Nuvole n. 40 – giugno 2009: Democrazia opaca

 

Torniamo a parlare di democrazia. Anzi, della nostra democrazia sotto stress, come già abbiamo fatto nel numero 38. Non  è un problema solo italiano, ma noi stiamo un po’ peggio che altrove.

 

Si è votato per le europee, le amministrative, i referendum, fra disinteresse e crescita dell’astensionismo.

Ne parla Lia Fubini nell’editoriale con una riflessione sul voto in Italia e in Europa e sulle ragioni che nel tempo hanno portato al fallimento della sinistra. Nel dibattito pre-elettorale, e non solo in casa nostra, l’Europa è stata la grande assente. Il particolarismo e il localismo trionfano; si affermano i partiti nazionalisti e xenofobi. L’editoriale denuncia i passi indietro compiuti negli ultimi anni dal progetto democratico europeo e l’incapacità dell’Europa di far fronte alla crisi economico-finanziaria in modo unitario, col rischio di far emergere, come durante la grande depressione, pericolose involuzioni autoritarie.

 

Parla del voto anche l’articolo di Alfio Mastropaolo con un ragionamento che sottolinea due aspetti cruciali della consultazione: la radicalizzazione a destra dell’elettorato dei partiti moderati e conservatori, e delle classi medie indipendenti; la dispersione dell’elettorato di sinistra, tra frammentazione partitica e diaspora astensionista, che lo condannano alla sottorappresentazione e alla sconfitta.

 

Nella rubrica “dare i numeri” presentiamo i dati dell’astensione; la partecipazione democratica non si esaurisce nel voto, ma questi dati, che indicano una crescente disaffezione alle urne, evidenziano senza dubbio lo scontento (o l’indifferenza?) dei cittadini rispetto alla politica.

Uno dei fenomeni più inquietanti nell’attuale panorama politico è il successo dei cosiddetti partiti populisti in Italia come nel resto d’Europa: sono essi i beneficiari della radicalizzazione degli elettorati moderati e conservatori. Cosa dobbiamo intendere davvero per populismo, qual è il suo legame con la democrazia? Molto se ne parla, spesso il termine è abusato. Valentina Pazè analizza i contributi al dibattito e pone un interrogativo: il populismo è un fenomeno fisiologico della democrazia o è interpretabile come manifestazione patologica legata alla “rinascita delle oligarchie”?

Francesco Scacciati ci parla della crisi: lo scoppio della bolla speculativa ne è stata la causa scatenante, ma la crisi affonda le sue radici in fenomeni legati all’economia reale. La crescita delle disuguaglianze e il venir meno della democrazia sostanziale è la causa remota della crisi che stiamo attraversando; la situazione economica che si è venuta a creare amplifica i danni di un sistema che, favorendo la sopraffazione dei più forti sui più deboli, ha messo in discussione le basi stesse del contratto sociale.

 

C’è un deficit democratico nelle istituzioni, viene meno anche la base della democrazia. Si allargano le disuguaglianze, la povertà è diffusa, specie nel Mezzogiorno e continuano a latitare le iniziative di policy. Chiara Saraceno ci offre un quadro delle tematiche relative alla povertà e sottolinea come l’Italia non includa, fra i diritti sociali, misure di sostegno universalistico per la povertà. I ministri competenti dei governi di centro-destra hanno dichiarato che il reddito minimo è una misura controproducente, perché induce i poveri all’inerzia.

 

L’immigrazione pone dei seri imbarazzi a tutti i regimi democratici. Dopo l’articolo di Alessandra Algostino nel numero 38, torniamo sull’argomento. Siamo  contrari alle politiche di repressione. Contrarissimi ai respingimenti brutali e ai mercanteggiamenti per evitare che gli immigrati s’imbarchino. Dissentiamo fermamente dai provvedimenti contenuti nella recente legge sulla sicurezza, che mirano sostanzialmente a criminalizzare il fenomeno migratorio. Ma il problema comunque resta: c’è una questione sociale (l’integrazione) e una questione politica (l’amplificazione strumentale del problema da parte di alcune forze politiche). Non esistono risposte facili. La prima ovviamente consiste nello sfatare le mistificazioni. Ma come affrontare le difficoltà di convivenza che comunque l’immigrazione pone? Prova a rispondere con un contributo che parrà provocatorio Paolo Borgna, che sottolinea come, malgrado il calo registrato dalle statistiche sulla criminalità (checché ne dicano la destra e i media), esista un  problema di  devianza degli immigrati di fronte a cui non possiamo nasconderci, che provoca reazioni razziste e una crescita del consenso intorno ai partiti xenofobi. Vorremmo immaginare una realtà completamente diversa, fatta di solidarietà e integrazione, ma dobbiamo confrontarci in modo realistico con le cause che stanno alla base di intolleranza e razzismo.

