{"id":339,"date":"2013-02-09T13:17:44","date_gmt":"2013-02-09T12:17:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/?p=339"},"modified":"2018-06-17T14:36:11","modified_gmt":"2018-06-17T12:36:11","slug":"4-a-la-recherche-de-lurss-perdue-larry-e-roberta-garner","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/4-a-la-recherche-de-lurss-perdue-larry-e-roberta-garner\/","title":{"rendered":"\u00c0 la recherche de l\u2019URSS perdue &#8211; Larry e Roberta Garner"},"content":{"rendered":"<h3><strong>\u00c0 la recherche de l\u2019URSS perdue<\/strong><\/h3>\n<h5><em>di Larry e Roberta Garner<\/em><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La grande maggioranza degli Americani ha reagito alla caduta del Muro in modo fin troppo prevedibile: era la prova che i loro ideali, le loro istituzioni e il loro way of life erano superiori a quelli del \u201cnemico\u201d. L\u2019americano medio non aveva mai nutrito troppi dubbi su quale \u201csistema\u201d fosse, migliore, ma se mai qualcuno avesse avuto il sospetto che anche a noi Americani era stata rifilata una patacca, presumibilmente come ai Sovietici, questo svan\u00ec di fronte al giubilo con il quale fu accolta nell\u2019Europa dell\u2019Est la caduta del muro. Siccome la nostra squadra del cuore aveva vinto il campionato del mondo, noi Americani gridammo vittoria. Tutt\u2019intorno aleggiava un sentimento di trionfo.<\/p>\n<p>Qualcuno per\u00f2 aveva altro in mente: si trattava di quel piccolo gruppo che si definiva come la Sinistra Socialdemocratica e che ora ripensava al grido di Martin Luther King: \u201cFinalmente liberi\u201d. La sinistra non avrebbe pi\u00f9 dovuto sopportare l\u2019imbarazzante fardello del \u201csocialismo reale\u201d nel difendere gli ideali del socialismo democratico.<\/p>\n<p>Nei racconti popolari un desiderio esaudito di solito porta disgrazia. Nella famosa fiaba del pescatore che vede realizzato il suo sogno, una realt\u00e0 solida \u2013 la vita del pescatore e della sua famiglia \u2013 \u00e8 a pezzi, e i protagonisti sono lanciati in un instabile e imprevedibile universo nel quale il desiderio soddisfatto comporta una cascata di conseguenze inattese. E proprio questo \u00e8 successo quando si \u00e8 realizzato il desiderio della scomparsa dell\u2019Impero del Male.<\/p>\n<p>Lo spostamento a destra dell\u2019opinione pubblica e il processo di depoliticizzazione.<\/p>\n<p>I progressisti speravano che le cose sarebbero state pi\u00f9 semplici per la sinistra con il venir meno del \u201ccattivo esempio\u201d dell\u2019Unione Sovietica, ma le cose andarono diversamente: la societ\u00e0 sub\u00ec un progressivo processo di depoliticizzazione o si spost\u00f2 a destra. Negli ultimi venti o trent\u2019anni c\u2019\u00e8 stata una deriva conservatrice nei ragionamenti della gente, nella terminologia usata, nel modo stesso di impostare la conversazione quando si parla di temi che riguardano l\u2019economia, la societ\u00e0, la politica interna o internazionale. La maggior parte della gente \u00e8 addirittura incapace di concepire o di discutere del concetto di classe: \u00e8 ovviamente conscia delle differenze di classe, ma non \u00e8 in grado di articolare pensieri coerenti in proposito. Inutile aggiungere che i media \u2013 specialmente quelli del tipo della Fox News \u2013 hanno contribuito a questo tipo di inconsapevolezza. Perfino termini semplici come \u201cclasse operaia\u201d o \u201clavoratori\u201d non sono pi\u00f9 in uso e sono stati sostituiti dall\u2019ambigua espressione \u201cclasse media\u201d.