DARE I NUMERI_Gioco d'azzardo la crisi non abita qui
DARE I NUMERI
Gioco d'azzardo: la crisi non abita qui
Quando il futuro si fa incerto, quando gli affanni della quotidianità sono troppi e pressanti, la voglia di svolta e, perché no, pure di evasione e di sogno, fa rima con gioco d’azzardo. Sì, proprio così, gioco d’azzardo. In barba all’economia che non decolla, al caro-petrolio, alle crisi finanziarie internazionali, ai consumi in frenata in ogni settore. Un tagliando del Gratta e Vinci, una sestina al SuperEnalotto, una schedina del Totocalcio, un cavallo su cui scommettere, ed è presto fatta. Nulla di più facile. Ma anche un modo bizzarro di esorcizzare le insicurezze e i timori della vita di tutti i giorni, scambiando incertezza con rischio, preoccupazione con aleatorietà. Tant’è. Perché al gioco d’azzardo gli italiani sembrano proprio non voler rinunciare. È alla fortuna, infatti, che un numero crescente di persone (28 milioni nel 2008, secondo uno studio dell’Osservatorio “Gioco & Giovani” di Nomisma) sceglie di affidare le speranze di una rocambolesca vincita e l’illusione che la propria vita possa cambiare in un attimo. O, se non proprio così, ottenendo magari quel modesto gruzzolo con cui dire addio per un mese alla bolletta del gas. È la logica, dicono alcuni, del massimo risultato con il minimo sforzo. Ma è chiaro che non si tratta solo di questo. Dietro al comportamento di gioco c’è dell’altro. Ma questa è un’altra storia.
Che in tempo di recessione i richiami della Dea Bendata siano ammalianti è molto più di un luogo comune. Il fenomeno è presto verificabile analizzando l’andamento del comparto giochi e scommesse in Italia nei primi sette mesi del 2009. Da gennaio a luglio la spesa, che supera i 30,5 miliardi di euro, conferma il trend in crescita rispetto al medesimo periodo del 2008 (+ 12,25%), quando furono giocati, nel complesso, circa 27.209 milioni di euro. Così, in appena sette mesi, gli italiani hanno giocato una cifra ben più elevata della manovra triennale di risanamento della scorsa estate: 30 miliardi in tre anni! A tenere alto il volume d’affari del gioco d’azzardo sono soprattutto le New Slot, ossia le macchinette da intrattenimento e video-poker, che da sole rappresentano, nel periodo considerato, quasi la metà del mercato dei giochi (cfr. graf. 1). Anche il settore delle lotterie appare assai vitale, in particolare sul fronte dei Gratta e Vinci. In caduta libera, invece, le scommesse legate all’ippica e il Bingo. La contrazione dei giochi di abilità, non soltanto delle scommesse ippiche ma pure dello storico Totocalcio e del Totogol, mostra che ad appassionare gli italiani sono soprattutto i giochi d’azzardo per antonomasia. I giochi, cioè, interamente basati sulla fortuna. Quasi a dire, se fortuna deve essere, che fortuna sia!
Graf. 1 – Incidenza dei singoli giochi sul totale della raccolta (gennaio-luglio 2009)
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Fonte: nostra elaborazione su dati Aams
Non conosce flessioni, il mercato dell’azzardo. Un business redditizio che anno dopo anno conquista terreno. Nell’ultimo triennio, il 2006-2008, il denaro speso al Lotto e simili è cresciuto del 34,9%. Mica male. Quale altra “impresa” può vantare successi simili? E se nel 2008 il volume d’affari relativo al gioco legale si è attestato intorno ai 47 miliardi di euro, per il 2009 si prevede che gli introiti veleggeranno verso i 54 miliardi di euro, con un incremento del 13%. E l’Erario, debitamente, ringrazia (cfr. tab. 1). Solo nel 2008 incassa quasi 600 milioni di entrate in più rispetto al 2007. Di fronte alle prospettive rosee di continua espansione del mercato dei giochi, come non leccarsi i baffi?