 

Guido Savio entra invece nel merito delle nuove norme che trasformano in reato penale la presenza di irregolari in Italia, evidenziando l’assurdo aggravio che ne deriverà per l’amministrazione della giustizia nonché gli aspetti più politici del ricorso alla sfera penale per governare un fenomeno così complesso. Nell’articolo si svela anche come l’Italia, con tale legge, eluda le normative europee in materia, ovviamente costruendo un sistema più sfavorevole ai migranti e teso ad emarginarli dalla società.

Anche la nota sull’ambiente di Alessandra La Notte solleva un problema difficile: è possibile una decisione democratica sull’ambiente? L’autrice sottolinea la diffusa ignoranza sui temi ambientali e argomenta che non avremo decisioni favorevoli all’ambiente se continueremo ad affidarci alle preferenze degli elettori e alla convenienze delle dirigenze elettive. È un punto di vista discutibile: visti i capricci della volontà popolare (e gli opportunismi dei rappresentanti) conviene consegnare la democrazia alle competenze controverse e mutevoli dei tecnici? Anche questo è un dilemma difficile e ci interessa aprire la discussione.

A seguito del numero 38 abbiamo incontrato tre leader piemontesi dei partiti della sinistra e del centro-sinistra, Cerutti, Morgando e Petrini, per discutere sullo stato della democrazia: presentiamo in questa sede il dibattito. Forse abbiamo frainteso. Ma tra i nostri interlocutori abbiamo ravvisato sia una grande sensibilità alle aggressioni cui la democrazia è sottoposta di questi tempi, sia una notevole convergenza di opinioni. Quello che una volta si chiamava l’arco costituzionale, malgrado tutto, resiste e alcuni suoi esponenti sembrano anche propensi a ripensare le mosse politiche che hanno compiuto in passato: a cominciare dalle cosiddette riforme costituzionali. Si è trattato di un dialogo a livello locale, ma ci sono le condizioni per continuarlo: in tempi non troppo lontani in Piemonte si dovrà eleggere un nuovo Presidente della Regione e anche l’elezione dei Sindaco di Torino non è lontanissima. Non solo: il dialogo tra tre esponenti politici locali potrebbe essere emblematico di un dialogo da aprire a livello nazionale. Forse confidare nelle disgrazie della destra per rimpiazzarla al potere non è una grande idea.

 

A seguito del numero 38 abbiamo incontrato tre leader piemontesi dei partiti della sinistra e del centro-sinistra, Cerutti, Morgando e Petrini, per discutere sullo stato della democrazia: presentiamo in questa sede il dibattito. Quello che una volta si chiamava l’arco costituzionale, malgrado tutto, resiste. Tra i nostri interlocutori abbiamo ravvisato sia una grande sensibilità alle aggressioni cui la democrazia è sottoposta di questi tempi, sia una notevole convergenza di opinioni.  Non solo, ma alcuni suoi esponenti sembrano anche propensi a ripensare le mosse politiche che hanno compiuto in passato: a cominciare dalle cosiddette riforme costituzionali. Si è trattato di un dialogo a livello locale, ma ci sono le condizioni per continuarlo. In tempi non troppo lontani in Piemonte si dovrà eleggere un nuovo Presidente della Regione e anche l’elezione dei Sindaco di Torino non è lontanissima. Non solo: il dialogo tra tre esponenti politici locali potrebbe essere emblematico di un dialogo da aprire a livello nazionale. Forse confidare solo nelle disgrazie della destra per rimpiazzarla al potere non è una grande idea. E ovviare invece alla dispersione della sinistra?

 

Cos’è la democrazia? La domanda, si è detto, è difficile e ricorrente. Ce la poniamo in tanti modi anche noi. Da tempo si discute se la democrazia sia, o meno, un’invenzione dell’occidente. E si guarda alle forme non autocratiche che esistono fuori dal mondo occidentale. Si possono o meno assimilare alla democrazia? Dopo il numero 31 dedicato alle democrazie degli altri, abbiamo deciso di insistere sul tema. Inaugura questo cantiere di riflessione un articolo di Davide Grassi sulle forme tradizionali di autogoverno politico e democrazia in America latina e Africa sub-sahariana.

Editoriale –  Il voto, l’Europa, la crisi

di Lia Fubini

 

Chi semina vento raccoglie tempesta

di Alfio Mastropalo

 

Democrazia e populismo

di Valentina Pazè

 

Le radici reali della crisi finanziaria

di Francesco Scacciati

 

Povertà

di Chiara Saraceno

 

L’errore speculare

di Paolo Borgna

 

Il fascino indiscreto del reato d’immigrazione illegale

di Guido Savio

 

Ambiente e democrazia: una riflessione

di Alessandra La Notte

 

Partiti ed emergenza democratica

Forum di Nuvole

 

 

LE RUBRICHE DI NUVOLE

 

LE DEMOCRAZIE DEGLI ALTRI

 

Forme tradizionali di autogoverno politico e democrazia in America latina e Africa sub-sahariana

di Davide Grassi

 

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Astensione: apatia o protesta?

a cura di Antonella Seddone