<\/p>\n<p>Questa operazione \u00e8 stata intenzionalmente condotta dei media per spiazzare e scoraggiare iniziative progressiste; l\u2019esito, tuttavia, non \u00e8 stato un netto spostamento a destra dell\u2019opinione pubblica, quanto piuttosto un processo di depoliticizzazione e di incapacit\u00e0 di una visione globale. La concezione della societ\u00e0 e dei problemi politici \u00e8 frammentata: ogni argomento trattato \u00e8 avulso dal contesto generale e la gente appare incapace di cogliere le connessioni fra i diversi problemi politici e sociali, come se non vi fossero collegamenti tra sanit\u00e0 pubblica e deregolamentazione finanziaria, o tra il problema dei senzatetto e il cattivo funzionamento dell\u2019istruzione pubblica.<\/p>\n<p>Non essendovi pi\u00f9 una chiara distinzione tra sistemi diversi \u2013 socialismo e capitalismo \u2013 il discorso politico si \u00e8 frammentato in una molteplicit\u00e0 di temi separati, privi delle connessioni che esistono nella realt\u00e0. Si \u00e8 cos\u00ec estremizzata la tendenza gi\u00e0 esistente di intendere la politica in termini individuali, sia per quanto concerne le \u201cscelte\u201d di voto (il grande ideale dell\u2019elettore \u201cindipendente\u201d, emancipato dall\u2019affiliazione ai partiti), sia per quanto concerne la \u201cpersonalit\u00e0\u201d di ciascun candidato. Si \u00e8 inoltre dilatata la tendenza a interpretare le disuguaglianze economiche e sociali in termini di genere e di razza, ignorando l\u2019origine di classe.<\/p>\n<p>I giovani \u2013 in particolare gli studenti dei college e i neo-laureati, che sono ormai una quota rilevante della popolazione giovanile \u2013 sono divisi tra una genuina passione per Obama e preoccupazioni e aspirazioni fortemente individualistiche.<\/p>\n<p>La fine dell\u2019utopia?<\/p>\n<p>L\u2019Unione Sovietica ebbe il ruolo di renderci capaci di pensare alle utopie. Poche persone nel mondo occidentale, dopo l\u2019euforia un po\u2019 na\u00efve degli anni \u201830, avrebbero definito l\u2019URSS un modello utopistico; tuttavia, essa ci rendeva capaci di porci la domanda: \u201cSono in grado gli esseri umani di creare una societ\u00e0 migliore del capitalismo?\u201d. L\u2019Unione Sovietica non forniva la risposta, ma la sua stessa esistenza rendeva lecita la domanda.<\/p>\n<p>Il socialismo \u00e8 oramai definito \u201cun fallimento\u201d e la storia dell\u2019Unione Sovietica \u00e8 stata ridotta tout court ai gulag, alle purghe e al massacro dei Kulaki. Sono stati cancellati dalla memoria tutti gli aspetti che distinguevano l\u2019Unione Sovietica dai regimi capitalistici e mostravano la possibilit\u00e0 di un sistema alternativo: l\u2019ideologia egualitaria e la concezione del lavoro come sola e legittima fonte di reddito (che comportavano disparit\u00e0 nella distribuzione del reddito assai pi\u00f9 contenute che nel mondo occidentale); il rifiuto di un modello di vita basato sul \u201cconsumismo\u201d (da cui derivava una certa reticenza da parte di chi godeva di privilegi di ostentarli pubblicamente); la presa di posizione dichiaratamente anti-imperialista(che portava a sostenere, se non altro nelle dichiarazioni di intenti, i movimenti di liberazione nazionale e i popoli svantaggiati di tutto il mondo); una cultura ufficialmente anti-militarista (che nella letteratura e nella cinematografia non celebrava la guerra e non ne minimizzava gli orrori); l\u2019economia di pieno impiego (che garantiva che nessuno fosse lasciato sul lastrico, anche a spese dell\u2019efficienza del sistema produttivo).<\/p>\n<p>Per gli americani, ormai, l\u2019Unione Sovietica rappresenta unicamente il fallimento del sistema stalinista, di un regime che non aveva la capacit\u00e0 di evolversi, come se Gorbaciov e la Perestroika fossero stati una prosecuzione e un\u2019estensione del sistema poliziesco di Stalin; come se gli Stati Uniti d\u2019America venissero bollati come regime schiavista e favorevole al genocidio per la loro storia \u201cplurisecolare\u201d di schiavismo e di genocidio dei popoli autoctoni.