| Tab. 1 – Ma lo Stato quanto ci guadagna? Raccolta ed entrate erariali a confronto (2006-2008) | ||||||
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| VOLUME DI GIOCO (in milioni di euro) | ENTRATE ERARIALI (in milioni di euro) | ||||
| GIOCHI | 2006 | 2007 | 2008 | 2006 | 2007 | 2008 |
| Lotto | 6.588 | 6.177 | 5.852 | 1.959 | 1.747 | 1.565 |
| SuperEnalotto | 2.000 | 1.940 | 2.509 | 1.013 | 962 | 1.235 |
| Lotterie | 3.970 | 7.955 | 9.275 | 891 | 1.526 | 1.659 |
| Giochi a base sportiva e ippica | 5.495 | 5.568 | 6.356 | 431 | 364 | 359 |
| Bingo | 1.755 | 1.726 | 1.636 | 351 | 345 | 327 |
| Apparecchi da intrattenimento (New Slot) | 15.436 | 18.827 | 21.685 | 2.072 | 2.251 | 2.594 |
| Giochi di abilità on-line (skill games) | 0 | 0 | 242 | 0 | 0 | 7* |
| TOTALE | 35.244 | 42.193 | 47.555 | 6.717 | 7.195 | 7.739 |
Fonte: nostra elaborazione su dati Aams e Nomisma
* da settembre 2008
Un business redditizio, si diceva, che riveste un peso considerevole sull’economia italiana. Ce lo conferma il rapporto con il Prodotto Interno Lordo: nel 2008 il valore complessivo delle giocate vale 3 punti di PIL, lo 0,3% in più rispetto al 2007. Sempre guardando ai dati del 2007 e disaggregando per macro-aree territoriali, si nota che è il Nord-Est l’area in cui la spesa per il gioco ha l’incidenza più bassa sul PIL regionale (cfr. tab. 2); all’estremo opposto, il Sud e le Isole. Qui il settore dei giochi copre una buona porzione del PIL locale, tra il 3,8 e il 3,4 per cento. La regione in cui il peso del volume di gioco sull’economia locale è più elevato è la Campania: il rapporto tra spesa e PIL regionale è pari al 4,4%; seguono l’Abruzzo (4,1%), la Puglia (3,7%), il Molise e la Sicilia (entrambe 3,4%), la Sardegna (3,%). La Lombardia e il Lazio, pur registrando un maggior volume di gioco in termini assoluti (rispettivamente circa 8,3 miliardi di euro e 4,6 miliardi di euro), mostrano il valore raccolta/PIL regionale rispettivamente pari al 2,6% e al 2,7%. Tra le regioni in cui, invece, il “peso” dell’ammontare di gioco sull’economia regionale è più basso troviamo il Veneto (1,9%), il Trentino Alto Adige (1,9%) e il Friuli Venezia Giulia (2,1%).
| Tab. 2 – Incidenza del volume di gioco sul PIL (2007) | |||
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| Volume di gioco (in milioni di euro | PIL (in milioni di euro) | Raccolta/PIL (%) |
| Nord-Ovest | 12.584.819 | 490.481.900 | 2,6 |
| Nord-Est | 7.353.245 | 344.349.500 | 2,1 |
| Centro | 8.920.308 | 337.779.600 | 2,6 |
| Sud | 9.325.203 | 242.809.200 | 3,8 |
| Isole | 4.010.717 | 119.141.100 | 3,4 |
ITALIA | 42.194.292 | 1.534.561.300 | 2,7 |
| Fonte: Osservatorio “Gioco & Giovani” – Nomisma su dati Unioncamere-Istituto Tagliacarne e Agicos | |||
Che a occupare il gradino più alto sia proprio la Campania, regione indicata tra le più indigenti del Paese, porterebbe a ritenere ragionevole l’ipotesi di una relazione inversa tra propensione al gioco e ricchezza. Il gioco, cioè, come “panacea” degli sventurati. In parte può essere così, per quanto i dati sopraccitati meritino cautela. Se misuriamo la ricchezza attraverso la capacità di consumo pro-capite, emerge che in Campania il rapporto consumi/propensione al gioco è piuttosto sbilanciato (così come lo è in Abruzzo, cfr. fig. 1). La gente spende, in altre parole, più di quanto la propria capacità di consumo consentirebbe di fare. Come volevasi dimostrare: più si è sfortunati, più si sogna e più si gioca. Sembra facile e ovvio. Non dimentichiamoci, però, che la Campania e Napoli sono la patria del Lotto (che, però, è nato a Genova!) e che questa antica tradizione continua ad avere in ogni caso un certo peso. Inoltre, l’equazione povertà=propensione al gioco non è sempre valida. La figura 1 mostra, per esempio, con riferimento al 2006, che in ben sei regioni del Mezzogiorno la capacità di consumo pro-capite è bassa e la spesa per le attività d’azzardo altrettanto. Molto più verosimile, allora, come si osserva in un recente rapporto del Censis (“Gioco Ergo Sum”, 2009), è che a incidere sulla propensione al gioco siano un mix di variabili economiche e culturali che attraversano l’Italia da Nord a Sud e da Est a Ovest.
Fig. 1 – Panacea dei poveri? (dati 2006)
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I dati Ocse di questi giorni ci dicono che il peggio per l’Italia, in termini di crisi e recessione, deve ancora arrivare. Il mercato dei giochi accuserà il colpo? Staremo a vedere. Con un occhio rivolto alle potenzialità che le nuove frontiere del web sono in grado di offrire. Il buon avvio degli skill games, di cui il poker on-line ha fatto da apripista, lascia intravedere ulteriori margini di espansione.
* Marina D’Agati insegna Sociologia all’Università di Torino.



