: difatti se nelle aree urbane era presente un gap dell’1,4, all’interno delle aree rurali il divario tra le regioni orientali e le regioni occidentali si attestava sui 2, mentre quello tra regioni orientali e centrali si fermava ancora ad 1,5.

Il dato più preoccupante riguarda l’enorme differenza tra area urbana e rurale all’interno delle stesse macro regioni: il gap all’interno dell’area centrale si colloca sui 2,8, mentre nelle aree orientali sui 2,6. Le diseguaglianze più evidenti sono presenti nell’area occidentale. Oltre a percepire redditi molto bassi, fin dal 1991, il divario tra l’area urbana e quella rurale è sempre stato decisamente alto, arrivando, nel 2010, a registrare addirittura un divario di 3,5.

Dunque, se è vero che la storia cinese degli ultimi trent’anni è stata fortemente caratterizzata dal fenomeno della disuguaglianza sia a livello nazionale che regionale, è pur vero che i governi susseguitisi, a partire dall’inizio del XXI secolo, hanno cercato di implementare differenti piani di sviluppo per le aree centrali e occidentali.

Nel 2000, difatti, fu avviato il programma di sviluppo dell’area cinese maggiormente colpita da disagi, povertà e diseguaglianze, ovvero il Xibu Diqu Kaifa, letteralmente “sviluppo dell’occidente”, i cui obiettivi prevedevano una strategia di attrazione di investimenti stranieri, lo sviluppo di infrastrutture e un’attenzione maggiore alla questione dell’istruzione. Nel 2004 è stato, poi, avviato il Zhongbu Jueqi Jihua, un piano di sviluppo per le aree centrali.

Non son stati da meno gli aiuti da parte delle istituzioni internazionali come la Banca Mondiale la quale, da diversi anni, ha avviato il Basic Education in Western Areas Project, un progetto sull’istruzione di base nelle aree occidentali poiché, a causa del sistema fortemente decentralizzato[18], queste risultano essere le aree più svantaggiate per l’allocazione di fondi da destinare all’istruzione[19].

Inoltre i leader cinesi hanno deciso finalmente di occuparsi della nodosa questione dell’hukou, da sempre uno strumento di discriminazione nei confronti dei residenti delle aree rurali. Durante la terza sessione plenaria del diciottesimo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese tenutosi il 12 novembre 2013 si è aperta la strada alla riforma dell’hukou per permettere finalmente ai contadini di diventare residenti urbani. Secondo le parole dei sette leader del partito, il Paese allenterà i controlli sugli spostamenti dei contadini nelle piccole e grandi città e dovrà stabilire requisiti più ragionevoli per l’acquisizione del certificato di residenza. Verranno inoltre compiuti degli sforzi per rendere accessibile a tutti gli abitanti permanenti nelle città i servizi pubblici di base e si permetterà a tutti i residenti dell’area rurale di poter acquistare una casa e di entrare a far parte della rete di previdenza sociale.

Un tale sradicamento dalla tradizionale politica di controllo, comporterà grandi costi a livello sociale. Il governo dovrà impegnarsi a fornire nuovi servizi per i migranti, come scuole o ospedali; dovrà tenere conto di tutti coloro che ancora sono sotto pagati o ricevono un salario basso e, dunque, dovrà lanciare delle nuove forme di sussidio e aiuto.

Il governo cinese deve e dovrà continuare ad affrontare diverse sfide su tutti i fronti. Ma la grande quantità di programmi di sviluppo avviati, di progetti portati avanti dalle diverse istituzioni, di nuove policies per una maggiore integrazione di quella parte di popolazione da sempre relegata ai margini della società, in contrasto con una crescita delle disuguaglianze che pare essere incessante, sono la prova che forse l’attuale leadership vuole puntare alla definizione di una nuova Cina.

 

Tab. 1. Tasso di flussi di IDE ($ – %) in Cina nelle regioni orientali, occidentali e centrali

Province Reg. Orientali Reg. Occidentali Reg. Centrali
$ (mld) (%) $ (mld) (%) $ (mld) (%)
1983 – 1991 24 89,07 1,4 6,01 1,3 4,92
1992 – 2001 331 85 20 5,18 35 9,06
2002 – 2008 349,24 87,06 17,23 4,30 34,68 8,65

Fonte: Chen C., 2011, Foreign direct investment in China. Location determinants, investor differences and economic impacts, Edgar Edward Publishing, Massachusetts, p. 135, 136

 

Tab. 2. Reddito disponibile pro capite annuo in RMB nelle aree rurali e urbane delle regioni orientali,

occidentali e centrali tra il 1991 e il 2010

Regioni Area Urbana Area Rurale
1991 Orientali 1813 1035
Occidentali 1338 515
Centrali 1287 619
2001 Orientali 8447 3540
Occidentali 6185 1639
Centrali 5640 2154
2010 Orientali 22312 8560
Occidentali 14990 4262
Centrali 15826 5640