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, se il socialismo rappresenta l\u2019idea di \u201cun sistema fallito\u201d, diventa estremamente difficile parlare di modelli di societ\u00e0 migliori: il capitalismo \u00e8 l\u2019unico modello \u201creale\u201d, e come tale deve essere l\u2019unico modello \u201crazionale\u201d. Le fluttuazioni cicliche dell\u2019economia, con la loro alternanza fra momenti di espansione e fasi recessive, sono l\u2019espressione delle leggi di mercato, tanto ineluttabili quanto le leggi che governano il mondo naturale. Alternative al capitalismo appaiono eteree, irreali come una favola per bambini: esse sono ritenute talmente inverosimili presso l\u2019opinione pubblica da rendere impraticabile qualsivoglia strategia coerente indirizzata a un cambiamento radicale.<\/p>\n<p>La fine del pensiero utopistico \u00e8 strettamente collegata alla perdita della consapevolezza collettiva, a cui spesso si attribuisce la generica etichetta di \u201cpost-modernismo\u201d. In tale contesto viene meno il concetto di \u201cprogresso\u201d, dato che diventa inconcepibile un\u2019evoluzione degli obbiettivi da perseguire e quindi un miglioramento dell\u2019esistente.<\/p>\n<p>Dopo il fallimento dell\u2019Unione Sovietica, la Storia non pu\u00f2 pi\u00f9 essere descritta come un costante movimento di progresso dall\u2019illuminismo alle rivoluzioni borghesi, da queste alle lotte di massa per il socialismo e, infine, da questo verso l\u2019utopia comunista. La Storia \u00e8 solo un insieme di \u201cstorie\u201d separate e incoerenti, raccontate da voci diverse in termini del tutto soggettivi, in cui l\u2019azione collettiva \u00e8 sempre interpretata come una battaglia sospetta, che sfocia nel tradimento, nel totalitarismo e, in ogni caso, ha un esito quasi sempre infausto. La morale della favola \u00e8 sempre la stessa: \u201cpensa per te ed evita di immischiarti in faccende che non ti riguardano o che sono pi\u00f9 grandi di te\u201d.<\/p>\n<p>Parole chiave cadute nelle mani dell\u2019ideologia capitalista<\/p>\n<p>Sappiamo che le parole sono \u201cterreno di scontro\u201d e che il loro significato \u00e8 spesso conteso dalle parti in causa, ciascuna delle quali cerca di attirarle nel proprio campo.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 detto dell\u2019eliminazione dal vocabolario popolare di termini come \u201cclasse operaia\u201d. Altre parole come \u201clibert\u00e0\u201d e \u201cdemocrazia\u201d sono state catturate dall\u2019ideologia capitalista e perdute dalla sinistra. Quello della \u201clibert\u00e0\u201d \u00e8 sempre stato un terreno difficile per la sinistra, ma non dovremmo dimenticare che Marx ed Engels non disdegnavano certo di adoperare questo termine riferendosi alla prospettiva comunista. La parola \u201cdemocrazia\u201d fu certamente usata dai sovietici (nel senso che il potere era esercitato nell\u2019interesse del popolo) e, fino alla scomparsa dell\u2019Unione Sovietica, fu un termine fortemente conteso. Ora in pratica ha perso di significato: i paesi amici degli Stati Uniti sono democratici, gli altri no: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una forza alternativa che contesti questo uso. Il \u201ccrollo del comunismo\u201d ha consentito che libert\u00e0 e democrazia borghesi diventassero sinonimi di libert\u00e0 e democrazia tout court.