La fine della Ssis e l'odissea dell'ultimo ciclo
di Patrizio Giustetto *
La fine di un'esperienza decennale
“La Ssis è un titolo come un altro”. L'infelice battuta, che risale al settembre del 2007, è stata pronunciata dall'ex ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni in occasione di un dibattito tenutosi a margine della Festa de l'Unità di Pistoia. Qualche mese prima (dicembre 2006), all'atto di emanare la legge n. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), lo stesso ministro, in accordo con il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e con il presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, aveva “blindato” le graduatorie provinciali permanenti, trasformandole in graduatorie ad esaurimento (GaE da ora in avanti). La trasformazione delle graduatorie permanenti in GaE ha di fatto vincolato i precari alla provincia prescelta, dal momento che la legge disponeva l'inserimento in coda nella graduatoria della nuova provincia in cui il precario volesse, o dovesse, spostarsi. Da più parti tale norma è apparsa in netta controtendenza rispetto ai principi europei della libera circolazione delle persone e dei lavoratori. L'atto, preceduto da notevoli polemiche anche per le modalità con le quali fu presentato (inizialmente la norma decretava la cessazione della validità delle stesse graduatorie entro 3 anni dall'approvazione della legge), venne salutato come un tentativo, magari velleitario, di determinare una soluzione all'annoso problema dei precari che affollano le graduatorie, insegnanti abilitati che tuttavia a stento riescono ad ottenere una cattedra annuale. Le graduatorie, nelle quali sono inseriti circa 300.000 precari, nelle intenzioni di Fioroni avrebbero ricevuto una decisa “sfoltitura” già con il piano pluriennale di assunzioni, grazie al quale sarebbero entrati in ruolo 150.000 precari. Poi, con il naturale turn over e la contestuale cristallizzazione delle GaE, nel volgere di pochi anni, il fenomeno del precariato scolastico sarebbe stato risolto: il ministro e la sua vice, Mariangela Bastico, si espressero dapprima per una previsione al 2010, successivamente posticipata al 2012.
Permaneva però un problema, ossia come procedere al reclutamento dei nuovi insegnanti. Nell'attesa di un nuovo orientamento legislativo, più volte annunciato e poi naufragato insieme alla prematura caduta dell'esecutivo presieduto da Romano Prodi, il ministro Fioroni, nonostante la norma che “blindava” le graduatorie, da lui stesso preparata e inserita nella finanziaria votata nel dicembre precedente, decideva nella primavera del 2007, in accordo con il ministro dell'Università Fabio Mussi, di bandire un nuovo ciclo, il IX, della Ssis, Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario. La Ssis, interpretazione italiana degli accordi comunitari di Lisbona del 1989, introdotta per legge nel 1990 (legge n. 341/1990), ma attivata solo nel 1999, ha rappresentato negli ultimi nove anni l'unico canale di abilitazione previsto dallo Stato per coloro che intendessero intraprendere la professione di docente. Il paradosso ora diventava la spendibilità del titolo garantito dalla frequenza della Ssis e dal superamento dell'esame di Stato previsto al termine del percorso: si configurava de facto una contraddizione giuridica in cui lo Stato nel momento stesso in cui bandiva un corso-concorso abilitante contemporaneamente sottraeva al titolo stesso qualsiasi spendibilità professionale. Infatti, al comma 605, lettera c), articolo unico, la legge n. 296/2006 stabiliva chiaramente che “sono fatti salvi gli inserimenti nelle stesse graduatorie da effettuare per il biennio 2007-2008 per i docenti già in possesso di abilitazione, e con riserva del conseguimento del titolo di abilitazione, per i docenti che frequentano, alla data di entrata in vigore della presente legge, i corsi abilitanti speciali indetti ai sensi del predetto decreto-legge n. 97 del 2004, i corsi presso le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario (SISS), i corsi biennali accademici di secondo livello ad indirizzo didattico (COBASLID), i corsi di didattica della musica presso i Conservatori di musica e il corso di laurea in Scienza della formazione primaria”. Ma al momento dell'approvazione della finanziaria il IX ciclo Ssis non era ancora stato bandito, ergo non era previsto alcun inserimento in graduatoria per coloro che avrebbero frequentato il nuovo biennio di specializzazione. Decine di migliaia di aspiranti docenti si vedevano preclusa la possibilità di insegnare, e tuttavia rimaneva aperto il canale abilitante.
Entrare alla Ssis
Ciononostante, i candidati presentatisi alle prove di ammissione nel settembre del 2007 furono moltissimi. Le prove d'ingresso alla Ssis, sulla cui validità si è discusso, vertono sul medesimo programma previsto, per ogni classe di abilitazione, dall'ultimo concorso ordinario. I posti in palio sono determinati a livello ministeriale, e ogni sede accademica è libera di procedere autonomamente alle prove concorsuali, eccezion fatta che per la data che deve essere la medesima su tutto il territorio nazionale.
