Nuvole n. 33 – settembre 2008: Le trappole dell’antipolitica

Questo numero inizia con una notizia molto triste. Ci ha lasciati un vecchio amico e un collaboratore di Nuvole. Dopo breve, crudele e soprattutto ingiusta malattia se n’è andato Enrico Melchionda. Non aveva cinquant’anni. Professore di scienza politica a Salerno, a Napoli e infine a Roma, era uno studioso originale e brillante. Ne sono testimonianza i suoi scritti e in special modo i suoi tre libri. Il primo, dedicato a Eltsin a Mosca, I meccanismi del successo politico in Unione Sovietica, il secondo su Il finanziamento della politica. Il terzo Alle origini delle primarie. Democrazia e direttismo nell’America dell’età progressista. Era uno spirito critico,  mai acquietato dai luoghi comuni. Il libro sulle primarie voleva essere un monito: la loro introduzione in America era stato uno strumento illusorio di democratizzazione; era servita alle lobby per smantellare le grandi organizzazioni di partito ed emarginare i cittadini. Anche Enrico era fermamente persuaso dell’insostituibilità democratica dei partiti di massa. Studioso rigoroso e sottile, era un uomo pieno di ironia, che con lucido distacco guardava alle cose del mondo. Ed era al tempo stesso un militante appassionato della sinistra. Che sin dalla prima giovinezza la sua collocazione fosse a sinistra è fuor di dubbio. Tanto era certa, questa sua scelta, che dopo la scomparsa del Pci Enrico non aveva trovato più stabilmente casa. La sua militanza politica era divenuta militanza anzitutto intellettuale. Come redazione di Nuvole, ce lo siamo trovato a fianco. Come lettore e come autore. Volendo ricordarlo e rendergli omaggio abbiamo deciso di pubblicare un suo articolo – ancora molto attuale – su “Il ritorno della plutocrazia”, apparso sul n. 23 di Nuvole nel dicembre 2003. Ma a lui è dedicato anche questo numero. Nulla gli era più estraneo dell’antipolitica e delle strumentalizzazioni politiche imbastite intorno ad essa. Carissimo Enrico, eri nostro amico ed eri un bravo compagno. Sentiremo la tua mancanza.

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Antipolitica: è una parola di gran successo, in Italia e non solo. Se prendiamo la rassegna stampa della Camera dei deputati, nel corso del 2007 è una parola che è stata pronunciata sui giornali italiani ben 2543 volte. Dieci volte di più di società civile (220), sette volte di legalità (344), tre volte di solidarietà (739), più di libertà (1739) e di uguaglianza/eguaglianza (1561). Per una parola che dieci anni or sono non compariva o quasi, il risultato è travolgente.
Il fenomeno è prevalentemente italiano. Ma fino a un certo punto. Sulla rete è possibile trovare un brano rap francese che s’intitola Antipolitique, che recita je crache sur la politique ed è opera di un autore che si firma “Timide et sans complexe”.
Di antipolitiche ce n’è per tutti i gusti. Antipolitica è il malcontento dei cittadini nei confronti della politica. Antipolitica sono le retoriche polemiche contro la politica che le élites attuali e potenziali, ufficiali e aspiranti tali, quelle politiche e quelle mediatiche e quelle imprenditoriali senza risparmio pronunciano. Antipolitiche sono finanche le politiche non partisan – delegate ai tecnici o alla società civile – che le grandi agenzie e le Ong ai paesi in sviluppo perentorialmente prescrivono da qualche tempo con il duplice effetto: da un lato di risparmiare, dall’altro di sollecitarli ad adottare buone pratiche.
Esemplare è un saggio, apparso or non è molto, dal titolo The antipolitics of good governance (Critical Asian Studies, XXXVI, 4, 2004, pp. 571-590) dedicato alle politiche e ai programmi di promozione dello sviluppo in Asia. Ciò che l’articolo in questione sottolinea è che in siffatti programmi si fa ampio uso del linguaggio neoliberale della partecipazione e dell’empowerment, secondo una strategia di “antipolitica” volta a minimizzare ogni contestazione politica. Antipolitica sta in questo caso a indicare governo tecnocratico, il quale, secondo l’articolo, favorisce a sua volta forme, antipolitiche anch’esse, di governo populista.
Senza nemmeno sforzarsi troppo di scavare, di antipolitiche, insomma, ce n’è in tutte le salse e per tutti i gusti. Il problema è che le antipolitiche sono tutte democraticamente sospette. Già. Perché allorquando si parla di antipolitica, quel che si vuol soprattutto negare è la politica democratica e un suo aspetto costitutivo: ovvero alla politica come diversità di valori e interessi, come conflitto, ma anche come confronto, ed alfine come compromesso rispettoso di tutte le parti in causa.
In questo numero, Nuvole ha voluto riunire cinque contributi diversi. Una mappatura a largo raggio di Alfio Mastropaolo, un commento di Piero Meaglia, una riflessione sul rapporto tra democrazia e antipolitica di Ermanno Vitale, un contributo sulle dimensioni dei sentimenti antipolitici tra gli italiani di Vittorio Mete e una sollecitazione sul futuro della sinistra di Loris Caruso. Buona lettura.
Editoriale  –  Le trappole dell’antipolitica di Alfio Mastropaolo

 

Sinistra, movimenti, antipolitica di Loris Caruso

 

Il ritorno della plutocrazia di Enrico Melchionda

 

Le clientele antipolitiche di Ermanno Vitale

 

L’antipolitica e il partito del sottosuolo di Piero Meaglia

 

Antipolitica e antipolitici di Vittorio Mete

 

Le rubriche di Nuvole

 

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