<\/p>\n<p>Insicurezza diffusa<\/p>\n<p>Nuovi tipi di insicurezze e minacce sono sorti nell\u2019immaginario collettivo e sono stati manipolati, amplificati e diffusi dai media: terroristi, musulmani, droghe, virus e batteri, furto di identit\u00e0, abusi sessuali sui bambini, gang criminali, stragi perpetrate da cecchini pazzi, sparatorie nelle scuole, immigrati come causa di malattie e crimini, etc. Il problema non \u00e8 se queste minacce sono reali o no (in parte certamente lo sono: dopo tutto, quasi 3000 persone sono morte durante l&#8217;attacco dell\u201911 settembre, i crimini avvengono, in molti quartieri si aggirano bande di teppisti, le pandemie sono certamente possibili), il problema sono gli effetti che questa ansia collettiva e pervasiva ha sulla nostra visione del mondo e su come ci poniamo rispetto alle questioni politiche. Non \u00e8 certo stata la caduta del muro a creare queste diffuse minacce, e tuttavia essa ha prodotto un vuoto di consapevolezza: la paura concreta di una guerra nucleare con l\u2019Unione Sovietica \u00e8 stata sostituita da una paura indefinita di tutto e di tutti che ha prodotto una percezione paranoica degli \u201caltri\u201d, ha ridotto la fiducia ai minimi termini, rendendo pertanto estremamente improbabili attivit\u00e0 politiche collettive. Queste minacce sono gestite ed enfatizzate dai media e cambiano di giorno in giorno. Mentre la minaccia della guerra nucleare in fin dei conti non modificava il modo di vivere delle persone, queste nuove minacce influiscono invece, e pesantemente, sulle abitudini collettive e, in particolar modo, sull\u2019atteggiamento rispetto agli stranieri e sul comportamento nei luoghi pubblici.<\/p>\n<p>Basti un esempio preso dalla quotidianit\u00e0: un tempo i genitori, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, permettevano ai figli di giocare per strada davanti a casa e di andare a scuola a piedi da soli; ora i bambini sono sorvegliati ininterrottamente, la gente povera li tiene barricati in casa tutto il giorno davanti alla TV, mentre la middle class e le famiglie abbienti si assicurano che essi non abbiano tempi morti durante la giornata e ne programmano le attivit\u00e0 extrascolastiche minuto per minuto, onde evitare che finiscano vittime di rapitori, pedofili, spacciatori, o semplicemente che abbiano contatti con gli \u201cinaffidabili vicini di casa\u201d.<\/p>\n<p>Fintanto che \u00e8 esistita l\u2019URSS, c\u2019era una consapevolezza, magari inconscia, che il capitalismo americano non fosse l\u2019unico sistema possibile, il che presentava numerosi risvolti positivi. Tra questi, la lotta al razzismo e alla segregazione e il successo dei movimenti per i diritti civili, favorito dal fatto che, nella corsa alla conquista dei cuori e delle menti dei paesi del terzo mondo, si doveva mettere fine alla segregazione. L\u2019URSS ebbe anche un ruolo di avanguardia nell\u2019integrazione delle donne nel mondo del lavoro, nel promuovere il sistema sanitario e le politiche per l\u2019istruzione, che hanno prodotto una rapida mobilit\u00e0 sociale dei figli di contadini e operai verso ruoli dirigenziali. Ovviamente si verificano oggi non pochi sforzi per sminuire queste politiche progressiste; per esempio sentiamo continuamente ripetere come le nomenklature si riproducevano, mentre nei fatti vi \u00e8 stata una forte mobilit\u00e0 sociale: un\u2019attenta lettura dei dati dimostra come la mobilit\u00e0 sociale, la crescita economica e l\u2019innalzamento degli standard di vita hanno caratterizzato l\u2019Unione Sovietica e paesi dell\u2019Est europeo tanto quanto l\u2019Europa occidentale nel periodo post-bellico. L\u2019assenza di ogni tipo di concorrenza internazionale tra sistemi diversi significa che \u00e8 molto pi\u00f9 difficile oggi opporsi alle pratiche delle multinazionali e alle politiche compiacenti verso gli affaristi da parte dei governi: non c\u2019\u00e8 nulla e nessuno al quale si possa minacciare di rivolgersi se le prepotenze diventano insopportabili.