Nuvole n. 45 – dicembre 2012: La politica, la tecnica, la scienza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le donne di un villaggio etiope, presentano le loro proposte di azione per migliorare la sicurezza alimentare, decise attraverso processi partecipativi. Alcune azioni saranno gestite localmente. Quelle che invece richiedono l’intervento del governo verranno negoziate in un successivo incontro con i rappresentanti del distretto e di altri villaggi, in una catena di consultazioni fino al livello nazionale.

 

Chi “sa” abbastanza per prendere decisioni? E di quali saperi stiamo parlando?

Nuove sfide – i cambiamenti climatici, ad esempio, e il loro impatto sulla sicurezza alimentare – richiedono metodologie che possano unire il sapere “tecnico” (accademico, capace di spiegare fenomeni di larga scala) con il sapere “locale” (la conoscenza empirica – ma approfondita – di un preciso contesto ambientale e sociale).

Evitare la contrapposizione di saperi in favore del dialogo è la chiave del successo per azioni che – anche quando sono incentivate a finanziate “dall’alto”, come i progetti di cooperazione internazionale – mettono però al primo posto, come criterio di successo, l’impatto positivo sulle persone più marginalizzate.

Il dialogo, la mediazione sul terreno, lo scambio tra conoscenza ed esigenze locali e il sapere tecnico sono fondamentali per ripensare a come tradurre pressioni ed esigenze globali in politiche e interventi sul territorio.

Partendo dalla microscala, attività autenticamente fondate sulla partecipazione possono allora rapidamente costruire alternative, generare innovazione. Possono tradursi in politiche nazionali che danno visibilità e voce alle istanze degli esclusi, e le soddisfano, anziché sopprimerle in nome di “interventi di supporto tecnico dall’alto”.

 

Indice:

  1. di Silvano Belligni, Il regime delle élite e il mito del buongoverno
  2. di Mario Vadacchino, I tecnici, la politica e l’energia
  3. di Guido Ortona, Cosa capita quando le leggi dell’economia confliggono con quelle della politica?
  4. di Giulia Locati, Primato del diritto o dell’economia? Brevi riflessioni sull’ambiguità dell’espressione “costituzione economica”
  5. di Andrea Cascioli, Le cornici dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori
  6. di Giulia Picano, Paradisi fiscali e sovranità offshore
  7. di Marcellino Conteri, Basilea III: il credito, le banche, le imprese
  8. di Federico Repetto, Il berlusconismo e l’ “egemonia di default”
  9. di Francesco Scacciati, Keynesismo, socialdemocrazia e l’anomalia italiana
  10. di Fausto Bertinotti, Prefazione al libro di Nello Pacifico, I balilla di Corso Parigi. Storie di schiene dritte e no, Ediesse, Roma 2012
  11. di Federico Caffè, «Troppi luoghi comuni sulle imprese» Quando Caffè stroncò Monti e Fornero

 

Cattocomunisti 1

“La società sovietica è fondata non più sull’egoismo e sullo sfruttamento dell’ìuomo da parte dell’uomo. Essa è fondata, mi si permetta questa espressione, su quelle che furono un tempo le virtù evangeliche, sulle virtù dei poveri e dei lavoratori, che essenzialmente consistono nell’aiutarsi gli uni con gli altri”.

Palmiro Togliatti, rapporto al V Congresso del Pci, Roma 29 dicembre 1945 – 6 gennaio 1946

 

 

Cattocomunisti 2

“L’altra sera, vicino a Bersani c’erano due ragazzi e una ragazza e salutavano a pugno chiuso. Mi domando: cosa c’e’ di nuovo in questo?”.

Monsignor Rino Fisichella, 3 dicembre 2012