La prima prova consiste per tutti in un test a risposte multiple che, tendenzialmente, screma il numero di candidati fino a un numero doppio rispetto ai posti disponibili. La seconda prova è invece decisa direttamente dalla commissione giudicatrice e può consistere, indifferentemente, in una prova orale o scritta.
Come per buona parte delle prove concorsuali che si svolgono nel nostro paese, anche per l'ingresso alla Scuola di specializzazione non mancano polemiche e critiche. Di alcune, relative alla correttezza e trasparenza nello svolgimento dei compiti, non ha senso riferire in questa sede, rinviando a una riflessione più generale in merito alle modalità di espletamento dei concorsi pubblici. Più interessanti risultano invece le critiche di merito, rivolte in particolare al test scritto, o prima prova. Effettivamente, nonostante la assoluta (o quasi) bontà docimologica della valutazione, rimane controverso ritenere che sapere la risposta (o casualmente rispondere correttamente) a domande quali “Georg Wilhelm Friedrich Hegel morì nel: 1) 1828, 2) 1829, 3) 1830, 4) 1831” rappresenti un dato significativo nel valutare la capacità del candidato ad affrontare, con e per i discenti, gli arditi sentieri della Fenomenologia dello Spirito o una corretta interpretazione del senso hegeliano di alienazione. I sostenitori del test ribattono d'altro canto che la funzione di questa prova consiste sostanzialmente nella scrematura dei candidati, e che le questioni di merito e d'approfondimento sono successivamente al centro della seconda prova. Il ragionamento pare sostanzialmente corretto, se non fosse che l'accesso alla seconda prova è precluso a coloro che non hanno raggiunto una valida posizione in graduatoria.
Ogni Ateneo italiano ha la facoltà di organizzare in maniera autonoma i corsi della Scuola di specializzazione, a patto di rispettare l'obiettivo del raggiungimento, al termine del biennio, di 120 crediti formativi universitari. Questo ha determinato una sostanziale disomogeneità tra le varie sedi Ssis, che rende impossibile un discorso organico in merito all'organizzazione generale dei corsi. L’unico dato formale in comune è l'obbligo di frequenza, identico per ogni sede universitaria.
Proprio sull'obbligo di frequenza si è scatenata la polemica: oltre a richiedere l'esborso di una somma considerevole sotto forma di tasse scolastiche, che può variare da Ateneo ad Ateneo, ma che si aggira attorno ai 3000 euro per l'intero biennio, le Scuole di specializzazione impediscono, o rendono alquanto difficoltoso, lo svolgimento di un qualsivoglia attività lavorativa. Occorre ricordare che l'età media dei frequentanti è prossima, più per eccesso che per difetto, ai 30 anni. L'accusa di classismo è stata dunque, e da sempre, un'arma nelle mani di coloro che mai hanno sopportato la presenza di tali scuole. Evidentemente l'accusa non muove da basi infondate, e il disagio che gli specializzandi devono sopportare è senza dubbio notevole. Tuttavia va ricordato che anche per la frequenza delle Scuole di specializzazione è prevista l'erogazione delle medesime borse di studio previste per l'iscrizione e la frequenza all'università. Ma non è questo un paragone che ci possa accontentare, e le differenze anagrafiche che intercorrono tra gli studenti universitari e gli specializzandi Ssis danno forma a un problema di natura differente. Ben diversa è la sorte di coloro che, in altri paesi europei, decidono di intraprendere la carriera di docente, avendo costoro o l'obbligo di seguire percorsi formativi più brevi, oppure un'organizzazione tale da permettere di conciliare formazione e prestazione di lavoro, e avendo comunque la certezza dell'impiego al termine della specializzazione, com'è il caso, ad esempio, del Capes francese. Non a caso l'età media dei docenti di ruolo nei paesi Ocse è più bassa che in Italia, come attesta ancora l'ultimo rapporto annuale sullo stato dell'istruzione nei paesi membri dell'Oecd-Ocse (Education at a Glance 2008).