<\/p>\n<p>Di fatto, negli ultimi vent\u2019anni il \u201cfattore competitivo\u201d \u00e8 scomparso: il capitalismo si trova in una posizione di monopolio sia dal punto di vista dell\u2019ideologia, sia da quello delle politiche effettivamente implementabili. Le conseguenze di tale situazione nel resto del mondo sono state perfino maggiori che negli Stati Uniti, in quanto \u00e8 ormai impossibile per i paesi poveri mettere all\u2019asta la propria alleanza tra socialisti e capitalisti per ottenere aiuti economici o militari.<\/p>\n<p>Carta bianca per gli imprenditori<\/p>\n<p>La situazione sopra descritta \u00e8 particolarmente critica nel mondo del lavoro. Negli Stati Uniti il capitale ha sempre avuto una forza contrattuale rispetto ai lavoratori superiore a quella dei paesi dell\u2019Europa occidentale, ma oggi l\u2019ago della bilancia si \u00e8 spostato ancora di pi\u00f9 verso il capitale. Gli imprenditori hanno ormai carta bianca nel regolare la forza lavoro (sia nel posto di lavoro sia, pi\u00f9 generalmente, nel mercato del lavoro) e molte delle attuali pratiche sono di fatto incontestate non solo dai media (ovviamente), ma anche nell\u2019opinione pubblica. Tali pratiche includono, ad esempio, l\u2019espansione del part-time (con la perdita di reddito e sicurezza del lavoro che lo accompagna minor sicurezza e assicurazioni sul lavoro, l\u2019uso esteso di outsourcing e della sostituzione di occupati a tempo indeterminato con replacement workers, che guadagnano la met\u00e0 e non godono di alcun tipo di retribuzione accessoria, etc. Dato che non ci sono pi\u00f9 esempi di economie di piena occupazione, si \u00e8 alzato perfino il tasso di disoccupazione ritenuto accettabile dalla collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>I lavoratori sembrano essere demoralizzati, molti non mettono neppure in discussione le prerogative manageriali, mentre i sindacati continuano a indebolirsi. Uno dei casi pi\u00f9 eclatanti \u00e8 quello dei dipendenti dell\u2019istruzione pubblica: si addossa agli insegnanti la colpa per le modeste performance di molte scuole, mentre la vera causa deve ricercarsi nell\u2019intreccio di una miriade di cause socio-econimiche. Fintanto che l\u2019Unione Sovietica dichiarava di rappresentare gli interessi dei lavoratori \u2013ed effettivamente aveva un\u2019economia di piena occupazione, sebbene con un basso potere di acquisto dei salari\u2013 essa rappresentava un\u2019alternativa che aleggiava in sottofondo, quasi una dichiarazione di colpa subliminale per il potere del capitale statunitense.<\/p>\n<p>Egemonia neo-liberista<\/p>\n<p>Non \u00e8 una coincidenza che la scomparsa del socialismo reale abbia coinciso con l\u2019instaurazione di politiche neo-liberiste e di un potere egemonico su scala globale. Morto l\u2019orso, il mostro si \u00e8 scatenato: il capitalismo \u2013 al quale la classe operaia aveva messo una museruola e\/o la maschera \u201cdal volto umano\u201d del welfare state \u2013 una volta libero si \u00e8 strappato maschera e museruola, mostrando la sua vera natura selvaggia. Senza pi\u00f9 \u201cil grande nemico\u201d, che almeno simboleggiava un\u2019alternativa a una societ\u00e0 e a un\u2019economia completamente dominata dalla logica della produzione capitalista, le classi dominanti hanno scatenato l\u2019offensiva in tutto il mondo: la deregolamentazione dei mercati, l\u2019attacco ai sindacati, l\u2019outsourcing, le privatizzazioni di beni e servizi pubblici, in breve le ben note politiche neoliberiste che hanno portato benefici a strati molto ristretti della popolazione. Avendo smantellato parti sostanziali del welfare state, le forze pi\u00f9 reazionarie del capitalismo sono riuscite a riportare indietro il terreno della lotta politica ai primi decenni del ventesimo secolo, cio\u00e8 a prima del new deal.