Fonte: Calcoli effettuati a partire dal China Statistical Yearbook 1992, 2002, 2011

Fonte: Banca Mondiale

Fonte: China Statistical Yearbook 2002, 2011 

 Fonte: China Statistical Yearbook 1992, 2002, 2011 

Note

[1] Andornino G., 2008, Dopo la muraglia. La Cina nella politica internazionale del XXI secolo, Vita e Pensiero, Milano, p.123

[2] Olinto P., Beegle K., Sobrado C., Uematsu H., 2013, The State of the poor. Where are the poor, where is extreme poverty harder to end, and what is the current profile of the world’s poor?, Poverty reduction and economic management network, The World Bank, n. 135

[3] China Gini coefficient at 0.474 in 2012, in http://news.xinhuanet.com/english/china/2013-01/18/c_132111927.htm

[4] Jianlin F., 2004, Income disparities in China: a review of Chinese studies, in Secretary general of OECD (a cura di), Income disparities in China: an OECD perspective, OECD, pp. 26 – 47

[5] Maurice M., Whiteford P., 2004, Income disparities in post-reform China: a review of the international literature, Secretary general of OECD (a cura di), Income disparities in China: an OECD perspective, OECD, pp. 91 – 116

[6] Saccone D., 2012, Istruzione e disuguaglianze, in Balcet G., Valli V. (a cura di), Potenze economiche emergenti. Cina e India a confronto, il Mulino, Bologna, pp. 105 – 138

[7] Per Grande Balzo in avanti si intende il periodo in cui Mao Zedong decise di aumentare i livelli di produzione e di riformare completamente l’economia cinese, attraverso una collettivizzazione forzata e la creazione delle comuni popolari. Tuttavia il tentativo si rivelò fallimentare. Difatti il nuovo programma di Mao sottrasse preziosa forza lavoro all’agricoltura causando una grave crisi nella produzione agricola e una profonda carestia. Inoltre diversi atti di violenza furono perpetrati contro chiunque non si fosse adeguato al folle piano maoista.

[8] Yanlin Y., 2004, Disparities between urban and rural areas and among different regions in China, in Secretary general of OECD (a cura di), Income disparities in China: an OECD perspective, OECD, pp. 49 – 63;

Wenxiu H., 2004, The evolution of income distribution disparities in China since the reform and opening up,

in Secretary general of OECD (a cura di), Income disparities in China: an OECD perspective, pp. 9 – 25

[9] Cit. Jianlin F., 2004, p. 33

[10] Nei primi anni del regime maoista i salari venivano erogati secondo la tradizionale formula sovietica “bassi salari e piena occupazione”, la quale prevedeva stipendi molto bassi per tutti i lavoratori a prescindere dal tipo di settore in cui questi erano inseriti ma la possibilità di accedere a tutti i benefici sociali; successivamente il governo cinese, sempre su decisione di Mao, decise di avviare un nuovo sistema di distribuzione salariale secondo i gradi di anzianità.

[11] Per lo studio di questo caso non è stato possibile reperire dati dettagliati anteriori al 1991.

[12] Trad. da Selected works of Deng Xiaoping Vol. 2, 1984, in http://archive.org/stream/SelectedWorksOfDengXiaopingVol.1/Deng02_djvu.tx

[13] Bao S., Chang G. H., Sachs J. D., Woo W. T., 2002, Geographic factors and China’s regional development under market reform. 1978 – 1998, in “China Economic Review”, n. 13, pp. 89 – 111

[14] Dati rilevati da China Statistical Yearbook 2006, 2011

[15] Bao S. et al., 2002, p. 94

[16] Yanlin Y., 2004, p. 54

[17] Per lo studio di questo caso non è stato possibile reperire dati dettagliati anteriori al 1991

[18] A partire dal 1988 Deng Xiaoping decise di avviare la decentralizzazione fiscale aumentando i poteri e le responsabilità delle autorità locali per quanto riguardava la raccolta delle tasse e la distribuzione dei beni per lo sviluppo del territorio da essi gestito. Tuttavia le risorse destinate alle diverse amministrazioni variavano a seconda del territorio: a beneficiarne di più erano soprattutto le zone costiere mentre le zone più svantaggiate erano quelle più interne.

Per una trattazione maggiore delle diverse riforme fiscali in Cina a partire dall’era maoista si veda Caramanico L., 2010, Livelli di governo locale e sviluppo economico, in Rinella A., Piccinini I. (a cura di), La costituzione economica cinese, Il Mulino, Bologna, pp. 145 – 167

[19] World Bank, 2010, Basic education in Western areas project. Implementation, completion and results report, Document of the World Bank, Human Development Sector Unit, China Country Management Unit, East Asia and Pacific Region, pp. 1 – 54