La vicenda del IX ciclo
Una volta firmato il decreto da parte dei ministri Fioroni e Mussi, l'odissea del IX ciclo Ssis prese il via. Nell'assordante e assoluto silenzio di sindacati e politici, eccezion fatta che per un interessamento della Cgil (si veda il comunicato reso dalla Segreteria della Flc-Cgil il 6 marzo 2008) e, dall'altra parte, del futuro ministro Giorgia Meloni (ne è testimonianza un intervento, reso il 2 aprile 2008, che è ancora reperibile sul blog del ministro), quasi 12.000 specializzandi aggiungevano alle sopra descritte difficoltà economiche, alle già sperimentate complessità burocratico-amministrative della struttura Ssis, all'impegno richiesto da corsi impegnativi (psicologia, pedagogia, sociologia dell'educazione, docimologia, oltre ai vari corsi disciplinari caratterizzanti ogni classe di abilitazione) anche l'ansia rispetto alla propria controversa e paradossale situazione giuridica. Sono così sorti tra gli specializzandi diversi movimenti più o meno organizzati (anche se un ruolo di primo piano è stato svolto dall'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione, fondata da un gruppo di specializzati Ssis nel 2003) con lo scopo di sanare la situazione del IX ciclo, e cioè garantendo agli specializzandi l'ingresso nelle Graduatorie ad esaurimento, nulla di più né di meno di quanto ottenuto da tutti i frequentanti i cicli precedenti. Nella primavera del 2008 si sono tenute assemblee in quasi tutte le sedi italiane, che hanno visto la partecipazione anche di importanti esponenti politici e sindacali. La mobilitazione è poi sfociata in una manifestazione nazionale tenutasi il 2 ottobre 2008 sotto le finestre del Ministero guidato ora da Maria Stella Gelmini. Nello stesso mese di ottobre il parlamento, nell'emanare la legge n. 169/2008 di conversione del decreto legge n. 137/2008, il cosiddetto “decreto Gelmini”, sanava la posizione dei 12.000 specializzandi garantendo l'inserimento in graduatoria, così ricomponendo un vulnus giuridico che perdurava da troppo tempo. Ciononostante, l'opposizione soprattutto della Lega Nord a un emendamento che avrebbe nuovamente reso possibili i trasferimenti di provincia per tutti i precari, ha di fatto determinato una nuova possibilità di contenzioso tra gli specializzandi del IX ciclo, che paradossalmente ora saranno i primi precari a fruire del diritto di iscriversi sapendo in anticipo la situazione delle graduatorie della provincia in cui decideranno di lavorare, e alcune associazioni sindacali di precari già inseriti in GaE che protestano contro questa iniquità.
Se la vicenda degli specializzandi IX ciclo troverà infine una soluzione, per loro, così come per tutti gli altri precari, si aprirà l'incertezza nei confronti di un futuro, quello della scuola italiana, che appare muoversi ora sotto l'effetto inerziale della propria mole mastodontica, ora sotto la spinta delle politiche, a volte incoerenti, del ministro di turno. In particolare si guarda con preoccupazione al futuro del reclutamento degli insegnanti, e si agita lo spettro, temuto da molti, auspicato da alcuni, della cosiddetta “chiamata diretta” dei presidi (si veda, per maggiore precisione, il testo della Proposta di legge Aprea, presentata dalla presidente della VII Commissione Cultura della Camera il 12 maggio 2008). Il X ciclo Ssis non è iniziato per volontà del ministro Gelmini, la quale ritiene di dover procedere oltre (liquidare?) l'esperienza della Scuola di specializzazione. Con quale iter formativo questa verrà sostituita, ad oggi, al di là di più o meno fondati rumors, non ci è dato sapere. Si ritiene che si possa procedere alla creazione di un biennio specialistico al quale si potrebbe accedere già dopo il conseguimento della laurea di primo livello, a tutto ed evidente detrimento della conoscenza specifica della propria materia da parte del futuro insegnante, al quale seguirebbero uno o due anni di praticantato nelle scuole. Ora, mentre la Scuola di specializzazione prevedeva ben 300 ore di tirocinio, che si espletavano in una componente osservativa il primo anno e attiva, o diretta, il secondo (ma sempre alla presenza di un tutor di comprovata esperienza), non si vorrebbe che l'idea del praticantato non nascondesse altro che l'intenzione, da parte dell'Amministrazione, di poter usufruire delle prestazioni lavorative di supplenti (de facto seppur non de jure) semplicemente al fine della riduzione dei costi. Per dirla in altri termini, non si vorrebbe assistere alla trasposizione nel pubblico dello scandalo degli stages, non formativi ma direttamente produttivi, che da anni si osserva nel settore privato. La presenza del tutor risulta infatti imprescindibile nel percorso formativo del futuro insegnante. Qualora lo specializzando venisse “abbandonato” al proprio destino, senza venire adeguatamente seguito, allora tanto varrebbe semplicemente tornare al vecchio concorso ordinario, dal quale provenivano docenti che magari non erano in grado di produrre una relazione positiva tra sé e i discenti, ma sulle cui conoscenze disciplinari non si poteva muovere dubbio alcuno.
* Patrizio Giustetto è referente per il Nord-Ovest dell'Anief (Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) e corsista del IX ciclo Ssis dell'Università di Torino.