<\/p>\n<p>L\u2019aumento delle disuguaglianze<\/p>\n<p>Forse la misura concreta pi\u00f9 semplice dell\u2019effetto della caduta dei regimi comunisti \u00e8 l\u2019aumento delle disuguaglianze negli USA nel corso degli ultimi decenni. Questo fenomeno ha avuto inizio durante gli anni \u201980, con le politiche neoliberiste e un periodo di grave stagnazione in URSS, e ha assunto proporzioni eclatanti dopo l\u201989. In larga misura, questo \u00e8 il risultato tangibile della fine di un periodo di competizione globale a favore di un\u2019egemonia capitalista incontrastata.<\/p>\n<p>Ecco alcuni indicatori che dimostrano l\u2019aumento delle disuguaglianze:<\/p>\n<p>&#8211; Il ritorno ai valori precedenti la seconda guerra mondiale dell\u2019indice di Gini e del rapporto tra il 10% dei redditi pi\u00f9 alti e il 10% di quelli pi\u00f9 bassi(Piketty, T. e E. Saez, Income Inequality in the United States: 1913-1998, in \u201cQuarterly Journal of Economics\u201d, 118, 1, 2003, pp. 1-39).<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019aumento di disuguaglianze retributive e delle condizioni di lavoro per le stesse mansioni nell\u2019ambito dei medesimi settori, da cui risulta un\u2019enorme crescita delle differenze negli standard di vita che implica una diversa collocazione di classe e il venir meno della coesione di gruppi che un tempo erano coesi. Confrontiamo, per esempio, un professore ordinario di Harvard e un professore aggiunto, che non ha garanzia di stabilit\u00e0 del posto di lavoro: quest\u2019ultimo ha un reddito al di sotto della soglia di povert\u00e0, insegna in una decina di corsi nel medesimo anno accademico e si deve spostare per lunghe distanze tra una sede universitaria e l\u2019altra (cfr. Chang Hwan, K. e A. Sakamoto, The Rise of Intra-Occupational Wage Inequality in the U.S. 1983-2002, in \u201cAmerican Sociological Review\u201d, 73, 2008, pp. 129-157).<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019andamento assolutamente piatto del reddito mediano e dei redditi bassi. Viceversa il reddito del 10% della popolazione pi\u00f9 ricca ha conosciuto un incremento che l\u2019ha portato, dal 1980 al 2007, da 6 a 15 volte il reddito del decile pi\u00f9 povero della popolazione<\/p>\n<p>&#8211; L\u2019aumento dei senzatetto, un fenomeno di dimensioni impensabili prima degli anni \u201880.<\/p>\n<p>&#8211; La crescita del numero di persone senza una valida assistenza medica che, con i recenti licenziamenti, ha raggiunto i 50 milioni di individui, vale a dire un cittadino su sei (alcuni dei quali privi di qualsiasi assistenza pubblica).<\/p>\n<p>&#8211; Il crescente indebitamento degli Americani, con un debito privato pari ormai a circa 1.34 volte il reddito nazionale, fenomeno che riflette il tentativo di reagire, in termini di mantenimento degli standard di vita, alla stagnazione economica.<\/p>\n<p>In conclusione, \u00e8 vero che il benessere odierno degli Stati Uniti \u00e8 legato alla Cina \u201ccomunista\u201d in una misura che non era immaginabile vent\u2019anni fa. Ma non \u00e8 meno vero che per gran parte degli anni precedenti il 1989, il benessere (ora perduto) della larga maggioranza degli Americani \u00e8 stato legato, in maniera complessa, ma anche stretta, all\u2019esistenza del \u201csocialismo reale\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>*Larry Garner e Roberta Garner sono professori in Scienze Politiche all&#8217;Universit\u00e0 St. Paul di Chicago.<\/em>\u00a0<!--\/codes_iframe--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c0 la recherche de l\u2019URSS perdue di Larry e Roberta Garner &nbsp; La grande maggioranza degli Americani ha reagito alla caduta del Muro in modo fin troppo prevedibile: era la prova che i loro ideali, le loro istituzioni e il loro way of life erano superiori a quelli del \u201cnemico\u201d. 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